Carcere e reinserimento, approvata la mozione per rafforzare la rete tra istituzioni e volontariato

Il reinserimento comincia durante la detenzione. Perché il percorso continui una volta fuori dal carcere, servono legami con la comunità e possibilità concrete di trovare casa e lavoro. Con l’approvazione della proposta di mozione n. 450, il Consiglio provinciale impegna la Giunta a rafforzare il lavoro comune tra istituzioni, volontariato e Terzo settore.
Michela Calzà - Francesca Parolari, 6 novembre 2026

«Le volontarie e i volontari sono un anello fondamentale tra il carcere e la società civile», affermano Michela Calzà e Francesca Parolari, consigliere provinciali del Partito Democratico del Trentino. «Affiancano gli educatori e danno continuità al loro lavoro negli interstizi dell’intervento istituzionale, negli spazi quotidiani in cui contano l’ascolto, la fiducia e la possibilità di mantenere un legame con il mondo fuori. La mozione nasce anche dal confronto con le realtà trentine che svolgono questo lavoro, incontrate a Villa Sant’Ignazio durante la Settimana dell’Accoglienza».

Il dispositivo approvato impegna la Giunta a promuovere momenti di incontro e strumenti di coordinamento tra i servizi pubblici che si occupano di sociale, salute, istruzione e lavoro, l’amministrazione penitenziaria, gli uffici di esecuzione penale esterna, le associazioni, le cooperative sociali e gli enti del Terzo settore e del volontariato. L’obiettivo è costruire percorsi condivisi dentro e fuori la Casa circondariale di Trento, facilitando l’accesso alle misure di autonomia abitativa e lavorativa per le persone a fine pena o in misura alternativa.

«L’articolo 27 della Costituzione ci chiede di garantire una pena rispettosa della dignità della persona e orientata alla rieducazione. Questo significa poter fare i conti con il male causato, avere la possibilità di riparare, per quanto possibile, il danno arrecato e trovare le condizioni per essere riaccolti nella comunità. Nella prefazione a Se li guardi, il libro di Amedeo Savoia, Claudio Giunta si sofferma sulla solitudine che attraversa molte delle storie raccolte e su quanto un incontro possa cambiare la direzione di una vita. È una riflessione che riguarda anche noi. La società civile deve rieducare il proprio sguardo, riconoscere nella persona una storia più ampia del reato commesso e dare fiducia a chi sta ricostruendo la propria vita».

«Ora spetta alla Giunta dare continuità al lavoro di rete, affinché l’accompagnamento inizi già durante la detenzione e prosegua nel passaggio alla vita fuori dal carcere», concludono Calzà e Parolari.