Inaugurazione di "Tavolo 27" a Spini di Gardolo: un passo avanti che rischia di essere solo "Prison Washing"

In occasione dell'inaugurazione del ristorante-pizzeria “Tavolo 27” in via Cesare Beccaria — la struttura adiacente al carcere gestita dall’impresa sociale “Spinipizza” per favorire la formazione e l'impiego delle persone recluse nella Casa Circondariale di Trento — si accendono i riflettori su un tema cruciale per la nostra comunità: il valore del lavoro dignitoso nel percorso di riabilitazione e reinserimento sociale.
Alessio Manica, 15 ottobre 2026

 

Accogliamo con favore questo traguardo e ci auguriamo il massimo successo per le attività che prenderanno il via. Il lavoro rappresenta l’unica vera strada in grado di abbattere la recidiva e restituire dignità alla persona.

Tuttavia, il successo di questa lodevole iniziativa non deve ridursi a “prison washing", una vetrina che richiama centinaia di persone all'inaugurazione per poter dire che la Provincia si sta impegnando nel reinserimento sociale delle persone detenute, una foglia di fico per coprire le gravi carenze che affliggono quotidianamente la Casa Circondariale di Spini di Gardolo in termini di opportunità lavorative e rieducative. Nel carcere trentino la stragrande maggioranza degli oltre 400 detenuti reclusi, ha poche occasioni lavorative, sottopagate, spesso per poche ore e su turni per pochi mesi, alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria o di cooperative interne 

Dei circa 400 reclusi della struttura, soltanto una piccolissima parte potrà effettivamente accedere alle opportunità offerte da questo nuovo progetto. A ciò si aggiunge una profonda e inaccettabile discriminazione di genere: l’iniziativa coinvolgerà per ora esclusivamente uomini, lasciando ancora una volta le donne recluse ai margini delle opportunità formative e professionali, un'ingiustizia strutturale più volte fermamente denunciata dal Garante dei diritti dei detenuti, Giovanni Maria Pavarin.

È quindi fondamentale che l'attenzione delle Istituzioni e della comunità oggi presente all’inaugurazione non si limiti al taglio del nastro: serve un impegno corale e costante per garantire che il diritto al lavoro e alla dignità non sia un privilegio riservato a pochi, ma una garanzia reale per tutta la popolazione carceraria, anche intensificando i rapporti con le imprese del territorio.