«Non lasceremo sole queste famiglie. Sicurezza: sistema di accoglienza fallito»

TRENTO «Sono cose che solitamente vediamo nelle serie televisive, è una cosa enorme quella che è avvenuta. Ed è la ragione per la quale sono andato alla Torre 13 per parlare con le famiglie che si sono viste entrare i proiettili in casa». Il sindaco Franco Ianeselli non tenta di minimizzare.La sparatoria a Madonna Bianca di sabato, un regolamento di conti tra famiglie sinti, secondo chi indaga, riaccende i riflettori sulla sicurezza e alimenta le paure di una città sempre più intimorita dall’escalation di violenza.
D. Roat, "Corriere del Trentino", 6 ottobre 2026

 

La sparatoria di sabato arriva a pochi mesi dagli spari in via Santa Croce dello scorso aprile. Nel 2022, sempre alle torri di Madonna Bianca, c’era stato un episodio analogo, ma quella volta era stato centrato il parabrezza di un auto. Sabato il regolamento ha rischiato di finire in tragedia. «Dobbiamo lavorare sulle cause», spiega Ianeselli, riflettendo sul ruolo delle istituzioni e della comunità.

Sindaco, due sparatorie in un anno per una realtà come Trento sono tante, cosa succederà ora?

«Ci sarà una attenzione molto alta, spero che vengano presi i colpevoli. Non dobbiamo lasciare sole queste famiglie, quello che è avvenuto è di una gravità assoluta. Non ci rassicura il fatto che questi banditi siano arrivati da Bolzano, poteva accadere qualcosa di terribile».

Alla luce di quanto accaduto questa persona secondo lei dovrebbe essere trasferita altrove per garantire l’incolumità e la serenità delle altre famiglie che vivono nella torre 13?

«Dobbiamo immedesimarci in queste famiglie, nella studentessa che stava studiando per un esame e si è vista arrivare una pallottola, come Comune mi farò carico dell’istanza di questi cittadini, apriremo delle interlocuzioni, poi vedremo quali decisioni».

Ha detto che queste famiglie non dovranno essere lasciate sole, in che modo pensate di agire?

«I controlli da parte delle forze di polizia sono massimi, ho parlato anche con la prefetta Isabella Fusiello. Questo è un quartiere che conosciamo, ma c’è anche molto di buono. Abbiamo riaperto uno spazio di comunità, è evidente che quanto avvenuto è di una gravità assoluta».

Il presidente di circoscrizione Oltrefersina Michele Vullo ha sottolineato la situazione di povertà sociale, negli anni sono scomparsi negozi e attività. Bisogna fare rivivere il quartiere come un tempo.

«Sicuramente sì, anche se le reti di comunità ci sono. Credo però che un conto è fare una riflessione che tutti possiamo fare sugli spazi di comunità ma il fatto che una persona venga sotto casa e ti crivelli di proiettili è un’altra faccenda».

Ad aprile c’è stato un episodio simile in via Santa Croce, secondo lei c’è qualcosa che non sta funzionando in tema di prevenzione e sicurezza?

«Non faccio l’investigatore di mestiere, ma in entrambi i casi cosa abbiamo? Persone che vengono da fuori città con delle armi e sparano. C’è un modo per prevenirlo? Ne parleremo sicuramente in sede di Comitato di Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, ma da persona delle istituzioni ribadisco la massima fiducia nelle forze dell’ordine e nella magistratura. Normalmente vedo che chi commette un crimine viene sempre preso, per cui noi non siamo nella situazione in cui rimangono impuniti. Poi ragionare sul perché queste cose accadono è un po’ più complesso. È la ragione per la quale abbiamo deciso di lanciare questi Stati Generali sulla Sicurezza in città perché, e lo dico da sindaco, non c’è solo un problema di percezione, le difficoltà ci sono, basti pensare ai gruppi molto aggressivi di piazza Dante, agli episodi di violenza».

Avete già una data?

«Il 21 novembre, coinvolgeremo i sindaci, abbiamo pensato anche al primo cittadino di Bolzano Claudio Corrarati. L’idea è interessare anche l’ex capo della polizia e dei servizi segreti Franco Gabrielli, sedersi a un tavolo e fare un ragionamento insieme».

In termini di prevenzione?

«Alle forze dell’ordine si chiede di intervenire sugli effetti, se c’è un crimine, ma c’è anche un lavoro preventivo, poi tutti dobbiamo lavorare sulle cause e quindi anche sulle politiche nelle scuole. È quello che già stiamo facendo con le dipendenze. Abbiamo visto che molte spaccate hanno a che fare con persone tossicodipendenti, per cui quando parliamo di sicurezza non significa trasformare il consiglio comunale in un ufficio della Questura, ma come comunità dovremmo capire quali sono i modi per produrre più sicurezza. Faccio un esempio».

Prego.

«Avere 200 persone che dormono sotto i ponti e aver distrutto il sistema dell’accoglienza non aiuta. La sicurezza non si ottiene solo con interventi repressivi, ma anche con delle politiche di integrazione che sono necessarie».

In passato lei ha lanciato l’idea di utilizzare l’esercito, ma è stata bocciata dal ministero.

«L’esercito interverrebbe non sulle cause, ma sugli effetti, sono stazionamenti che in molte città sono stati fatti. Prendendomi critiche anche da parte di chi non ha compreso la mia idea , ho sempre detto: se c’è in tante città perché non a Trento. La richiesta l’abbiamo fatta, finora il ministero ha detto no sulla città di Trento. Ricordo però che abbiamo più polizia rispetto al passato, c’è la polizia locale che si occupa anche di sicurezza urbana. Ribadisco: sugli effetti lavoriamo con la repressione e sulle cause per evitare che ci siano questi fenomeni».