
Una riforma strutturale delle leggi provinciali su Sport, Scuola e Famiglia per mettere la persona prima dell’atleta. Tra le novità centrali: il supporto di psicologi e nutrizionisti alle società sportive, il tutoraggio scolastico per gli studenti-atleti e un nuovo patto con le famiglie.
Un’alleanza concreta tra scuola, sanità e associazionismo per rispondere ai crescenti bisogni delle nuove generazioni e frenare l’abbandono precoce della pratica motoria. È questo il cuore del disegno di legge “RESTARE IN GIOCO” (prima firmataria consigliera Mariachiara Franzoia assieme a tutto il gruppo del Partito Democratico), che introduce una modifica organica e coordinata a tre normative cardine del nostro ordinamento: la legge provinciale sullo sport n. 4 del 2016, quella sulla scuola, la n. 5 del 2006 e quella sul benessere familiare la legge 1 del 2011.
"Prima dell'atleta c'è la persona". La qualità dello sport non si misura solo dai risultati. Si misura anche nella capacità di far crescere, stare bene e continuare a far praticare lo sport da ragazzi e ragazze indipendentemente dal talento o dal livello di prestazione.
Il provvedimento supera la logica dei compartimenti stagni per offrire risposte
strutturali:
1. Supporto competente e multiprofessionale alle Associazioni Sportive Dilettantistiche (Psicologo e Nutrizionista): il disegno di legge sostiene direttamente le società sportive dilettantistiche e le realtà sportive del territorio prevedendo l'impiego e il sostegno economico per figure specializzate — in particolare psicologi e nutrizionisti iscritti ai relativi albi — per affiancare dirigenti, tecnici e famiglie nell’accompagnamento e nel monitoraggio delle fragilità emotive e nella prevenzione dei disturbi alimentari e dello stress cronico.
2. Integrazione tra il mondo della scuola e dello sport: basta con il dilemma "o studi o fai sport". La norma rende il tutoraggio sportivo per lo studente-atleta una misura strutturale, garantita e finanziata su tutto il territorio, superando la frammentazione oggi legata alla sensibilità degli Istituti o alle disponibilità di bilancio. Vengono introdotti piani formativi personalizzati basati sul reale carico orario e logistico e non sulle classifiche. Nella scuola primaria vengono finanziati progetti di "cultura multisportiva" in collaborazione con le ASD locali per evitare la specializzazione precoce e favorire l'alfabetizzazione motoria.
3. Patto di corresponsabilità e nuova governance: viene istituito un "Patto di corresponsabilità" vincolante tra società, tecnici, famiglie e giovani atleti. Contestualmente, si ridisegna il Tavolo dello sport in chiave operativa inserendovi esperti in medicina dello sport, psicologia, nutrizione e scuola, e si introducono protocolli con l'Azienda Sanitaria per integrare il monitoraggio delle fragilità nel fascicolo sanitario elettronico.
4. Criteri di finanziamento orientati alla qualità sociale: i contributi provinciali e le risorse per l'associazionismo non saranno più legati solo ai risultati o a parametri quantitativi, ma premieranno la qualità educativa, l'inclusione delle disabilità, la formazione dei quadri e l'adozione di interventi contro il drop-out e il disagio emotivo. "Il Trentino vanta impianti sportivi all'avanguardia, ma un palazzetto, una palestra o un campo d'eccellenza rimangono contenitori vuoti se non sono riempiti di competenze umane ed educative. Investire nello sport non è una spesa, ma la medicina preventiva più efficace ed economica che abbiamo per garantire la salute psicofisica delle future generazioni" ha dichiarato la consigliera Franzoia.
I dati della crisi e le testimonianze del territorio. Il provvedimento muove dalla drammatica fotografia del disagio giovanile e del drop-out sportivo:
• La fragilità emotiva: in Trentino i nuovi accessi ai servizi di psichiatria giovanile (1-21 anni) sono quasi raddoppiati (+97% negli ultimi dieci anni), mentre la provincia registra un aumento del +13,4% nella prescrizione di psicofarmaci in età pediatrica e adolescenziale. Si sommano a questo l'esordio precocissimo dei disturbi alimentari (picco tra i 12 e i 13 anni) e un uso diffuso di sostanze e alcool tra i minorenni.
• L’abbandono sportivo: il fenomeno dell'abbandono si è drammaticamente anticipato alla fascia 11-14 anni. In regione, il 20,4% dei ragazzi tra i 15 e i 17 anni non pratica alcun tipo di sport, un dato che per il 90% riguarda le ragazze.
• L'ascolto del territorio: "Questi dati corrispondono alle storie reali raccolte incontrando la nostra comunità", viene sottolineato nella relazione al disegno di legge. "Dai racconti dei genitori emergono la frustrazione di ragazzi costretti a scegliere tra scuola e sport e l'ansia da prestazione; i medici dello sport segnalano un numero crescente di giovani atleti in stato di burnout o con i primi sintomi di ansia e disturbi nutrizionali; i ragazzi stessi chiedono un contesto dove lo sport sia valvola di sfogo e comunità, non un ulteriore fonte di stress".