
La norma che mette a gara le piccole concessioni porta un cognome Tonina, l’assessore che la propose, ed una responsabilità politica, quella della maggioranza che la votò.
Alessio Manica, 5 settembre 2026
Non c’era obbligo, fu una scelta, altre regioni fecero diversamente. Le proroghe successive della Giunta sono state solo un modo per tirare a campare dopo aver sancito la messa a gara e creato il danno, un modo per rinviare il problema. Quando al tempo l’assessore competente propose quella norma, noi ci opponemmo in tutti modi e anche molti comuni si opposero, ma la maggioranza tirò dritto su quel tema, non capendo l’importanza vitale di questo argomento per gli enti locali, per il Trentino, rinunciando ad un ragionamento diverso, di proposta e di prospettiva. Così l’Autonomia trentina ha fatto peggio di altre autonomie e regioni ordinarie.
Ora la Corte di giustizia europea (e dobbiamo ringraziare altri anche per questo…) mette finalmente un punto fermo, rimediando al danno della maggioranza, su ciò che dicevamo da tempo ovvero che l’acqua ma non può essere messa sullo stesso piano di altri servizi. Un intervento normativo per cancellare l’errore di allora è il minimo, ma la maggioranza abbia l’umiltà di riconoscere l’errore che fece, gigantesco, e l’intelligenza di farne tesoro per affrontare il tema delle grandi concessioni con coraggio e con una visione territoriale che cerchi di valorizzare l’Autonomia. Non con l’atteggiamento superficiale che dimostrò allora.