La farsa dell'inaugurazione delle case della comunità
Stiamo arrivando a scadenza del PNRR ed ecco che siamo all'undicesimo taglio di nastro per l'inaugurazione di dieci delle quattordici Case della Comunità. Undici, sì, perché ad Ala abbiamo assistito pure alla doppia inaugurazione. Probabilmente ne seguiranno tante altre, ogni qualvolta che si attiverà un nuovo servizio ecco pronto un nastro e la foto opportunity. D'altronde questa è la Giunta tutta apparenza e zero sostanza.
Paolo Zanella, 26 maggio 2026
Ieri è stata inaugurata la Casa della Comunità di Trento Nord, che tra tutte è forse quella la cui programmazione è stata più improvvisata: un non luogo della città, tra ferrovia e via Brennero, privo di parcheggi e senza trasporto pubblico (come a Cles) che solo ex post si capirà come attivare, in un capannone in zona produttiva, lontano da quella comunità che dovrebbe essere il perno attorno al quale e con il quale costruire il progetto. Comunità infatti che mai partecipa alle inaugurazioni, ma d'altronde non è stata mai coinvolta nelle progettualità.
Siamo alla farsa. Si inaugurano le strutture solo per spuntare la check list delle cose fatte per rendicontare all'UE, ma di fatto ci troviamo davanti a poliambulatori che cambiano etichetta, luoghi in cui si accorpano servizi che prima erano sparpagliati o scatole vuote che difficilmente verranno riempite. Troppo comodo ricordare ad ogni inaugurazione che siamo solo all'inizio del percorso, perché questo percorso ha quattro anni di gestazione e c'era tutto il tempo per ragionare e pianificare, cosa che né assessorato né Azienda hanno fatto, se non negli ultimi mesi solo in vista dell'apertura.
Le questioni di fondo che rimangono irrisolte, in parte per problemi strutturali non affrontati, in parte per una gestione superficiale della progettazione complessiva, rendono l'apertura delle Case della Comunità a un'inaugurazione tutta di facciata e sono così sintetizzabili:
- assenza di una seria programmazione iniziale: il tempo c'era per partire dall'analisi dei bisogni delle singole comunità e poi capire bene quali servizi offrire, se optare per integrazioni strutturali dei servizi dentro la Comunità o funzionali mantenendoli fuori (es. consultori e CSM). Oggi ci si trova a valle delle edificazioni e ristrutturazioni a pensare o ripensare cosa inserirci: inaccettabile;
- mancato coinvolgimento della comunità: le Case sono della Comunità, quella specifica comunità sul cui territorio insiste la Casa, che non è un presidio (solo) sanitario, ma appunto anche sociale e di comunità. Nessuno le ha mai coinvolte, quando si sarebbe dovuto lavorare in questi tre anni con l'attivazione delle stesse, degli ETS del territorio che si occupano di salute, delle Comunità di valle (coinvolte solo meno di un anno fa…) che si occupano di sociale. Quanto tempo sprecato;
- mancanza di MMG, ma soprattutto di chiarezza sul loro ruolo nelle CdC: resta il nodo più critico. Se infatti il Ministro Speranza ha tracciato la rotta per il potenziamento del territorio con il DM 77/2022, stava a chi ha governato dopo di lui a livello nazionale e chi governa da anni in Provincia renderla percorribile. Serviva innanzitutto chiarire il ruolo che avrebbero rivestito i MMG nelle CdC: ancora oggi non si è capito se saranno lì a svolgere il ruolo di presa in carico dei loro assistiti o a fare continuità assistenziale h24. La prima opzione appare insensata, perché quello già lo fanno nei loro ambulatori di prossimità e si dovrebbe lavorare perché fossero messi fino in fondo nelle condizioni di farlo al meglio. La seconda, invece, avrebbe senso se si intendesse offrire una medicina generale di “secondo livello”, con medici (non è detto debbano essere solo MMG) formati a gestire non solo codici bianchi, ma anche parte dei verdi grazie a strumenti di diagnostica di base (come nei Centri di Assistenza e Urgenza emiliani). Ma per fare questo serve il personale che non c'è, visto che mancano MMG persino per coprire tutti i cittadini. Non basta certo un decreto legge dell’ultimo minuto calato dall'alto che costringa i MMG - anche qui solo per spuntare la check list dell'UE - a stare nelle CdC. Si doveva puntare tutto sul rendere attrattive le iscrizioni alle Scuole regionali/provinciali di Medicina generale già dall'anno 2022/2023, cosa che non si è fatta. E infatti adesso abbiamo sempre meno MMG (55 zone carenti) e nell'ultimo anno gli studenti iscritti alla Scuola sono stati solo 15 su 40 posti banditi. A tirare una coperta corta si rischia solo di strapparla;
- carenza di infermieri, con sovraccarico dei pochi che ci sono: non avendo i professionisti per implementare la figura dell’Infermiere di Famiglia e Comunità e dovendo comunque coprire gli orari di apertura delle CdC hub e spoke, alla fine arriveranno in soccorso i soliti pochi infermieri del territorio che faranno sia una cosa - accessi a domicilio nei turni serali e nel weekend - che l'altra - presidio delle CdC. Poi non ci si chieda perché i professionisti scappano…
Se la situazione dell’effettivo avvio della CdC è questa, non possono che suscitare perplessità le dichiarazioni dell'assessore Tonina che sostiene che le Case della Comunità daranno risposte concrete sulle liste di attesa e sugli accessi in Pronto Soccorso. Dovrebbe spiegarci come lo faranno, visto che mancano i professionisti fondamentali per farle funzionare.Sarebbe ora di smetterla di fare propaganda e illudere i cittadini e rimboccarsi le maniche con più onestà rispetto alla situazione reale e alle responsabilità di chi negli ultimi anni non l'ha governata.