Liste d'attesa crolla la capacità di rispettare i tempi

Oggi sono stati pubblicati i dati sui tempi di attesa per le visite in base ai codici di priorità dei mesi di marzo e aprile 2026. Come si evince dalla tabella sotto riportata (non si riporta dicembre per carità di patria, visto il CUP in tilt) negli ultimi due mesi il rispetto dei tempi previsti dai codici di priorità crolla drasticamente. Altro che recuperare le 23.000 prestazioni nel “contenitore” delle visite da assegnare. Qui la situazione si fa drammatica. 
Paolo Zanella, Francesca Parolari, 14 maggio 2026

 

Nel caso di urgenza (RAO U e B) solo una visita su tre avviene nei tempi previsti (e dovrebbero essere almeno il 90%!!!): per i codici U si passa dal 48% di febbraio al 36,4% di aprile. Per i codici B dal 59,8% di febbraio al 37,2%. Anche le visite specialistiche con priorità D (30 giorni) scendono dal 67% di gennaio al 40,3% di aprile. Le visite programmate passano dall’88% di gennaio al 67,7% di aprile. 

 

PERCENTUALE DEI TEMPI DI ATTESA RISPETTATI PER PRIORITA’

nov 2025

gen 2026

feb 2026

mar 2026

apr 2026

U (3 gg)

66,0%

46%

48,1%

34,9%

36,4%

B (10 gg)

77,3%

57,8%

59,8%

37,9%

37,2%

D vs (30 gg)

71,5%

67,6%

61,2%

42,4%

40,3%

D s (60 gg)

96,4%

94,6%

94%

84,5%

84,4%

P (120 gg)

74,6%

88,2%

84,9%

67,7%

67,7%

 

Se si pensa che questi dati riproducono solo parzialmente la situazione reale, il quadro si fa ancora più disperato. Infatti i dati rilevati non misurano le seguenti situazioni:

  • le persone che, non vedendosi assegnato un appuntamento, finiscono nel “contenitore” in attesa di essere richiamate;
  • chi, vedendosi assegnare un appuntamento troppo in là nel tempo, rinuncia a prenotare e si rivolge al privato - se può permetterselo - o rinuncia alle cure;
  • tutte le ricette che, in attesa che si assegnasse un appuntamento (“richiami tra una settimana…”) sono nel frattempo scadute;
  • tutti le prestazioni che non rientrano nel monitoraggio, sfuggono alle rilevazioni, ma sappiamo avere tempi di attesa biblici (es. neuropsichiatria infantile).

 

E quindi tutto bene assessore Tonina?! Non si pretendeva che tutto si risolvesse in pochi mesi, ma nemmeno assistere a un tracollo simile. Ora capiamo perché tanta gente ci chiama riferendoci di dover sistematicamente andare nel privato perché non trova risposta nel pubblico. Questo non è tollerabile e qualcuno deve assumersene finalmente la responsabilità! Da parte nostra continueremo ad esigere che la sanità resti pubblica e per tutti e tutte.