Quota A dell'Assegno unico: servono più aiuti per attivarsi, non tagliole

Nonostante la piena occupazione i salari restano bassi e resta stabile il rischio di povertà a causa della struttura lavorativa del territorio fatta di troppi lavori poveri e stagionali, diffusi specie tra i/le meno qualificati/e.
Paolo Zanella - Francesca Parolari, 21 aprile 2026

 Quindi se da un lato condividiamo che si vincoli la quota A dell’AUP all’attivazione di chi è effettivamente attivabile, dall'altro ci pare che porre soglie reddituali e temporali così rigide per vedersi confermato il sostegno al reddito, invece di valutare l’attivazione rispetto al patto di servizio coi centri per l’impiego, vada a penalizzare le persone più in difficoltà. Che sono ancora una volta soprattutto le donne, specie quelle straniere, che andrebbero seguite nell’attivazione progressiva, senza tagliole nette che riducono o fanno perdere la quota A a tutto il nucleo familiare.

Anche la mancata indicizzazione delle soglia ICEF di accesso ci ha portati a votare contro al nuovo regolamento: non si può portare la soglia dallo 0,16 allo 0,165 affermando di averla indicizzata. L’indicizzazione si riferisce giusto all’ultimo triennio e ci si è persi gli anni dal 2020 al 2022 che hanno impattato per oltre l’11% sul costo della vita: l’inflazione si cumula, mica scompare! 

Infine anche la quantità di risorse messe a disposizione complessivamente per povertà, figli e casa ci paiono insufficienti e sono del 41% inferiori a Bolzano. Non si possono guardare le misure a compartimenti stagni, a maggior ragione alla luce dei dati riportatici oggi che mostrano come il 65% di chi percepisce la quarta A sia in affitto e come il 54% abbia figli minori, quindi stessi percettore di quota B1 e C.

Cogliamo positivamente che la delibera sia stata integrata della necessità di rivalutare i dati a distanza di un anno, ma ci pare comunque incomprensibile che non si determini fin da subito che per la conferma della quota A per le persone attivabili più in difficoltà valga l’aderenza ai patti di servizio più che la soglia rigida. Così si escluderà dagli aiuti chi ha più bisogno.

Infine nulla è dato sapere sul potenziamento dei Centri per l'impiego, che dovranno giocare un ruolo chiave nell'attivazione di chi percepisce la quota A. Migliorare le condizioni lavorative delle persone che vivono un Trentino non dipende solo dall'attivazione dei singoli, ma da politiche che sostengano maggioranza Agenzia del lavoro e le sue articolazioni, ma anche che incidano sulle politiche salariali. Di tutto ciò vediamo ben poco.