
Puntuali come le tasse, le fibrillazioni, sempre più intense, della maggioranza provinciale si scaricano, ancora una volta, sulle architetture dell’autonomia speciale. Nell’incapacità di gestire disequilibri di pesi e forze interni alla coalizione di governo, si tenta di esercitare una sorta di concezione di “diritto di proprietà” sulle istituzioni, mandando così in frantumi ogni rispetto e credibilità delle stesse.
Andrea de Bertolini, 1 aprile 2026
Utilizzare la composizione del governo regionale per risolvere conflitti intestini alla parte trentina della maggioranza regionale o per esercitare veti ricattatori, non è solo svilente, ma umilia l’intelligenza politica e le sensibilità dell’intera Aula del Consiglio regionale.
Colpisce, in particolare, che oggi la Lega rivendichi la “staffetta” come principio da difendere, quando è stata proprio la maggioranza di Fugatti a incrinarla per prima. Quando si pose il tema della rappresentanza di genere in Giunta regionale, e mancava una norma adeguata, il centrodestra scelse infatti di derogare nei fatti a quell’equilibrio, sacrificando proprio il principio della staffetta tra i Presidenti e i Vicepresidenti delle due Province autonome.
Dunque la verità è semplice: la staffetta viene difesa oggi solo perché torna utile. Ma è stata già indebolita ieri, quando serviva alla maggioranza trovare una soluzione politica di comodo. E, cosa ancora più grave, con la forzatura dell’emendamento Segnana (Lega) il centrodestra, non è stato nemmeno capace di approvare una legge che valorizzasse nella giunta e per davvero la rappresentanza delle donne elette in Consiglio regionale.
Al contempo, anche il richiamo alle cosiddette “quote rosa” appare del tutto strumentale, posto che nessuno dimentica come si è giunti, “obtorto collo”, alla composizione finale della Giunta regionale.
L’invito è quindi quello di ritrovare un maggiore senso delle istituzioni ed un decoro che sappia restituire dignità all’intero assetto autonomistico della nostra Regione.