
TRENTO Italo Gilmozzi torna indietro di qualche giorno. E visualizza, di nuovo, i «colori» delle regioni del Nord-Est all’indomani del referendum sulla giustizia: «Il Trentino è stata l’unica macchia rossa, con la vittoria del No, in mezzo a regioni blu, dove invece il Sì ha prevalso» ricorda il coordinatore cittadino del Pd. Che ci tiene a far notare «l’apporto positivo della città» nel risultato complessivo della provincia. Per poi guardare avanti.
M. Giovannini, "Corriere del Trentino", 1 aprile 2026
In una prospettiva verso le elezioni provinciali del 2028 che già, nel centrosinistra, sta animando il dibattito. Con una valutazione comune: la partita, anche per Gilmozzi, al prossimo appuntamento elettorale «è contendibile».
Coordinatore Gilmozzi, in un Trentino dove il No ha prevalso, il capoluogo si è confermato la roccaforte del centrosinistra. Con una percentuale del No superiore al resto della provincia. Soddisfatto?
«Sicuramente il referendum ha confermato il rapporto positivo tra il centrosinistra — e il Pd — e la comunità cittadina. Un rapporto che appare consolidato».
Non è un caso che lo stesso assessore provinciale leghista Roberto Failoni abbia ammesso che in città il centrodestra non riesce a fare breccia.
«Sì, ho visto. Ma non va dato tutto per scontato. Non si può pensare che “tanto a Trento si vince”. Questo risultato è il frutto di un buon governo della città, di un rapporto positivo dell’amministrazione comunale con i cittadini. Di fatto, si è sempre governato in sintonia con la città. E anche nella coalizione si lavora con rispetto reciproco e correttezza reciproca. E non è scontato nemmeno questo».
In che senso?
«È facile essere uniti all’opposizione. Ma continuare a restare uniti governando non è così banale. Basti pensare alle tensioni che si stanno registrando nel governo nazionale, nel governo provinciale. Anche nel centrosinistra provinciale, in passato. Per questo la ricchezza attuale della coalizione è importante».
Qualcuno, nel centrosinistra, guarda già alle provinciali del 2028. Lei cosa dice?
«Dico che il referendum è una cosa, dare mandato a una coalizione di governare è un’altra. Ma è chiaro che il risultato del referendum ci dice che la partita è contendibile».
E come si deve agire?
«Ho molto apprezzato l’iniziativa del Pd provinciale. Che, partendo dal tema della sanità, ha deciso di organizzare confronti sul territorio. Partendo dunque da un tema vero, per lavorare anche con gli altri soggetti della coalizione».
Si cerca dunque di tornare nelle valli, dove il centrosinistra deve recuperare consensi.
«Per questo, è necessario lavorare. Oggettivamente, in alcune realtà i nostri rappresentanti si vedono poco. Credo sia importante invece essere presenti alle iniziative, toccare con mano le diverse zone della provincia».
E il candidato presidente? Qualcuno indica già il sindaco Franco Ianeselli, altri sviano. Lei cosa pensa?
«Penso che sia prematuro parlarne: i modi e le forme ci saranno. Ma non adesso. Su un punto però voglio dire qualcosa: la questione non può limitarsi alla simpatia personale o meno per un candidato o per l’altro. Quando avremo le diverse disponibilità, la coalizione valuterà la figura migliore».
Intanto in città la sicurezza è tornata al centro del dibattito politico. La Lega ha richiamato l’amministrazione alle proprie responsabilità, il sindaco ha risposto. Lei come valuta la situazione?
«L’attenzione del centrosinistra, su fatti come questi, c’è. E lo dimostra anche la richiesta avanzata dal sindaco di poter disporre dell’esercito in città: è stato il ministro, di un governo che non mi pare di centrosinistra, a dire di no».
Però la rissa di domenica ha destato preoccupazione.
«E allora dico: invece di fare gazebo, bisogna lavorare tra istituzioni per risolvere il problema. Tenendo presente che il sindaco non ha né il potere di incarcerare né quello di espellere i criminali. Ora la Lega propone di recintare il parco di piazza Dante, ma non è così che si risolve il problema: i parchi non vanno recintati, ma vissuti».