La battaglia di Meloni contro la magistratura

Il Presidente della Repubblica, ormai qualche settimana fa, ha compiuto un gesto molto inusuale, ovvero presiedere direttamente una sessione ordinaria del Consiglio Superiore della Magistratura, quando la presidenza dei plenum del CSM è generalmente affidata al vicepresidente dell’organo stesso.
Antonio Zanetel, "Il T Quotidiano" 17 marzo 2026

 

C’è da chiedersi, quindi, il motivo per cui il Presidente Mattarella si sia sentito in dovere di fare un atto di questo tipo, che già di per sé trasmette un significato molto forte. Lo ha fatto, a nostro avviso, per riaffermare un messaggio che dovrebbe essere ovvio e scontato: ciascuno deve assumere una condotta rispettosa del principio della separazione dei poteri dello Stato, cardine su cui si fonda la democrazia liberale e lo Stato di Diritto; una condotta che deve permeare tutti coloro che sono chiamati ad amministrare pro tempore i diversi poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario.

Le parole del Presidente sono state un richiamo forte a tutti gli attori coinvolti nella campagna per il referendum sull’ordinamento della magistratura del 22 e 23 marzo prossimi. Un ammonimento dato dai toni pericolosamente aspri e polarizzanti della campagna referendaria. 

Nelle ore immediatamente successive al forte richiamo del Presidente Mattarella, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni - incurante delle indicazioni del Quirinale - postava sui suoi social un ennesimo video in cui attaccava la magistratura per la decisione di un giudice su un caso riguardante una ONG, che tanto ha fatto discutere invano questo Paese tempo addietro. Ma Giorgia Meloni non si ferma ad una semplice polemica, bensì parla di una magistratura politicizzata che starebbe cercando di boicottare ogni tentativo del Governo di porre un freno all’immigrazione irregolare.

Il sottotesto di queste dichiarazioni, che continuano a ripetersi senza sosta con video e post pubblicati quotidianamente sui canali della premier, di alcuni ministri e dei partiti della maggioranza, è semplice: la magistratura è politicizzata e lavora contro il governo, per questo motivo va rimessa al proprio posto. 

Le stesse dichiarazioni della presidente Meloni in occasione della conferenza stampa di inizio anno sono eloquenti sul messaggio che accompagna la riforma: votare Sì al referendum per portare la magistratura a remare nella stessa direzione del governo.

Oltre alla gravità di queste affermazioni, che vanno in netta contraddizione con il principio della separazione dei poteri e sfidano apertamente il sistema di pesi e contrappesi che i Costituenti hanno previsto per bilanciare i poteri dello Stato - tra cui l’indipendenza della magistratura dal Parlamento e dal Governo - la promessa di riformare la giustizia per renderla più efficiente, più veloce e più “in linea” con la politica del Governo risulta del tutto infondata. La legge costituzionale non tratta in alcun modo il metodo con cui i magistrati assumono le decisioni sui processi, e non potrebbe essere altrimenti, visto che il compito del potere giudiziario è quello di applicare e far rispettare le leggi dello Stato approvate dal Parlamento.

Ma la riforma, come dicevo, non parla nemmeno di efficienza della giustizia, di certezza della pena o di velocità dei processi. Argomentazioni che alcuni, in evidente malafede, ancora utilizzano per convincere gli italiani che se passasse il Sì vi sarebbero effetti positivi non solo per i cittadini, ma anche sull’attrattività economica del Paese. Assolutamente nulla di tutto questo.

La riforma tratta di ordinamento della magistratura, modifica i poteri del Presidente della Repubblica, il funzionamento del sistema di garanzia e di amministrazione della magistratura, istituendo l’Alta Corte disciplinare e creando due CSM al posto di uno unico. Prevede, inoltre, il sorteggio come metodo di nomina dei consiglieri togati e un sorteggio temperato per i consiglieri laici di nomina parlamentare. Di questo si occupa la riforma.

In tale contesto, le dichiarazioni del governo Meloni e della stessa presidente del Consiglio sono pericolosamente fuorvianti, delle vere e proprie armi di distrazione di massa, che alimentano ulteriormente lo scontro e la polarizzazione all’interno del Paese.

Qualunque sia l’idea che ognuno si è fatto di questa riforma, e che è libero di formarsi senza troppo badare a toni apocalittici, un elemento importante da tenere in considerazione è che quando un potere come quello esecutivo, attacca in modo così frontale e verbalmente violento il potere giudiziario, a rimetterci non sono i magistrati, ma sono i cittadini e la salute della democrazia.