
È l’invito del centrosinistra trentino a votare «No» al referendum che si terrà tra domenica e lunedì. Un «No» di Pd, Casa Autonomia, Alleanza Verdi e Sinistra e Campobase: un «No» per il metodo, per il merito e per il contesto.
L. Padoan, "Corriere del Trentino", 18 marzo 2026
Alessandro Dal Ri, segretario provinciale del Pd inizia però parlando di chi non c’è: «Alcuni partiti nazionali di centrosinistra si sono schierati per la libertà di voto ed oggi non sono qui», esordisce. E se nel corso della conferenza stampa la riforma Nordio sarà poi etichettata con i termini «bazooka populista», «lobotomizzazione della magistratura» e «truffa», per Dal Ri l’assenza di alcuni partiti «non mette in discussione la loro appartenenza allo schieramento di centro-sinistra». Il metodo secondo Dal Ri, è «una prova di forza che mette mano alle regole del gioco», dal momento che il testo della riforma è stato «imposto dall’esecutivo su un parlamento non coinvolto». Nel merito per Dal Ri è «uno specchietto per le allodole», poiché «dietro alla separazione delle carriere», che è solo il pretesto, «c’è la voglia di indebolire la magistratura aumentando l’influenza politica sulle decisioni del Csm». Sulla separazione i numeri li dà Jacopo Zannini, di Alleanza Verdi e Sinistra. «I magistrati che nel 2024 hanno usufruito del passaggio di carriera sono stati solo 49 in tutta Italia. Non è la riforma della separazione delle carriere», afferma.
«Io sono da sempre a favore della separazione delle carriere, ma questa è una truffa. Il nucleo vero è la triplicazione dell’organo del Csm e tra le altre cose dovranno trovare un palazzo per ognuno di essi», commenta Marco Boato, con sei legislature alle spalle e un percorso dal Partito Radicale di Marco Pannella a presidente garante di Europa Verde di Angelo Bonelli. In mezzo un ruolo importante nella stagione della bicamerale. Usa quell’esperienza per tornare a parlare di metodo «L’articolo 111 fu riformato e metà di quell’articolo lo scrissi io. Ma fu approvato a larghissima maggioranza con il centrodestra che allora era opposizione».
Merito e metodo si intersecano nella stoccata successiva di Boato: «Si sono dimenticati che il terzo comma dell’articolo 107 dice che i magistrati si distinguono tra loro solo per la diversità di funzioni. Quindi ci sarà la separazione delle carriere al 104 e al 105, ma il 107 se lo sono dimenticati». E poi il contesto: per Boato «fingono non sia importante ma lo è». Per il verde se la riforma dovesse passare, entrerebbero poi in campo il premierato, l’autonomia differenziata, una nuova legge elettorale iper-maggioritaria e la soppressione del ballottaggio alle elezioni comunali.
«Per noi del Pd cosa votare è stato chiaro sin da subito», afferma la deputata Sara Ferrari. Meno immediato il «No» per Campobase e Casa Autonomia, arrivato, raccontano rispettivamente Chiara Maule e Doriano Valer, dopo un lungo percorso.
Il senatore Pietro Patton sintetizza: «Il referendum è un primo tassello per portare l’intero potere nelle mani dell’esecutivo. Chi si riconosce in una dimensione democratica non può avere dubbi su quale parte scegliere in questo referendum». Eppure, ci sono compagni di coalizione che voteranno «Sì». Compagni la cui appartenenza allo schieramento non è in discussione.