Boom di servizi residenziali privati per anziani, soprattutto in Val di Non: quali conseguenze per famiglie e territorio?

La Consigliera Francesca Parolari ha depositato oggi un’interrogazione in merito alla rapida diffusione, sul territorio provinciale ma soprattutto in Val di Non, di strutture socio-assistenziali private per anziani autosufficienti o parzialmente autosufficienti.
Trento, 27 agosto 2025

La Consigliera osserva che di fronte alla lentezza con cui si affrontano i problemi legati all’invecchiamento della popolazione, al vuoto di soluzioni alternative da parte della Provincia e alla domanda che continua a crescere si sta rapidamente muovendo il privato, sia non profit che soprattutto profit, che  costruisce soluzioni destinate ad anziani che possono pagare - in molti casi la retta è piuttosto impegnativa - o per famiglie sulla soglia della disperazione che non trovano alternative. In Trentino il proliferare di strutture residenziali socio-assistenziali private sta interessando in particolare la Val di Non, laddove, guarda caso, la percentuale di posti letto in Rsa pubbliche o private convenzionate è inferiore rispetto alla media provinciale e dove comunque il livello di benessere è mediamente elevato. 

Nell’arco degli ultimi anni in Val di Non sono stati acquistati e ristrutturati, con questa finalità, numerosi immobili dismessi. Sembra che in zona siano altre le realtà pronte ad aprire i battenti, grazie anche all’investimento di fondi stranieri, allettati da un business estremamente redditizio.

Si tratta di strutture socio-assistenziali, non sanitarie. Non hanno quindi in organico né il medico né l’infermiere. La Consigliera evidenzia l’impatto sui livelli di assistenza sanitaria territoriale perché se le condizioni di salute dell’anziano ospite in struttura socio-assistenziale peggiorano (evento frequente) a dover intervenire sono l’infermiere del territorio e il medico di medicina generale, con inevitabili ripercussioni sulla qualità e disponibilità di tali prestazioni per l’intera comunità territoriale. 

Inoltre, si chiede la Consigliera, cosa accade nel momento in cui l’anziano ospite di queste strutture si aggrava in via definitiva e diventa non autosufficiente? Dovendo essere dimesso, perché la struttura non eroga prestazioni sanitarie, e non sapendo dove poterlo collocare il rischio è che per questa ragione gli venga riconosciuta la priorità di accesso in Rsa, scavalcando chi è stato assistito a domicilio sino all’ultimo.

La Consigliera chiede quindi alla Giunta di avere i dati delle strutture di questo tipo presenti sul territorio e di quante stanno per essere aperte, chiede come la Giunta intende governare questo fenomeno, a tutela degli anziani, delle famiglie che devono sborsare decine di migliaia di euro all’anno e del sistema di welfare complessivo, e come si pensa di gestire la situazione, evitando discriminazioni e ingiustizie, se l’aggravamento della persona richiede il ricovero in Rsa e ci sono liste di attesa.  

IL TESTO DELL'INTERROGAZIONE