TRENTO. “Garantire a tutte le bambine e a tutti i bambini il diritto all’educazione di qualità attraverso servizi educativi all’infanzia universali e gratuiti”. Questo l'obiettivo della mozione che è stata depositata dal Partito Democratico del Trentino e che vede come prima firmataria la consigliera Francesca Parolari. Leggi la mozione.
G. Fin, 2 aprile 2025
“Non è affatto utopistico pensare di poterlo fare” spiega. “Questo diritto è già riconosciuto in astratto nella legge provinciale vigente numero 4 del 2002. Le normative nazionali, anche piuttosto recenti, gli orientamenti e le linee guida che se sono conseguiti ribadiscono che “occorre garantire a tutte le bambine e a tutti i bambini pari opportunità di sviluppo delle proprie potenzialità sociali, cognitive, emotive, affettive e relazionali, superando disuguaglianze e barriere fisiche, territoriali, economiche, sociali e culturali”.
Per la consigliera Parolari nei fatti anche in Trentino il diritto all’educazione non è riconosciuto a tutti. La diffusione sul territorio dei nidi pubblici è a macchia di leopardo: si va da Comunità come la Paganella che ha zero nidi pubblici, a territori come la Rotaliana in cui su 4 nidi ben 3 sono a Lavis, a realtà molto più servite quali la Vallagarina con 19 strutture o Trento con 28. A ciò si affianca la disponibilità irregolare, discontinua e di vario genere di servizi privati.
“Oggi serve una convinta presa di coscienza politica – spiega Francesca Parolari - che porti ad un intervento urgente della Provincia per ricondurre il sistema educativo ad unità, ricomporre le differenze evidenziate, superare le criticità esistenti e lavorare in un’ottica prospettica in collaborazione con gli enti locali, il terzo settore e nel rispetto del principio di sussidiarietà”.
Per capire come raggiungere questo obiettivo la consigliera parte da alcuni dati. Gli utenti che utilizzano i servizi pubblici alla prima infanzia (nido pubblico e tagesmutter) saranno, a breve, grazie agli interventi Pnrr circa 5.100 su un numero di potenziali utenti residenti in provincia nella fascia di età 0-36 mesi pari a circa 11.400 (10.833 son stati i nati nel triennio 2022- 2024). La percentuale di copertura del servizio rispetto agli aventi diritto sfiora il 45%, in linea con gli obiettivi europei.
“Il finanziamento provinciale per 5100 posti – continua - ammonta a circa 36 milioni di euro all’anno. Un posto nido esternalizzato a tempo pieno costa circa 14mila euro all’anno, di cui 7.583 euro coperti dalla Pat, il resto a carico di Comune e famiglie. Più ci mette il Comune, meno paga la famiglia”.
Nel documento si richiama il “bonus asilo nido” introdotto su tutto il territorio nazionale. Si tratta di un contributo di sostegno al reddito a favore di famiglie con figli di età inferiore a tre anni (o che compiano tre anni nell’anno solare) che frequentano un nido pubblico o uno privato autorizzato (fra cui rientra anche il nido familiare - servizio tagesmutter). Il bonus viene erogato attraverso l’Inps, a rimborso. Corrispondeva, fino al 31 dicembre 2024, a 1500 euro/anno (136,30 euro/mese) per chi ha un Isee oltre 40mila euro o assente, a 2500 euro/anno (227,20 euro/mese) per un Isee da 25mila fino a 40mila euro e a 3mila euro/anno per un Isee fino a 25mila (272,70 euro/mese).
L’Inps eroga il bonus sino al limite massimo di spesa programmato. Il bonus è stato confermato anche per il 2025, gli importi sono stati aggiornati ma sino a metà marzo la piattaforma per presentare la domanda di contributo per l’anno 2025 non era stata ancora attivata. “Occorre, attraverso l’analisi dei dati, valutarne l’impatto – spiega nella mozione la consigliera del Pd - in rapporto alle diverse politiche tariffarie comunali. Va avviata, pertanto, una interlocuzione con Inps anche al fine di verificare se e come, condividendo l’obiettivo comune di favorire e facilitare l’accesso ai servizi educativi per tutti, le politiche statali e trentine possono eventualmente incrociarsi”.
Nelle more di questa analisi, continua Parolari, volendo quantificare in modo approssimativo a quanto potrebbe ammontare la somma necessaria per abbattere le rette dei 5100 posti disponibili, sul presupposto che in molti casi il bonus Inps copre integralmente il costo del servizio educativo, si può assumere il bonus nido medio come base di calcolo. “Ne risulta un conto finale che sta in un range compreso fra 13 e 16 milioni di euro all’anno. Ipotizzando un livello di domanda reale del servizio di nido pubblico e familiare dell’80% (a fronte dell’attuale 45%), portando a 9000 i posti disponibili nei servizi educativi i trasferimenti dalla Provincia ai Comuni passerebbero da 36 milioni di euro all’anno per 5100 posti a 63 milioni per 9000 posti. La gratuità pesa per circa 27 milioni di euro all’anno (da valutare come si inserisce e che impatto può avere, come detto, il bonus asilo nido INPS). L’impegno complessivo a regime si aggira sui 90 milioni di euro all’anno. Si tratta, complessivamente, dello stesso investimento oggi impegnato dalla Provincia per la scuola dell’infanzia” conclude.
“Ma si tratta di un investimento non solo di una spesa” prosegue Parolari. “Un investimento per dare più opportunità ai bambini e ridurre costi sociali futuri, per permettere alle donne di conciliare vita e lavoro e quindi per sostenere il lavoro femminile generando ricchezza diffusa, per invertire il trend della natalità puntando sulla tranquillità familiare generata dal fatto di poter contare su strumenti di welfare adeguati”.
Passando alla sostenibilità organizzativa e gestionale di questa auspicata estensione dei servizi, “è evidente che uno degli scogli maggiori – prosegue la consigliera - è avere adeguata disponibilità di personale educativo debitamente formato. Diventa, quindi, urgente e necessaria una seria programmazione che permetta di avere progressivamente a disposizione personale con i titoli in numeri sufficienti a coprire il fabbisogno. Occorre, quindi, lavorare per rendere la professione maggiormente attrattiva, anche attraverso la revisione dell’ordinamento professionale per la parte pubblica, a cui si sta già lavorando, la riduzione del gap retributivo fra personale comunale e personale delle cooperative alla stregua di quanto avviene nella scuola dell’infanzia, e occorre incrementare le opportunità formative”.
Visto che la problematica della carenza di professionalità attraversa anche il segmento 3-6 della scuola dell’infanzia e quindi, in generale, si riverbera su tutto il sistema integrato dei servizi zerosei, all’interno del quale la disomogeneità della formazione iniziale rappresenta una questione aperta, assume sempre più pregnanza e fondatezza l’opportunità, conclude Parolari “di attivare sul territorio trentino, in collaborazione con l’Università di Trento e interloquendo con il Ministero dell’Istruzione, percorsi formativi innovativi dedicati a formare le figure professionali per il sistema integrato zerosei. Ciò può avvenire costruendo nuove opportunità di formazione possibilmente unitarie o comunque maggiormente integrate attraverso la messa a disposizione di tutte le risorse di cui il Trentino dispone in termini di professionalità, know how, centri di ricerca, imprese e strutture per avviare progetti di ricerca-azione".