La mozione che abbiamo depositato e che presentiamo oggi si pone un obiettivo giusto , grande, ambizioso: garantire a tutte le bambine e a tutti i bambini il diritto all’educazione di qualità attraverso servizi educativi all’infanzia universali e gratuiti. Non è affatto utopistico pensare di poterlo fare perchè, come si dimostra di seguito, si tratta di un obiettivo realizzabile!
Francesca Parolari, 1 aprile 2025
Questo diritto è già riconosciuto in astratto nella legge provinciale vigente (L.P. 4/2002). Le normative nazionali, anche piuttosto recenti (D.Lgs 65/2017 sul sistema integrato zerosei), gli Orientamenti e le Linee guida che se sono conseguiti ribadiscono che “occorre garantire a tutte le bambine e a tutti i bambini pari opportunità di sviluppo delle proprie potenzialità sociali, cognitive, emotive, affettive e relazionali, superando disuguaglianze e barriere fisiche, territoriali, economiche, sociali e culturali”. Ciò specie nei primi mille giorni di vita che sono fondamentali per lo sviluppo del bambino e strategici per contrastare la povertà educativa.
Nei fatti anche in Trentino il diritto all’educazione non è riconosciuto a tutti. La diffusione sul territorio dei nidi pubblici è a macchia di leopardo: si va da Comunità come la Paganella che ha ZERO nidi pubblici, a territori come la Rotaliana in cui su 4 nidi ben 3 sono a Lavis, a realtà molto più servite quali la Vallagarina con 19 strutture o Trento con 28 (dati al 1° settembre 2024). A ciò si affianca la disponibilità irregolare, discontinua e di vario genere di servizi privati (le tagesmutter che sono anch’esse sostenute dal pubblico, i servizi conciliativi a cui si accede con i buoni di servizio del FSE oppure i privati “puri”).
Viene inoltre in evidenza anche il tema delle rette, stabilite sulla base delle singole politiche tariffarie dei Comuni, che generano disparità di trattamento. Si va da importi di pochi euro sino ad arrivare a coprire quasi integralmente il costo a carico del Comune.
A peggiorare una situazione già critica si inserisce la carenza di personale educativo, che abbiamo già messo in luce con una precedente interrogazione.
Come raggiungere, di fronte a questo panorama, l’obiettivo di garantire a tutti i bambini e a tutte le bambine trentine il diritto all’educazione di qualità attraverso la possibilità di accesso universale e gratuito al servizio di nido pubblico e agli altri servizi all'infanzia?
Serve una convinta presa di coscienza politica che porti ad un intervento urgente della Provincia per ricondurre il sistema educativo ad unità, ricomporre le differenze evidenziate, superare le criticità esistenti e lavorare in un’ottica prospettica in collaborazione con gli enti locali, il terzo settore e nel rispetto del principio di sussidiarietà.
Come fare?
Partiamo da qualche dato. Gli utenti che utilizzano i servizi pubblici alla prima infanzia disciplinati dalla legge 4/2002 (nido pubblico e tagesmutter) saranno, a breve, grazie agli interventi PNRR circa 5.100 su un numero di potenziali utenti residenti in provincia nella fascia di età 0-36 mesi pari a circa 11.400 (10.833 son stati i nati nel triennio 2022- 2024). La percentuale di copertura del servizio rispetto agli aventi diritto sfiora il 45%, in linea con gli obiettivi europei.
Il finanziamento provinciale per 5100 posti ammonta a circa 36 milioni di euro all’anno.
Un posto nido esternalizzato a tempo pieno costa circa 14mila euro all’anno, di cui 7.583 euro coperti dalla PAT, il resto a carico di Comune e famiglie. Più ci mette il Comune, meno paga la famiglia.
Si richiama qui il “bonus asilo nido” introdotto su tutto il territorio nazionale dall’art. 1, comma 355, della legge 11 dicembre 2016, n. 232. Si tratta di un contributo di sostegno al reddito a favore di famiglie con figli di età inferiore a tre anni (o che compiano tre anni nell’anno solare) che frequentano un nido pubblico o uno privato autorizzato (fra cui rientra anche il nido familiare - servizio tagesmutter). Il bonus viene erogato attraverso l’INPS, a rimborso. Corrispondeva, fino al 31 dicembre 2024, a 1500 euro/anno (136,30 euro/mese) per chi ha un ISEE oltre 40mila euro o assente, a 2500 euro/anno (227,20 euro/mese) per un ISEE da 25mila fino a 40mila euro e a 3mila euro/anno per un ISEE fino a 25mila (272,70 euro/mese). L’Inps eroga il bonus sino al limite massimo di spesa programmato. Il bonus è stato confermato anche per il 2025, gli importi sono stati aggiornati ma sino a metà marzo la piattaforma per presentare la domanda di contributo per l’anno 2025 non era stata ancora attivata.
Occorre, attraverso l’analisi dei dati, valutarne l’impatto in rapporto alle diverse politiche tariffarie comunali. Va avviata, pertanto, una interlocuzione con INPS anche al fine di verificare se e come, condividendo l’obiettivo comune di favorire e facilitare l’accesso ai servizi educativi per tutti, le politiche statali e trentine possono eventualmente incrociarsi.
Nelle more di questa analisi, volendo quantificare in modo approssimativo a quanto potrebbe ammontare la somma necessaria per abbattere le rette dei 5100 posti disponibili, sul presupposto che in molti casi il bonus INPS copre integralmente il costo del servizio educativo, si può assumere il bonus nido medio come base di calcolo. Ne risulta un conto finale che sta in un range compreso fra 13 e 16 milioni di euro all’anno.
Ipotizzando un livello di domanda reale del servizio di nido pubblico e familiare dell’80% (a fronte dell’attuale 45%), portando a 9000 i posti disponibili nei servizi educativi i trasferimenti dalla Provincia ai Comuni passerebbero da 36 milioni di euro all’anno per 5100 posti a 63 milioni per 9000 posti. La gratuità pesa per circa 27 milioni di euro all’anno (da valutare come si inserisce e
che impatto può avere, come detto, il bonus asilo nido INPS). L’impegno complessivo a regime si aggira sui 90 milioni di euro all’anno. Si tratta, complessivamente, dello stesso investimento oggi impegnato dalla Provincia per la scuola dell’infanzia.
Ma si tratta, per l'appunto, di un investimento non solo di una spesa!! Un investimento per dare più opportunità ai bambini e ridurre costi sociali futuri, per permettere alle donne di conciliare vita e lavoro e quindi per sostenere il lavoro femminile generando ricchezza diffusa, per invertire il trend della natalità puntando sulla tranquillità familiare generata dal fatto di poter contare su strumenti di welfare adeguati!
Ciò che va messo in chiaro è che il valore dell'investimento effettuato genera un RITORNO ECONOMICO rilevantissimo! L'accessibilità ai servizi educativi, infatti, è strategica per permettere alle donne, dopo la maternità, di tornare al lavoro. Secondo dati EUROSTAT 2023 la principale causa di dimissioni lavorative delle neo mamme è la difficoltà di conciliare lavoro e figli per mancanza di servizi di cura (41,7% dei casi). Il 39° rapporto sull'occupazione in provincia di Trento ha certificato che il tasso di occupazione femminile in provincia, nonostante sia passato dal 63,5% del 2022 al 64,5% del 2023 (per gli uomini è al 75,9%), è ancora basso rispetto sia alla provincia di Bolzano (69,3%) che alla media UE (65,7%). Rispetto a 111.300 donne occupate, in Trentino 42.900 lavorano a tempo parziale (pari al il 38,5% rispetto al 5,3% dei maschi). Secondo uno studio di Fondazione Nord Est in Trentino vengono così "sprecate" 13 milioni di ore lavorative. Confindustria Trento, nel suo Position Paper del 2023, ha messo nero su bianco che "Nell'ipotesi che il Trentino riesca ad azzerare il gender gap nell'occupazione, si potrebbero generare 1,7 miliardi di euro di Valore Aggiunto, pari al 9% del V.A. totale provinciale".
E’ evidente che l’investimento iniziale in posti nei servizi si trasforma in ricchezza!
Passando alla sostenibilità organizzativa e gestionale di questa auspicata estensione dei servizi, è evidente che uno degli scogli maggiori è avere adeguata disponibilità di personale educativo debitamente formato. Diventa, quindi, urgente e necessaria una seria programmazione che permetta di avere progressivamente a disposizione personale con i titoli in numeri sufficienti a coprire il fabbisogno. Occorre, quindi, lavorare per rendere la professione maggiormente attrattiva, anche attraverso la revisione dell’ordinamento professionale per la parte pubblica, a cui si sta già lavorando, la riduzione del gap retributivo fra personale comunale e personale delle cooperative alla stregua di quanto avviene nella scuola dell’infanzia, e occorre incrementare le opportunità formative.
Visto che la problematica della carenza di professionalità attraversa anche il segmento 3-6 della scuola dell’infanzia e quindi, in generale, si riverbera su tutto il sistema integrato dei servizi zerosei, all’interno del quale la disomogeneità della formazione iniziale rappresenta una questione aperta, assume sempre più pregnanza e fondatezza l’opportunità di attivare sul territorio trentino, in collaborazione con l’Università di Trento e interloquendo con il Ministero dell’Istruzione, percorsi formativi innovativi dedicati a formare le figure professionali per il sistema integrato zerosei. Ciò può avvenire costruendo nuove opportunità di formazione possibilmente unitarie (LAUREA PER LO ZEROSEI) o comunque maggiormente integrate attraverso la messa a disposizione di tutte le risorse
di cui il Trentino dispone in termini di professionalità, know how, centri di ricerca, imprese e strutture per avviare progetti di ricerca-azione.
L’universalità e la gratuità dei servizi educativi all’infanzia non sono affatto una chimera, ma un obiettivo serio e concreto che va realizzato per tutte e tutti!
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