Lucia Maestri: «Patto strategico, non abbiamo ceduto. E Letta ha approvato il nostro percorso»

«Rispetto alle divisioni romane, il Trentino ha dimostrato ancora una volta il suo ruolo di laboratorio politico. Qui abbiamo fatto prevalere l’unità». Lucia Maestri si concede un po’ di respiro al termine di giornate tesissime, vissute in apnea tra telefonate, riunioni e assemblee. «Ma alla fine l’accordo è stato ratificato. E tiene insieme tutti» sorride la segretaria del Partito democratico.
M. Giovannini, "Corriere del Trentino", 20 agosto 2022

Che non nasconde le fatiche. Sulla candidatura di Donatella Conzatti: «Una certa difficoltà il Pd di Rovereto l’ha manifestata». E sull’uscita di scena di Futura: «Un dispiacere forte, per me e per la coalizione». Ma ora si guarda all’appuntamento del 25 settembre («Qualsiasi alleanza gioca per vincere»), con un occhio già puntato alle provinciali del 2023: «Il fatto di aver trovato l’accordo è un passaggio strategico per il 2023, altrimenti avremmo dovuto ripartire da capo dopo una frattura non voluta». Con Roma che benedice l’anomalia trentina: «Dal segretario Enrico Letta ho ricevuto pieno sostegno».

Segretaria Maestri, partiamo dalla fine: l’accordo dell’Alleanza democratica per l’autonomia con Azione e Italia viva è stato siglato, dopo l’ennesima assemblea animata del Pd.

«L’assemblea del Pd di giovedì, a cui hanno partecipato circa 90 persone, ha votato a larga maggioranza l’accordo, pur con la comprensibile astensione dei rappresentanti di Rovereto. L’assemblea del Pd è così: è abituata a discutere animatamente dei temi per arrivare poi a una decisione. La democrazia è anche questa. Certo, si fa prima a decidere in tre. Ma il Pd è un partito largo, che discute anche in modo vivace. L’importante è essere arrivati a un accordo, che tiene insieme tutti».

Ma che ha sollevato anche molte critiche.

«Eppure il messaggio che ci hanno trasmesso molti è proprio quello di stare insieme. Certo che costa farlo. Ma con questo risultato abbiamo dimostrato che ciò che è stato rotto a Roma qui si ricompone. Una rottura insana, quella che si è consumata a Roma».

Però se è vero che l’accordo recupera Azione e Italia viva, allo stesso tempo si deve registrare l’allontanamento di Futura. Come valuta la loro posizione?

«Un forte dispiacere, per me e per la coalizione. Futura non se l’è sentita di sottoscrivere un patto elettorale, ma ha garantito un appoggio. Sia chiaro: è la legge elettorale che ci obbliga a perseguire la direzione di patti elettorali. E ricordo che il patto politico con Azione e Italia viva, Campobase e i civici è stato siglato nel 2020, per le elezioni comunali. Allora abbiamo vinto. Di più: solo poche settimane fa eravamo riuniti tutti insieme a Brentonico. Se Calenda non avesse rotto il dialogo a Roma saremmo andati avanti così».

Per costruire quell’«anomalia trentina» che è stata tirata in ballo più volte.

«Esatto, rispetto alle divisioni di Roma, il Trentino ha dimostrato ancora una volta la sua originalità e la sua peculiarità. Ha dimostrato di essere laboratorio politico».

Prima ha parlato della fatica del Pd di Rovereto di «digerire» la candidatura di Donatella Conzatti. Quale messaggio lancia ai dem della città della Quercia?

«Hanno ragione a mostrare le loro perplessità: il percorso politico di Conzatti è frastagliato nell’appartenenza. Ma il mio messaggio è questo: deve prevalere il significato di questo patto elettorale, per provare, partendo da questo passaggio, a dare al Trentino una risposta diversa. Anche a Bologna non saranno contenti della candidatura di Casini. Del resto la politica non si fa sul nome delle persone, ma sulle strategie».

Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia puntano invece sui nomi dei loro leader, inseriti nei simboli.

«Mentre il Pd ha optato per un simbolo con il solo nome del partito, perché rappresenta la comunità intera. Il nostro compito è costruire, non distruggere».

Qualcuno, nel percorso che ha portato all’accordo trentino, sostiene però che alla fine è sempre il Pd a dover cedere. È d’accordo?

«Non mi pare sia così. I candidati che abbiamo concordato sono del Pd o comunque di area Pd. Tra l’altro, allargare il consenso oltre i confini del partito fa bene a tutta la coalizione. Lo stesso segretario nazionale Letta aveva invitato a individuare candidature in grado di espandere i confini della coalizione e così abbiamo fatto».

Come ha reagito Letta all’accordo trentino?

«Mi ha comunicato il pieno sostegno al nostro percorso, originale e autonomistico».

Un percorso che guarda al 25 settembre, ma che ha già nel mirino le provinciali. Quanto è importante questa alleanza per il 2023?

«È strategica. Se non l’avessimo siglata, il 26-27 settembre si sarebbe dovuto ricominciare da capo dopo una frattura non voluta. Ricostruire i cocci in pochi mesi sarebbe stato veramente difficile».

Perché pochi mesi?

«Perché il candidato presidente, ragionevolmente, deve essere deciso entro gennaio, per far partire la campagna elettorale. Aggiungo una cosa: ho visto che il nostro percorso di unità ha fatto specie all’interno della destra. Le dichiarazioni del coordinatore di Fratelli d’Italia Alessandro Urzì fanno sorridere. Loro, del resto, sono in grado solo di fare dei calcoli personali».

Il percorso trentino, nell’ultima fase, ha fatto segnare però anche un inciampo: il messaggio postato per errore da Sara Ferrari. Cosa ne pensa?

«No comment».

Guardiamo oltre allora. Quali sono gli obiettivi in vista del 25 settembre? Il centrodestra parte avvantaggiato sulla carta.

«Qualsiasi alleanza gioca per vincere. Diversamente, ci si consegna a un ruolo di testimonianza, che non è il nostro obiettivo. È difficile disegnare le aspettative collegio per collegio, ma posso dire che presentiamo persone in grado di dare un di più di rappresentatività, di combattere l’astensionismo, ponendo le basi per le elezioni del 2023. In una tornata elettorale che consideriamo un delitto, per come è maturata, siamo pronti a dare il nostro contributo di proposta, con un’idea diversa rispetto a Roma, in grado di valorizzare la nostra autonomia. In questo senso, i nostri parlamentari, se sarà possibile, faranno riferimento al gruppo per le Autonomie. E in ogni caso si muoveranno in accordo con la Svp per promuovere e difendere l’autonomia. Noi siamo diversi dal centrodestra, fotocopia anche a livello locale del quadro nazionale».

Parlava di autonomia. E il Patt?

«In vista del 2023 le nostre porte sono aperte. Abbiamo mostrato come si fa a mettere l’autonomia e i principi al centro. Sta a loro decidere».

 

 


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