Centrosinistra, prima riunione. Maestri: «Nel 2023 la sfida è fra valori diversi. E il Patt decida da quale parte stare»

Pd, Futura, Italia Viva, Azione, Verdi, Socialisti, Upt, Campobase, i civici di Francesco Valduga: domani i compagni di coalizione s’incontreranno. Ma a mancare sarà il Patt, malgrado alle ultime amministrative abbia trovato posto nel centrosinistra. Ma se qualche anno fa l’imperativo era ricucire, persino la pontiera Lucia Maestri oggi cambia registro: «Porte aperte — dice — ma dal 2 luglio noi si va avanti, non aspetteremo le calende greche».
M. Damaggio, "Corriere del Trentino", 30 giugno 2022

Il segretario nazionale dem, Enrico Letta, l’ha definita «la strategia del campo largo». Coalizioni estese e coese hanno strappato dal pallottoliere del centrodestra città come Verona, Alessandria, Piacenza, vincendo poi a Parma, Catanzaro, Cuneo, Carrara. «Il Pd è la leva della coalizione e vince quando si presenta unito alle forze sociali e civiche», riflette la segretaria del Pd trentino, Lucia Maestri. Quei risultati lì sono del resto un segnale per orientare il Gps verso le provinciali del 2023. Quindi una alleanza ampia, con un sistema valoriale condiviso. Pd, Futura, Italia Viva, Azione, Verdi, Socialisti, Upt, Campobase, i civici di Francesco Valduga: domani i colleghi di coalizione s’incontreranno. Ma a mancare sarà il Patt, malgrado alle ultime amministrative abbia trovato posto nel centrosinistra (esprimendo, per dire, il vicesindaco del capoluogo: Roberto Stanchina). Ma se qualche anno fa l’imperativo era ricucire, persino la pontiera Maestri oggi cambia registro: «Porte aperte — dice — ma dal 2 luglio noi si va avanti, non aspetteremo le calende greche». E per essere ancora più chiari: «Non ci serve alcuna stampella, ma autorevoli compagni di viaggio». La strategia del nè di destra nè di sinistra pare quindi una litania fuori tempo.

Segretaria, prima uno sguardo nazionale: le elezioni amministrative hanno premiato la segreteria di Enrico Letta. Verona, su tutte, ha virato rispetto a un governo di centrodestra. Come sta il Pd?

«Mi sembra che il Pd abbia portato a casa risultati importanti in tutte le città dove si è presentato unito, armonizzando tutte le forze in campo, anche sociali, che hanno contribuito a creare una svolta nelle città che si sono presentate al voto. Il Pd è la leva della coalizione. E la segreteria di Letta è stata capace, specie lui in prima persona, di tessere con tenacia e pazienza una rete affidabile e competitiva, in grado di rispondere ai cittadini».

Veniamo a noi, il 2023 si avvicina e la coalizione si sta attrezzando. Cos’è cambiato rispetto al 2018? Dopo le amministrative del 2020 da dove si parte nel dialogo e nella composizione dell’alleanza?

«Si parte evidentemente dalla rete che abbiamo costruito nel 2020, riuscendo a vincere nella città più grandi – Arco, Rovereto e Trento in testa – e in modo ben distribuito sul territorio, grazie alle forze civiche che hanno saputo dar vita a progetti nuovi. Partiamo allora da lì. Sono convinta che incontrarsi solo fra partiti sia insufficiente. Certo, questa è la base, ma noi dobbiamo saperci allargare includendo anche le forze sociali, imprenditoriali e del volontariato, coinvolgendole anche nella definizione dei programmi».

Ma quali sono le forze sociali? Hanno già una identità?

«Ci sono, ci sono sempre state e possono contribuire alla costruzione dell’alleanza, in modo sempre più inclusivo».

Parla anche delle Acli?

«Certo, anche loro. Ma mi riferisco anche alle forze imprenditoriali, agli attori del welfare del Trentino: noi vogliamo indicare un progetto di sviluppo del Trentino e per farlo servono tutte le competenze che il territorio sa esprimere. Dobbiamo saper parlare con tutti, costruendo un buon dialogo per rispondere a tutte le persone rimaste indietro in questi anni».

Ecco: quale segno ha lasciato la prima giunta di Fugatti?

«Quello che abbiamo visto è una sostanziale incapacità del governo di esprimere un progetto del Trentino. Si alternano solo singoli interventi estemporanei ma resta la decostruzione di alcuni dei patrimoni del nostro territorio, come la solidarietà, la scuola, la sanità, il welfare».

Sin dal principio della sua segreteria, lei ha governato il dialogo con il Patt cercando di ricucire lo strappo. Ora però gli Autonomisti sono nuovamente abbandonati al moto ondulatorio del né a destra né a sinistra (eccetto i consiglieri provinciali che da anni sono chiaramente in opposizione). Non rischiate di attendere Godot?

«Noi ci siamo dati questa prima scadenza di incontro il primo luglio, a cui è invitato anche il Patt. Se partiamo dal perimetro che ha costruito l’esperienza del 2020, quel perimetro ha visto e vede il Patt protagonista, ricordiamoci che a Trento il vicesindaco è un autonomista (Roberto Stanchina, ndr ). Non voglio interferire nel dialogo interno ai partiti, tuttavia faccio una semplice riflessione: se nel 2020 per il governo delle città abbiamo dialogato programmaticamente sul da farsi non capisco quale sia l’ostacolo attuale per fare un ragionamento analogo per le provinciali. Il tema non può essere “noi siamo territoriali”. Il tema, semmai, è come vogliamo essere territoriali. Perché si può avere i piedi ben ancorati a terra ma la testa nel mondo. La sfida a cui siamo chiamati di partecipare, per vincere, sarà caratterizzata da un discrimine netto sui valori di fondo: Europa, guerra, Pnrr, capacità di costruire un Euregio dialogante; queste sono scelte non indifferenti. Non basta essere d’accordo su uno svincolo. Certo: è giusto avere chiarezza anche su simili interventi pragmatici ma è necessario stare dentro a un quadro valoriale che certifichi una collocazione ben definita. Ecco, al Patt allora dico che le porte sono aperte, ma non possiamo aspettare che il partito prenda una decisione; noi avvieremo comunque il nostro percorso. Se e quando deciderà di partecipare, si dialogherà certamente ma non possiamo aspettare le calende greche».

Ma il Pd, considerati i suoi numeri, non può pensare a un candidato presidente proveniente dal partito?

«In questo momento il Pd sta pensando a mettere insieme la coalizione, questa è una scelta successiva che avverrà quando si deciderà il metodo per scegliere un candidato presidente. Non rinunciamo a una nostra proposta ma se troviamo una figura condivisa con metodi partecipativi è certamente auspicabile».

Il sindaco Franco Ianeselli suggeriva però di accelerare i tempi sul nome.

«Certo, c’è chi suggerisce la via dell’indicazione immediata del candidato presidente: è certamente una strategia che condivido, ma dal 2 luglio in poi. Noi ci aspettiamo di individuare una candidata o un candidato in estate o in autunno».

Dentro al Pd si parla di primarie, ma lo strumento da sempre fa discutere. A che punto siete con il dibattito?

«Esiste il tema delle primarie, ma esiste nella misura in cui una coalizione non riesce a confluire e convergere su un nome che unisca tutti, allora si ricorre a quello strumento. La priorità è cercare di convergere unitariamente su un nome e, se tale figura condivisa non si trova, allora si può scegliere le primarie».


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