Il Pd cambia strategia e rinnova lo statuto: «Più potere ai territori e agli amministratori»

TRENTO Il rinnovamento punta a dare voce e visibilità a quegli esponenti del partito «che tutti i giorni ci mettono la faccia». Aprendosi anche «alla società civile». A un anno e mezzo dall’appuntamento elettorale che vedrà il centrosinistra autonomista sfidare la maggioranza del governatore Maurizio Fugatti, il Partito Democratico prepara la rivoluzione interna.
M. Giovannini, "Corriere del Trentino", 3 aprile 2022

Cambiando lo statuto e cercando di radicarsi sul territorio e nelle valli «dove — sottolinea il consigliere provinciale Luca Zeni — la Lega ha disatteso le promesse che aveva fatto nel 2018 in campagna elettorale».

Il primo passaggio ufficiale — a cui ne seguiranno altri, per arrivare al via libera definitivo — si è consumato venerdì sera: davanti all’assemblea del partito, la segretaria provinciale Lucia Maestri ha illustrato i punti salienti del nuovo statuto del Partito democratico. «L’attuale testo — riassume Maestri — risale al 2008. Pensiamo sia il momento di rivedere l’organnizzazione interna del partito. Dando forza a chi lavora quotidianamente sui territori per veicolare i valori del Pd». Gli occhi sono puntati in particolare sugli amministratori locali, ma anche sulla società civile «e su tutti coloro che hanno voglia di impegnarsi» prosegue la segretaria dem.

Il cambiamento sarà concreto. E verrà scritto nero su bianco nel nuovo statuto. In sostanza, a modificarsi sarà la composizione dell’assemblea, «che sarà meno legata alle dinamiche congressuali». Nel dettaglio, se il numero dei componenti dell’assemblea del partito rimarrà pressoché invariato, verrà ridotta la quota di posti definiti attraverso le dinamiche congressuali. Mentre sarà previsto un numero di ingressi riservato a chi lavora sui territori (potrebbe essere un rappresentante per ogni Comunità di valle). Più spazio agli amministratori locali si prevede anche all’interno del direttivo del partito. «In questo modo — osserva Maestri — vogliamo dare cittadinanza vera a chi i valori del Partito democratico li esercita quotidianamente sul territorio». Cercando allo stesso tempo di recuperare quel gap tra partito e base che, a un anno e poco più dal voto, potrebbe avere contraccolpi anche sul risultato alle urne. Tenuto conto che, dopo la sconfitta cocente del 2018, il prossimo anno l’obiettivo del centrosinistra autonomista sarà quello di recuperare la strada verso i piani alti di Piazza Dante mettendo in campo tutte le forze possibili.

Ma non solo. La coalizione di centrosinistra autonomista, per sfidare il centrodestra, punta anche ad allargare i propri confini. Guardando con attenzione a quel centro e a quel mondo civico che tutti in questo momento si contendono. Dopo la presentazione di CampoBase e la mossa del presidente delle Acli Luca Oliver, il dibattito è entrato ufficialmente nel vivo. Ripreso nei giorni scorsi anche dal sindaco di Pergine Roberto Oss Emer. Il quale, da esponente di spicco del mondo dei civici, ha prospettato una coalizione «senza partiti», sul modello di quella che — a guida sua — ha conquistato il Comune di Pergine Valsugana. «Ma governare la Provincia autonoma di Trento, che ha competenze statali, è diverso dal governare il Comune di Pergine» obietta Zeni. «Oss Emer — prosegue l’ex assessore alla sanità — è un politico navigato e ama usare delle iperboli. Come quella che ha scelto per immaginare una politica senza partiti». Per guidare il Trentino, secondo il consigliere provinciale dem, non serve una coalizione senza partiti, ma piuttosto «serve una idea di sviluppo chiara, basata su dei riferimenti valoriali che non devono essere nascosti ai cittadini». Dimostrando anche «il coraggio di rilanciare prospettive di sviluppo».

Della riflessione di Oss Emer, però, Zeni prende anche l’aspetto positivo. Vale a dire, quel richiamo al protagonismo dei territori che sta alla base della stessa trasformazione in atto nel Partito democratico. «Questo stimolo di una maggiore vicinanza ai territori — ribadisce l’esponente dem — va colto».

Ed è proprio qui che il Pd vuole giocarsi la sua partita nella sfida elettorale del prossimo anno contro Fugatti. «Con questo cambiamento nello statuto — commenta Zeni — il partito torna al suo valore originario». Per guardare avanti: «Aprendoci al territorio si potrà affrontare il vero tema strategico: l’idea di Trentino che vogliamo. Rispetto al 2018, anno delle ultime elezioni, il mondo è cambiato completamente». Il Covid, la guerra (e per il Trentino, a voler essere precisi, anche la tempesta Vaia di ottobre 2018) hanno modificato la visione, gli equilibri, le priorità stesse dei cittadini. «La vera sfida, in questo nuovo quadro — conclude l’ex assessore — sarà quella di avanzare proposte forti. Dovremo essere coraggiosi nelle idee che presenteremo nelle valli dove la Lega ha disatteso le promesse».


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