Disagio giovanile, non criminalità diffusa

Gli ultimi atti di violenza accaduti a Rovereto in c.so Rosmini, come appreso dalla stampa locale dove alcuni giovani hanno aggredito un passante che aveva preso le difese di una ragazza in lacrime, hanno, su richiesta di alcuni consiglieri di minoranza, portato la discussione in un consiglio comunale convocato appositamente per trattare la situazione definita “di vero e proprio pericolo”.
Carlo Fait per il circolo PD Rovereto, 31 gennaio 2022

 

Atti simili a quelli ultimamente accaduti in c.so Rosmini e prima nello spazio del Intercity, sempre su c.so Rosmini, non sono assolutamente da sottovalutare ma da analizzare a fondo sia per capire le motivazioni che inducono alcuni giovani a comportamenti asociali e violenti sia per mettere in atto azioni sanzionatorie a norma di legge e percorsi di prevenzione.

Prevenzione e sanzione sono i due binari su cui lavorare per limitare comportamenti asociali che ultimamente, anche a causa della situazione pandemica, si manifestano con una virulenza preoccupante.

Si tratta di condotte che vanno tenute attentamente sotto controllo onde evitare qualsiasi forma di degenerazione, ma che al momento, a quanto le forze dell’ordine riferiscono, non danno certo luogo a situazioni di criminalità diffusa.

Il disagio giovanile si manifesta in molteplici forme, dall’autolesionismo alle dipendenze alle violenze all’isolamento sociale, e per questo è molto importante sostenere quelle associazioni che lavorano con e per i giovani, associazioni sportive, culturali, oratori ma anche quelle dedite ad aiutare i giovani nei percorsi scolastici e di integrazione sociale.

La prima forma di prevenzione inizia dai territori, dalle persone, dalle reti familiari e sociali e più queste saranno forti e strutturate più sarà possibile salvaguardare i giovani da derive asociali e violente.

In conclusione questi fenomeni, a Rovereto ancora entro il perimetro del disagio giovanile, devono essere trattati in primis con la prevenzione e con attente analisi per individuarne le cause, unico modo per rimuoverli, facendo leva sia sull’assessorato alle politiche sociali che sulle molte realtà territoriali di volontariato che vanno sostenute e incentivate anche economicamente. Certamente però la prevenzione dovrà essere accompagnata dai percorsi di risocializzazione previsti dalla legge, anche di natura sanzionatoria onde ridurre i fermenti violenti e ricomporre situazioni degenerate.

La criminalità minorile è tutt’altra faccenda che, se accertata, dovrà essere gestita direttamente dalle forze dell’ordine preposte, coadiuvate da una rete di assistenza sociale, che dovranno applicare sanzioni a norma di legge e percorsi protetti di risocializzazione.

 


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