Presidio del territorio e lotta ai cambiamenti climatici

L’emergenza climatica è riconosciuta come una realtà e la lotta al cambiamento climatico è una priorità a livello internazionale. Al di là della simpatia per la persona e dello slogan semplicistico, quando Greta Thunberg accusa i leader del mondo di fare troppo poco (“sono solo bla bla bla”), evidenzia la necessità di essere più radicali sulle scelte legate a clima ed ambiente.
Luca Zeni, 19 novembre 2021

 

Un territorio come il Trentino, che veicola di se stesso un’immagine pulita, salubre, positiva, deve orientare le sue scelte alla sostenibilità. Il vicino Alto Adige nelle scorse settimane ha dichiarato che punta ad essere il territorio più sostenibile d’Europa. Per questo ho presentato una mozione in Consiglio provinciale con alcune proposte concrete, attuabili da subito, nel campo della ricerca e del presidio del territorio. Purtroppo la maggioranza leghista ha scelto di bocciare questa mozione, con la motivazione che “stiamo già lavorando bene e non c’è bisogno di altro”. Sono molto dispiaciuto di questa chiusura della giunta provinciale, che non pare comprendere quanto sia vitale – sia per il nostro modello di sviluppo economico sia per la qualità della vita di ogni cittadino – rafforzare più possibile le strategie per gestire meglio possibile gli impatti che i cambiamenti climatici hanno e avranno sul nostro territorio. Di seguito il testo della mozione bocciata.

CREARE UN CENTRO STUDI PER LA PREVENZIONE DELLE CALAMITA’

La violenza improvvisa di certe condizioni atmosferiche che stanno devastando anche il nostro territorio è ormai sotto gli occhi di tutti. Ma il Trentino vanta, da sempre, una tradizione importante in materia di prevenzione, che è caratteristica particolare dell’autonomia speciale e proprio su tale premessa è adesso indispensabile avviare nuove e specifiche politiche di sostegno e sviluppo delle attività di ricerca nei settori della previsione meteorologica.

In questa direzione, il Consigliere provinciale del Partito Democratico del Trentino, Luca Zeni, ha depositato oggi una proposta di mozione con lo scopo appunto di rilanciare la ricerca nel settore della prevenzione meteorologica, non solo ai fini turistici, ma anche di tutela del territorio e di salvaguardia dell’economia agricola.

A questo proposito quindi, Zeni propone di impegnare la Giunta provinciale ad attivare un Centro Studi, con tutti i soggetti istituzionali deputati, per individuare i possibili rischi in campo geotecnico, geomorfologico ed idraulico ed indagare, al contempo, la ciclicità dei fenomeni avversi e le modalità idonee a limitarne i danni. Al contempo va aggiornato il “Catasto dissesti” anche con applicativi per la consultazione on-line e va dato vita ad una grande attività di ricognizione e censimento di tutte le opere di protezione realizzate dalla Provincia e dalle Amministrazioni locali al fine di avere un quadro esatto del loro stato di usura e di manutenzione.

 

Proposta di mozione n.

 

COME AFFRONTARE IL CAMBIAMENTO CLIMATICO?

 

La violenza di certe condizioni atmosferiche che stanno devastando il territorio trentino e non solo, impongono un ripensamento complessivo dei sistemi di previsione, prevenzione ed allerta, sistemi che sono tarati forse su modelli ormai datati.

E’ impensabile che in questa terra, che ha fatto dei sistemi di protezione civile uno degli elementi di maggior spicco e di palese concretezza dell’autonomia speciale, alcuni eventi atmosferici di forte intensità riescano a provocare i danni che si sono registrati con il maltempo di queste giornate.

Certo si tratta di una estate del tutto anomala, ma l’impressione generale è che tutto ciò che sta accadendo sia purtroppo il preludio di un radicale cambio di clima e di eventi atmosferici nell’intera area alpina, cambiamento che potrebbe contrassegnare il futuro prossimo delle nostre geografie.

Ciò che sta accadendo con frequenza crescente, non è certamente “colpa” del Trentino, né dei suoi operatori, così come non è possibile individuare un responsabile unico e diverso da certi errori compiuti dall’uomo, eppure la situazione va facendosi sempre più allarmante. Improvvise scariche violentissime di acqua, grandine e vento invadono valli e paesaggi, riducendo la bellezza naturale dei nostri luoghi ad un ammasso di fango e detriti, con danni materiali ed anche di immagine del territorio evidentemente preoccupanti.

A fronte di questa situazione, anziché adottare soluzioni quanto meno estemporanee è invece essenziale attivare ogni possibile strumento di programmazione per capire, ad esempio, il trend di sviluppo di questo andamento climatico bizzarro, almeno per il futuro prossimo. Senza programmazione lungimirante è del tutto inutile pensare a schemi di sovvenzione o di aiuto per le aziende del turismo montano che sono le prime a soffrire di simili situazioni e senza programmazione e studi di lunga deriva sul cambiamento climatico è inutile abbozzare qualsiasi progetto di promozione del turismo trentino, così come di proiezione circa la produzione ortofrutticola e più in generale agricola.

Ormai molti esperti ritengono irreversibile il cambiamento climatico in corso ed indicano che, accanto a urgenti misure volte ad abbattere le emissioni di CO2 nell’atmosfera, sia ormai indispensabile concentrare le energie sulla messa in sicurezza del territorio e su protocolli di intervento da attuare nei casi, sempre più probabili, di eventi atmosferici estremi.

A tale proposito, giova anche ricordare qui la relazione scientifica prodotta dal Gruppo di lavoro intergovernativo I.P.C.C. delle Nazioni Unite e pubblicata in queste ore – ovvero a pochi giorni dall’apertura della prossima Assemblea generale dell’O.N.U., di un vertice del G20 e della Conferenza sul Clima di Glasgow – con la quale si sollecitano le principali potenze del mondo a promuovere una decisiva azione in favore del clima.

E’ quindi giunto il tempo di potenziare subito tutti i centri previsionali e di studio dei fenomeni climatici operanti sul territorio provinciale, investendo nuove risorse nel settore della ricerca di settore, consapevoli che oggi l’andamento delle economie legate all’ambiente può determinare lo sviluppo o la decadenza anche delle realtà territoriali di maggior tradizione e respiro. Va inoltre considerato che l’incolumità della popolazione è messa a forte rischio sul versante idrogeologico e necessita quindi di costanti e programmate azioni di monitoraggio di un territorio come il nostro che, da sempre, manifesta problematiche complesse di tenuta e di vulnerabilità.

Tutto ciò premesso il Consiglio provinciale impegna la Giunta provinciale a:

- avviare da subito nuove e specifiche politiche di sostegno e di sviluppo delle attività di ricerca nei settori della previsione meteorologica, dell’andamento climatico, sopratutto in relazione ai periodi di maggior afflusso turistico e durante le più intense fasi delle principali produzioni agricole del territorio;

- attivare un Centro di Studi previsionali a carattere almeno provinciale, avvalendosi della collaborazione delle Fondazioni “E. Mach” e “B. Kessler”, nonché dei tecnici dei settori della Protezione civile, dell’ Agricoltura e delle Foreste, delle Opere pubbliche, di Meteotrentino e dei Bacini Montani e, non ultimo, del Servizio Geologico, potenziando anche le competenze in campo geotecnico, geomorfologico ed idraulico, per individuare i possibili rischi di esondazioni e frane che possono creari pericoli per la vita delle ed i beni persone ed indagando, nei limiti del possibile, la ciclicità dei fenomeni più avversi; le modalità idonee a limitarne i danni ed i protocolli di intervento rapido per affrontare gli eventi calamitosi nelle loro plurali espressioni;

- potenziare e aggiornare il “Catasto dissesti”, anche con applicativi per la rapida consultazione on line, per un tempestivo e puntuale intervento in caso di evento meteo avverso;

- dare vita ad una importante attività di ricognizione, rilevamento, censimento e monitoraggio di tutte le opere di protezione (caduta massi, frane, valanghe ecc.) realizzate dalla Provincia o dalle Amministrazioni locali, al fine di arrivare ad un quadro deterministico della quantità delle opere di protezione presenti sul territorio, il loro stato d’usura e di funzionalità e, soprattutto, il loro stato di manutenzione (certificati, stato di obsolescenza ecc.) e del responsabile della manutenzione stessa.

 

 

 


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