A.P.S.S.: burocrazia cinica e ridicola

A volte la burocrazia, nel farsi veicolo di servizi importanti e preziosi come quello delle “cure palliative”, riesce a diventare dapprima fredda e poi perfino tragicamente cinica e ridicola.
Trento, 1 ottobre 2021

In proposito – e sulla scorta di uno specifico e documentato caso – il Consigliere provinciale del P.D. Luca Zeni he presentato una interrogazione dopo che l’A.P.S.S. ha inviato una richiesta di compartecipazione alla spesa per le “cure palliative”, per l'imponente somma di euro 3,00.= (tre/00.=), all persona destinataria di tali cure, purtroppo, scomparsa da oltre due mesi. Al di là della più che comprensibile amarezza dei familiari, ciò che colpisce è la pervicacia di certa ottusità burocratica. Infatti, non essendo stato ovviamente pagato l'importo richiesto alla defunta, con vera solerzia l’A.P.S.S. ha provveduto ad inviare un sollecito di pagamento al “cliente” inadempiente, con il conseguente aggravio delle spese.

Il Consigliere Zeni, prendendo spunto da tale paradossale vicenda, interroga quindi la Giunta provinciale per sapere se l'utenza, sotto una soglia minima, può essere esentata dalla compartecipazione alle spese per le “cure palliative”; se l’A.P.S.S., avendo una sua banca dati, non è in grado di inviare costi e solleciti ai familiari viventi anziché ai defunti; se si è conoscenza delle procedure connesse all'azione di recupero crediti nei confronti di una persona deceduta e dei suoi eventuali eredi.

 

IL TESTO DELL'INTERROGAZIONE

 

L’umanizzazione nella burocrazia delle cure palliative

 

Uno dei momenti più difficili da affrontare per ogni persona e per ogni famiglia, è quello del fine vita di una persona amata. Affrontare la fase terminale di una malattia spesso lunga e dolorosa mette a dura prova anche le famiglie più unite, ed una delle priorità per la sanità pubblica deve essere la ricerca di ogni strumento che possa creare il miglior contesto possibile per affrontare tale sofferenza.

A questo fine nel corso degli anni in Trentino è stata creata la rete delle cure palliative e la rete delle cure palliative pediatriche, con professionisti preparati ed attenti, sia nell’assistenza a domicilio, sia all’interno degli Hospice realizzati a Mezzolombardo, Trento, Mori.

Oltre all’assistenza clinica, risulta particolarmente importante la capacità di creare una relazione tra professionisti sanitari, paziente e familiari, in applicazione di quel principio di umanizzazione che ormai da molti anni è indicato come la stella polare per una sanità più vicina alla persona.

Con la presente interrogazione si intende segnalare il rischio che gli obiettivi cercati e i percorsi positivi avviati siano in parte vanificati dalla fredda e cinica applicazione di meccanismi burocratici.

Ci viene infatti segnalato, come da documentazione che si allega, che la compartecipazione per le cure palliative, quando prevista, sia indirizzata, anche per cifre davvero modeste, alla persona deceduta.

Nel caso segnalato, ai familiari di una giovane moglie e madre deceduta, è stata recapitata in data 1 luglio 2021 una lettera indirizzata alla donna stessa, oltre 2 mesi dopo la scomparsa, per il pagamento di 3,00 (tre) euro come quota di compartecipazione per “assistenza domiciliare integrata – cure palliative – quota oraria assistenza domiciliare”, con bollettino allegato, con destinatario indicato il nome della “cliente”.

La comprensibile reazione di una famiglia, che da poco ha perso una moglie e una madre, è di dispiacere e indignazione per una lettera che l’Azienda sanitaria avrebbe dovuto sapere essere rivolta ad una persona scomparsa, peraltro con un retrogusto di ridicolo per la richiesta di pagamento di 3 euro.

Peraltro, essendo la destinataria della missiva deceduta, non ha evidentemente provveduto a pagare i 3 euro richiesti per le sue cure palliative, e così in data 16 settembre 2021 l’azienda sanitaria ha provveduto ad inviare un sollecito di pagamento alla “cliente” inadempiente, da effettuare entro 15gg, o “l’ufficio provvederà al recupero del credito ai sensi di legge, con l’aggravio delle spese”.

In questo caso per la famiglia l’indignazione non è dovuta tanto al pagamento di una cifra così modesta da non giustificare una procedura amministrativa in un settore così delicato come quello delle cure palliative, ma il fatto di vedere la richiesta indirizzata alla moglie e madre scomparsa.

 

Tanto premesso

interrogo l’Assessore competente per sapere:

 

  • se non si ritenga opportuno, vista la delicatezza dell’ambito delle cure palliative, individuare una quota di compartecipazione minima, al di sotto della quale ritenere esente il destinatario e la sua famiglia dal pagamento, per evitare di sfiorare il ridicolo, riaprendo ferite dolorose con richieste di pagamento di soli 3 euro;
  • per quale motivo, risultando nella banca dati dell’Azienda sanitaria il decesso di un proprio assistito, la stessa non invii la richiesta agli eredi, invece che al defunto;
  • se non si ritenga opportuno prevedere, all’interno del percorso delle cure palliative, la possibilità di concordare con la famiglia un referente per ogni comunicazione che l’Azienda sanitaria dovesse svolgere, comprendendo anche quelle relative a eventuali pagamenti, per evitare di inviare richieste di pagamento e solleciti ad una persona deceduta;
  • se si è a conoscenza del fatto che l’avvio di un’azione di recupero credito nei confronti di una persona deceduta comporterebbe l’interruzione della procedura e la necessità di riassumerla nei confronti degli eredi, e per tale motivo le richieste di pagamento, quando si è a conoscenza della morte del debitore, dovrebbero essere richieste agli eredi dello stesso.

 

 

A norma di Regolamento chiedo risposta scritta.

Distinti saluti

 

                                                                                                                   Cons. Luca Zeni

 

 

 

 


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