Valdastico, un progetto arrogante e inesistente

A più di un anno dall’annuncio, la giunta provinciale ha recentemente approvato il documento preliminare che da avvio all’iter di variazione del Piano Urbanistico Provinciale (Pup), necessario per inserire nella pianificazione provinciale la previsione del completamento autostradale della Valdastico con sbocco a sud di Rovereto.
Alessio Manica, "Corriere del Trentino", 25 luglio 2021

L’opera sta così tanto a cuore a Fugatti e alla Lega che era lecito aspettarsi un documento articolato, ricco di dati e analisi, con motivazioni tecniche e politiche dettagliate a supporto della soluzione viabilistica proposta, in grado anche di assicurarne la coerenza con i vari piani strategici provinciali e con gli indirizzi di sviluppo nazionali, euroregionali ed europei. Invece, ancora una volta, nulla: il vuoto pneumatico, figlio dell’arrogante supponenza di questa esperienza di governo. Come se per sventrare montagne, deturpare ecosistemi, deviare sorgenti, sfregiare il paesaggio delle valli del Leno con viadotti e caselli e costruire enormi discariche e annosi cantieri bastasse l’opinione del presidente Fugatti, o una stretta di mano dello stesso con Zaia o i Benetton, prontamente osannato — non sia mai — da un comunicato glorificante di questo o quel consigliere o parlamentare leghista. E così l’unica ragione rinvenibile nel documento a supporto di questo atto di violenza territoriale sta — tautologicamente — nella volontà politica, in un impegno elettorale a cui ora si deve tenere fede. Nonostante nella pubblica amministrazione, al fine di garantire sempre l’interesse pubblico, anche il più banale degli atti amministrativi necessiti di motivazione, Fugatti e i suoi sodali si ritengono talmente al di là del bene e del male da pensare che basti la propria opinione a giustificare il peggior sfregio che il Trentino abbia recentemente conosciuto.

E poco importa che il Consiglio di Stato abbia recentemente confermato l’illegittimità di una previsione di completamento della Valdastico che si limiti al tratto veneto e quindi l’azzeramento di fatto di un iter che doveva portare a una soluzione condivisa; o la pubblicazione di uno studio della società autostradale Serenissima che smentisce la fattibilità tecnica e sopratutto ambientale dell’ipotesi di sbocco a sud di Rovereto; o l’assenza di un accordo con lo Stato e con il Veneto per lo sbocco a sud di Rovereto, che però si vuole ora inserire nel Pup; o la richiesta fatta alla società autostradale Serenissima di stralciare il completamento della Valdastico dal novero delle opere funzionali al rinnovo della concessione della A4, peraltro in scadenza. È ormai evidente come la giunta provinciale voglia modificare il Pup per inserire una previsione che nessun’altro vuole; con l’aggravante di farlo senza la benché minima argomentazione che ne dimostri l’utilità. Forse perché le argomentazioni a favore dell’intervento proprio non esistono.

Di quest’opera si parla da cinquant’anni e tutti gli studi sul traffico effettuati rilevano una scarsa domanda rispetto alla Valdastico e comunque solo se alternativa rispetto all’asse della Valsugana. Perché, anche se il raddoppio della strada è stato inserito nel programma della giunta, nel documento preliminare per la Valdastico non se ne fa menzione e non se ne valutano gli effetti sui flussi di traffico? E perché non si valutano gli effetti sul traffico conseguenti allo sviluppo del quadrante di Verona o al raddoppio della ferrovia del Brennero? O ancora al potenziamento della ferrovia della Valsugana? E perché nel documento non si valuta la coerenza di quest’opera con gli indirizzi strategici del Recovery Fund o del Green Deal Ue o della strategia europea per la mobilità o di quella alpina prodotta dell’Euregio? E laddove invece il documento richiama questo o quell’atto di indirizzo provinciale, tutti o quasi sono in netto contrasto con l’idea della Valdastico. «Anche se fosse una cattedrale nel deserto sembra dire Fugatti, la voglio io...». «E io sono io e voi non siete un c...», per citare Alberto Sordi nel Marchese del Grillo.

Come se non bastasse c’è anche un’altra enorme carenza nel documento, che è l’assenza di una soluzione progettuale, dato che ben ci si guarda dal richiamare il tracciato ipotizzato. Si chiede cioè al Consiglio provinciale, e quindi ai trentini, di inserire nel principale strumento di pianificazione della Provincia la previsione di un’infrastruttura di questo genere senza dati, senza analisi e anche senza un’ipotesi progettuale. Su cosa dovrebbero esprimersi i consiglieri, gli enti locali, i portatori di interesse e i cittadini? Come si può valutare senza lo straccio di un dato sui flussi di traffico, sull’impatto ambientale, sui costi dell’opera e perfino senza un’ipotesi progettuale? Non basta qualche vacua affermazione sulla sostenibilità ambientale ed economica e sulle «magnifiche sorti e progressive» a cui andrà incontro il distretto produttivo della Vallagarina grazie a questo collegamento autostradale. E ancora di meno basta la volontà politica del presidente Fugatti, della giunta provinciale e del suo partito, perché non è così che funziona in democrazia.

A questo vuoto e a questo atteggiamento va opposto con forza il dissenso motivato che già i territori hanno espresso, trasformando la fase partecipativa prevista dall’iter di approvazione del documento preliminare in un’assunzione di responsabilità collettiva da parte della comunità trentina, allo scopo di fermare questo progetto evitando che la giunta provinciale compia un gesto irreparabile a danno di tutti i trentini e delle future generazioni.


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