Valdastico,opera inutile: fermiamoci

Dopo la sentenza della Cassazione, faccio un appello a Zaia e Fugatti: dimenticate il progetto della Valdastico. Si tratta di un’opera inutile, che non si paga. Nell’eterna discussione sulla Valdastico, vorrei cogliere lo spunto della sentenza della Cassazione pubblicata la scorsa settimana per sottoporre alcuni ragionamenti a voce alta ai governatori Zaia o Fugatti.
Alessio Manica, "Corriere del Trentino", 11 febbraio 2021

Riflessioni che faccio sorvolando sui temi della sostenibilità economica e ambientale, sulla funzionalità trasportistica e sulla coerenza con il modello futuro della mobilità alpina, argomenti noti per chi da anni segue la questione. Alla notizia della bocciatura definitiva dell’iter progettuale partito dieci anni fa, che nei fatti ferma completamente l’iter realizzativo della Valdastico, si può reagire d’orgoglio mostrando i muscoli oppure ci si può fermare e analizzare la situazione all’oggi.

La reazione muscolare è quella che la giunta ha messo subito in campo per mezzo del dirigente generale, annunciando una variante al Piano Urbanistico Provinciale entro due o tre mesi per inserire nella pianificazione la previsione dell’uscita della Valdastico a Rovereto sud, cavallo di battaglia della propaganda elettorale leghista nonostante lo stesso progetto di fattibilità della concessionaria bocci tale ipotesi senza appello. Meglio sarebbe quindi incanalare le risorse della dirigenza verso le opere da mandare avanti o in affanno come la Loppio-Busa, in forte ritardo, o la ferrovia, su cui lavorare con ogni energia. Analizzare la situazione oggi vuol dire invece osservare ad esempio l’elemento tempo a partire da quello, immenso, trascorso dall’ideazione della Pirubi: 53 anni fa.

L’idea di strade ovunque è abbandonata ormai da anni. Oppure riconoscere il tempo in cui viviamo come quello delle grandi questioni ambientali e climatiche, che accelererà la ricerca di sostenibilità e all’interno di essa un passo in avanti netto verso la mobilità ferroviaria: lo pensa l’Europa, lo pensa l’Italia. Va poi annotato anche il tempo, scarso, che manca alla scadenza della proroga della concessione dell’A4: il 2026 è già qui. Il perenne tentativo o annuncio di fare la Valdastico ha già fatto il suo lavoro, si può anche smettere. Legato a questo termine c’è il tempo enorme che si impiegherebbe eventualmente a rifare da capo le procedure: la Cassazione ha azzerato un iter che in 10 anni nemmeno aveva finito un progetto definitivo e parziale!

Rendendo pubblico il progetto l’anno scorso abbiamo squarciato il velo di silenzio della giunta leghista - alla faccia della retorica sul protagonismo dei territori — mostrando come solo per il cantiere siano necessari tre lustri: si ritiene seriamente di riproporre un’opera che se va bene vedrebbe la messa in funzione tra 25 anni? Cioè dopo l’entrata in funzione del tunnel del Brennero? Poi c’è il tempo inteso come fase in cui viviamo, e questa a me pare quella giusta per andare in Europa e contrattare un investimento diverso, che non sia quello della Valdastico ma quello su nuovi collegamenti ferroviari, a cominciare dal Trento-Venezia. In questo modo il concessionario potrebbe investire ciò che si era impegnato a spendere ma su un’opera per il futuro e non su un residuato progettuale del passato. È il modello dell’A22 che da 20 anni accantona utili da investire non su nuove strade bensì sulla ferrovia del Brennero.

Per il Veneto vorrebbe dire iniziare a realizzare quel Piano Regionale dei Trasporti, approvato lo scorso anno, che è pieno di ferrovie su cui si vuole investire sia in ottica locale sia internazionale, e che invece dedica alla Valdastico due righe distrattamente e senza nemmeno collocarla in un ragionamento di sistema, a dimostrazione che la Valdastico non è strategica, economicamente e trasportisticamente, nemmeno per il Veneto ma è solo una necessità legata al rinnovo della concessione autostradale. In fondo lo sappiamo, i veneti sono ottimi imprenditori e i dati sulla sostenibilità economica della Valdastico parlano chiaro: è un’opera che non si paga. Governatori, la sentenza della Cassazione è una grande opportunità: cogliete l’attimo, girate pagina.


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