Degasperi, un modello non un monumento

Si monumentum requiris, circumspice». Se cerchi il monumento, guardati attorno. È l'iscrizione che il figlio di Christopher Wren, il principale architetto della ricostruzione di Londra dopo l'incendio del 1666, fece apporre sulla tomba di suo padre: una semplice lapide nella cripta del più importante edificio da lui ridisegnato, la Cattedrale di St. Paul.
Giorgio Tonini, 29 settembre 2020

Mi è tornato alla mente questo piccolo episodio storico, quando ho visto che uno dei candidati a sindaco di Trento, Marcello Carli, iniziava la sua campagna elettorale lanciando la proposta di dedicare ad Alcide Degasperi l'attuale piazza Venezia. Carli cercava e voleva un (altro) riconoscimento simbolico al grande statista trentino, mentre avrebbe fatto meglio a "guardarsi intorno". Si sarebbe accorto che il vero monumento a Degasperi era la vivente attualità della sua visione politica, al punto che ad essa si andava ispirando la coalizione che sarebbe poi risultata vincente, con più della metà dei voti dei trentini, fin dal primo turno. Non voglio dire con questo che la coalizione «SìAmoTrento» possa rivendicare un qualche diritto su una eredità che appartiene a tutti i trentini e a tutti gli italiani. È semmai il contrario: con umiltà, la nostra coalizione si è posta sulle orme del grande statista, provando a metterne in pratica la lezione. Innanzi tutto sul piano delle grandi discriminanti ideali, a cominciare dall'intreccio tra europeismo e autonomia, il contrario del sovranismo nazionalista attualmente egemone nel centrodestra; dalla centralità della questione sociale e del lavoro nel quadro di un'economia di mercato, l'esatto contrario del populismo demagogico e divisivo; o dalla sintesi tra ispirazione cristiana e laicità, tolleranza, apertura, contro l'uso politico della religione, finalizzato ad alimentare divisioni e discriminazioni.

Ma la lezione degasperiana è stata alla base anche della formula politica risultata vincente. Degasperi fondò un grande partito politico: democratico e popolare, nazionale, autonomista ed europeista. Non una lista civica, né un partitino identitario e minoritario. Un partito grande e forte, che tuttavia era tale proprio perché non si pensava come autosufficiente, risolto in un ceto politico autoreferenziale, ma si alimentava di relazioni robuste e intense: con la società civile, attraverso quello che allora si chiamava "collateralismo" e si concretizzava nel rapporto con una vasta area civica e sociale, di movimenti, organizzazioni e associazioni, di corpi intermedi, di mondi vitali; ma anche sul piano politico, costruendo attorno a sé con pazienza e generosità un sistema di alleanze, mai facile e scontato, ma indispensabile, non solo a vincere, ma anche a rappresentare e a governare una società complessa e pluralista come quella italiana.

La coalizione che si è ritrovata attorno alla candidatura di Franco Ianeselli si è ispirata a questo modello, che è riuscita a far vivere in termini originali e innovativi, sulla base della consapevolezza di abitare un tempo che ovviamente non è quello di Degasperi e un contesto sociale e culturale che è ben diverso da quello del secolo scorso. La coalizione ha avuto come asse portante il Partito democratico, che nel voto si è confermato il primo partito della città. Un partito nazionale, popolare, europeista e autonomista. Un partito grande e forte, che non si è chiuso nella presunzione velleitaria di un'impossibile autosufficienza, ma ha promosso un percorso alla pari con altre forze, politiche e civiche, tradizionali e nuove, di centrosinistra. E ha cercato, ricostruito e ritrovato, dopo le irresponsabili rotture del 2018, una intesa nuova, solida e cordiale, con il Partito autonomista.

Ampia era la rosa di possibili candidati a sindaco della coalizione. Quella di Franco Ianeselli è risultata la personalità che meglio poteva esprimere, in una sintesi unitaria, la ricchezza pluralista dell'area che si andava costituendo. Una personalità di chiaro e netto orientamento democratico e riformista, come tale capace di rappresentare al meglio e appieno la sensibilità del Pd, ma uomo della società civile organizzata e non di partito, quindi in grado di dare voce ad una più vasta area civica e sociale, ad antiche organizzazioni e a nuovi movimenti. E poi, elemento decisivo della convergenza su Ianeselli, la sua capacità di perfezionare in modo concludente il dialogo col Patt, grazie ad una storia di rapporti trasparenti e positivi dell'allora segretario della Cgil col mondo autonomista.

Sarebbe dunque sbagliato leggere la vittoria di Ianeselli in chiave di contrapposizione tra politica e società civile, o tra partiti e civismo. È semmai il contrario. Anche grazie ai guasti prodotti dalla destra leghista e sovranista, è maturata una nuova consapevolezza politica in tanti ambienti sociali e civici, che ha potuto incontrarsi con forze politiche a loro volta rese più aperte, generose e responsabili dalla portata storica della posta in gioco.

Questa convergenza vincente attende ora la conferma, per certi versi decisiva, della vittoria della coalizione tra civici, autonomisti e centrosinistra che, in modo autentico proprio perché sofferto, si è costruita a Rovereto attorno al sindaco Francesco Valduga. È l'esito del confronto nella città della Quercia, insieme a quelli di Arco e Riva, che stabilirà infatti se il successo del centrosinistra a Trento è l'eccezione urbana in una provincia divenuta leghista, o se invece l'orientamento prevalso a Trento può saldarsi con un movimento diffuso, democratico, autonomista e civico, che parrebbe la cifra prevalente anche nelle borgate e nelle valli. Pergine ai civici, Mori ai democratici, Cles agli autonomisti e poi Lavis e Dro dove vincono insieme, fino alla clamorosa riscossa della Ual in Val di Fassa, dicono che la vittoria leghista del 2018 non ha messo radici profonde e può dunque rivelarsi effimera, se sfidata da una proposta alternativa solida e credibile.


Questo è il livello politico al quale si colloca l'ambizione del Pd. Non certo ad avere questo o quel riconoscimento negli assetti di questo o quel comune. Il Pd è orgoglioso e felice di aver portato Franco Ianeselli a ricevere il testimone da Alessandro Andreatta. E l'abbraccio del nuovo sindaco con la infaticabile segretaria del Pd dice più di mille parole che il Pd non ha nulla da chiedere al sindaco perché non può pensare il sindaco come altro da sé. Si monumentum requiris, circumspice.


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