Per crescere è necessario un nuovo patto tra le città

Ha ragione Enrico Franco quando indica nella sinergia tra medie e piccole città uno degli ambiti più promettenti per consolidare lo sviluppo e il benessere dei territori.
Franco Ianeselli, "Corriere del Trentino", 25 giugno 2020

 

È vero in senso lato ed è vero per un territorio come il nostro, dove anche grazie a una politica delle interdipendenze e della cooperazione tra aree urbane e rurali si sono storicamente costruiti livelli di coesione sociale, sviluppo economico e crescita demografica migliori che altrove.
Proprio per questo, una delle prime retoriche contro le quali mi sono espresso da candidato sindaco per la coalizione «SìAmoTrento» è stata quella, superficiale e sbrigativa, dello scontro tra città e valli. Una narrazione che la giunta provinciale tende ancora a cavalcare non capendo, o fingendo di non capire, che l’equazione per la quale «tagliare» alla città consentirebbe di «dare» alle valli è del tutto falsa e fuorviante.

Chiarito questo, è del tutto evidente che la città di Trento può e deve dare molto a tutto il territorio non solo in termini di servizi, ma anche di sviluppo di tecnologie, di sperimentazioni che riguardano la macchina amministrativa, d’investimenti in mobilità sostenibile, di formazione d’alto livello, di offerta culturale, di innovazione. Un’innovazione capace di trasformarsi in benessere con ricadute nella vita quotidiana delle persone. Un’innovazione che non si accontenta di annoverare uno dietro all’altro brevetti o soluzioni tecnicamente avanzate però del tutto scollegate dalle nostre abitudini e dalle azioni della comunità, ma che è al contrario concentrata a «mettere a terra» tutto questo lavoro di ricerca affinché si sedimenti nelle nostre vite. In questo delicato percorso il nostro territorio ha potuto beneficiare per anni di un Sistema pubblico dell’Alta Formazione e della Ricerca (STAR) che ha garantito al Trentino una dimensione aperta e internazionale. Un sistema di attori ambiziosi nella progettazione ma locali nelle fondamenta, interessati, pur con tutti i passi falsi e le difficoltà, a perseguire quella transizione che Enrico Franco individua nel passaggio a City of people, città-comunità «intelligenti» che sono anche città-comunità «delle persone».

Proprio pensando alla difficoltà ma anche alla necessità di far diventare intelligente la città sociale, e sociale la città intelligente, ho letto con preoccupazione degli effetti che gli ulteriori tagli della Provincia stanno producendo nel finanziamento delle nostre fondazioni di ricerca. Nel mirino è finita Fbk: così dopo progressivi arretramenti nel finanziamento degli istituti umanistici, la fondazione ora è colpita nel comparto scientifico e tecnologico, e i primi effetti si vedono già nella riorganizzazione del Centro per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione diretto da Paolo Traverso. Sappiamo bene che la crisi finanziaria ed economica ha ridotto le risorse che sostenevano la nostra autonomia. Ma sappiamo altrettanto bene che non è attraverso tagli lineari che salvaguarderemo le nostre prospettive future. È necessario dunque che non si lascino defilate strutture e persone preziose, considerando anche la loro capacità di concorrere con successo all’acquisizione dei fondi e dei progetti che tanto a Bruxelles quanto a Roma verranno attivati per la ripresa post Covid del nostro paese. Allo stesso modo, è necessario prendere coscienza che dietro alla crisi che stiamo attraversando non vi sono solo fantasmi, e che anzi, proprio a causa di un’emergenza sanitaria che ha radicalmente cambiato ovunque le abitudini di vita, il nostro territorio si ritrova a disporre di strumenti competitivi.

Credo allora vada definitivamente accolta la sfida a una più strategica, regolare e sistematica relazione tra Trento e Bolzano e tra Trento e Rovereto. Così da approfondire idee, prospettive e progetti per le comunità cittadine e per la comunità regionale tutta. Superando quegli equilibrismi che talvolta sembrano contraddistinguere i rapporti tra le città della regione. Guardando a sud di Trento penso allora che il luogo in cui realizzare il principale ospedale della provincia, la città dove insediare un dipartimento universitario o chi più beneficia del Muse e del Mart non possono essere temi oggetto di una continua logica compensatoria. Guardando invece a nord, sono convinto che un rapporto più profondo tra le eccellenze della ricerca trentina e il tessuto produttivo sudtirolese possa produrre sviluppi fecondi.

 


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