Rivedere i patti con Roma, Tonini: "Strada obbligata"

TRENTO Per una volta il fronte è praticamente comune: la richiesta — avanzata venerdì dai governatori Maurizio Fugatti e Arno Kompatscher — di congelare per due anni i patti con Roma (per Trento un’operazione da 430 milioni all’anno) mette d’accordo tutti. Maggioranza e opposizioni.
"Corriere del Trentino", 19 aprile 2020

 

Che non solo considerano «ragionevole» la linea delle due Province, ma salutano anche con un certo sollievo una ritrovata — e per certi versi insperata — unità tra Trento e Bolzano. Almeno in questa partita.

«La richiesta di sospensione è corretta» ribadisce il capogruppo del Patt Ugo Rossi, che già all’indomani delle prime prospettive tracciate da Fugatti aveva mostrato di sostenerne l’intento. «L’importante è che la logica alla base del Patto di garanzia, che prevede che lo Stato non possa modificare gli accordi unilateralmente, rimanga inalterata» precisa l’ex governatore. Che però non si accontenta. E chiede alla giunta uno scatto in più: «Mi auguro che l’esecutivo non attenda la risposta del governo prima di elaborare una manovra di un certo peso. Bolzano sta andando avanti». Discorso simile per quanto riguarda la richiesta di poter aumentare il ricorso al debito. «Lo dico da inizio legislatura — sottolinea Rossi —. Finora però la giunta non ha chiesto nulla allo Stato». Anche se il margine per ricorrere al debito non è tutto nelle mani di Roma: «Con le norme di oggi — spiega l’autonomista — è possibile contrarre debito per investimento. Si potrebbe arrivare a 180 milioni».

Mantiene la sua posizione anche Giorgio Tonini. «Quella di Trento e Bolzano è una proposta legittima, fondata e intelligente» commenta il capogruppo del Pd. «Se si va — aggiunge — verso un allentamento dei vincoli del debito a livello europeo e a livello statale, è chiaro che di questo allentamento vanno rese partecipi anche le Autonomie».
La direzione, dunque, «è ragionevole». Anche perché, aggiunge, «non si è chiesto un azzeramento degli accordi: sarebbe stato pericoloso». Di più: la richiesta di sospensione, di fatto, rappresenta una «strada obbligata». «In un momento eccezionale, le due Province, che hanno una massa enorme di competenze che non pesano sulle casse dello Stato, devono poter essere alleggerite dagli obblighi». Con un tassello in più: «L’azione comune di Trento e Bolzano è un’ottima notizia e fa ben sperare. Se Trento e Bolzano si presentano separati, Bolzano si indebolisce e Trento scompare».

Più pungente Paolo Ghezzi. «Per una volta Fugatti ha fatto una mossa insieme a Kompatscher» sorride il capogruppo di Futura. «Magari — prosegue — potrebbe copiare anche la manovra anti-crisi di Bolzano che è molto più incisiva». Ma nonostante le frecciate, Ghezzi approva la richiesta di sospensione: «È ragionevole e politicamente percorribile» dice il capogruppo, che sul debito osserva: «Quando la nave rischia di affondare non è più tabù». E inviata a un confronto con l’opposizione. Guardando a una prossima rinegoziazione dei patti «per il rispetto degli impegni finanziari che appartengono a una logica di solidarietà nazionale, che non va cancellata a maggior ragione dopo questo caos interregionale della gestione pandemia». La conclusione è ancora aspra: «Se emergesse che la gestione dell’emergenza nelle Rsa della Provincia è stata tra le peggiori d’Italia perché Roma dovrebbe fare sconti o regali a Trento?».

Condivide lo stop ai patti anche Filippo Degasperi. Che avrebbe usato toni «ben più perentori»: «In questi anni abbiamo versato soldi allo Stato per il risanamento dei conti pubblici. Ma di quel risanamento non c’è mai stata traccia». Di più: «Abbiamo rinunciato a risorse — incalza il consigliere di Onda — che sono state usate per una gestione allegra del bilancio statale». Più critico Degasperi sul tema del debito che, osserva, «in Trentino non è stato fatto nel modo più efficiente possibile». Un esempio su tutti: «Patrimonio del Trentino ha contratto un nuovo debito per pagarne uno pregresso. Un campanello d’allarme». L’invito di Degasperi alla Provincia, già lanciato in passato, è di procedere direttamente «senza intermediari».

Giudizi favorevoli alla mossa delle Province dalla maggioranza. «Un’iniziativa di buonsenso» assicura Claudio Cia (Agire). «In un’emergenza che sarà anche economica — sottolinea — è opportuno che Roma lasci le risorse sul territorio e che sia la politica locale a individuare le misure a sostegno delle aziende provinciali». E l’unione ritrovata tra Fugatti e Kompatscher? «Per camminare insieme — spiega l’assessore regionale — bisogna dialogare. Personalmente ho sempre colto disponibilità al dialogo da parte di Fugatti. Ma bisogna essere in due. Sarebbe importante recuperare uno spirito regionale per dare forza a una linea comune». Minimizza sulle divisioni Giorgio Leonardi: «Non vedo una grande distanza tra le misure di Trento e Bolzano» sottolinea il consigliere di Forza Italia e assessore regionale. Che sposa la linea della sospensione dei patti: «In questo momento serve liquidità immediata. I prossimi due anni saranno impegnativi e al di là dei proclami del governo, alla gente servono soluzioni concrete».

 


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