Trento e Bolzano divise, Maestri all’attacco: «Il riferimento sia l’Euregio, non il Veneto»

Solo poche settimane fa la divisione si era consumata sui futuri rapporti con Roma. Se da una parte il governatore trentino Maurizio Fugatti aveva anticipato l’intenzione di voler rimettere mano a quegli accordi stipulati in passato per rimodulare il sostegno provinciale alle casse statali in vista di manovre da lacrime e sangue, dall’altra il Landeshauptmann Arno Kompatscher aveva fatto capire senza mezzi termini di non voler toccare quelle intese.
M. Giovannini, "Corriere del Trentino", 15 aprile 2020

Affidandosi piuttosto allo strumento della neutralità fiscale per garantire le casse dell’autonomia.

Visioni diverse, che in queste ore si sono arricchite di un ulteriore tassello: le ultime ordinanze, firmate il giorno di Pasquetta in regione, hanno mostrato infatti due strategie diverse da parte dei due governatori. Con Fugatti che non ha concesso nulla sul fronte dei divieti individuali aprendo però i cantieri all’aperto e con Kompatscher che invece ha deciso di togliere qualche limitazione, permettendo ad esempio uno spostamento a livello provinciale per poter far visita a compagni e figli.

Una distanza che non è passata inosservata. «La pandemia — riflette la segretaria del Pd trentino Lucia Maestri — ha messo in evidenza la pesante frattura tra Trento e Bolzano, alimentata dall’assenza di dialogo tra i due governatori. Il risultato è che in due territori limitrofi valgono regole diverse». Un quadro che Maestri non esita a definire «preoccupante»: «Non si riesce a fare un ragionamento unitario. E questo pesa nei rapporti con Roma». Tanto più, aggiunge l’esponente dem, che nel dialogo con il governo nazionale la divisione penalizza soprattutto il Trentino, perché l’Alto Adige ha «una capacità di trattativa diversa». Non solo: «Il nostro riferimento — avverte Maestri — dovrebbe essere l’arco alpino, dovremmo rafforzare la dimensione regionale ed euroregionale. Invece si guarda più a Veneto e Lombardia, a regioni con lo stesso seme politico che dimostrano, però, approcci completamente diversi all’emergenza». La conclusione è lapidaria: «C’è un’agenda completamente da riscrivere. Il cambio di giunta ha portato a uno straordinario cambio di passo, in peggio, nei rapporti con Bolzano».

Non la pensa così Mirko Bisesti. «Posso testimoniare — precisa il segretario trentino della Lega — che Fugatti si interfaccia con Kompatscher». «Di sicuro — prosegue Bisesti — non c’è alcuna sudditanza del governatore trentino nei confronti di quello altoatesino ed è giusto e doveroso che sia così». Il dialogo, dunque, c’è. Anche se questo non sempre porta con sé azioni coordinate: «A volte si riesce, altre non è possibile. Le visioni possono anche essere differenti» spiega l’assessore. Che non ne fa un dramma: «Siamo due Province autonome». Ma i rapporti, avverte il segretario, vanno curati non solo a Nord: «Fugatti guarda alle mosse di Veneto e Lombardia? Io ne coglierei l’aspetto positivo, di un presidente che dialoga a 360 gradi». Non si scompone nemmeno Karl Zeller. Che anzi condivide la necessità di seguire due strategie diverse a livello regionale nell’affrontare l’emergenza. «Del resto — allarga le braccia il vice Obmann della Svp — la situazione in Trentino è più grave rispetto a quella dell’Alto Adige. Mi dispiace che in Trentino il virus abbia avuto un impatto più forte, ma è un dato di fatto che l’Alto Adige ne sia uscito con meno contagi». Proprio il quadro differente sul fronte dei contagi e delle terapie intensive giustifica, secondo Zeller, le scelte diverse «in due Province autonome». Le polemiche legate al differente passo tra Trento e Bolzano, conclude l’esponente Svp, sono dunque «inutili»: «L’obiettivo di tutti, anche di Fugatti, è di riaprire più presto possibile. Ma non è così semplice».

«Il confronto con Kompatscher e Platter c’è» conferma lo stesso Fugatti. «Ci possono essere — conclude — sensibilità diverse, ma non c’è divisione nelle scelte».

 

 


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