«Trento può rimanere una anomalia valoriale e politica nel Nord leghista»

Ad Alberto Pacher scappa un sorriso: di fronte ai continui richiami di questi giorni al «comunismo», indirizzati dal centrodestra al candidato sindaco Franco Ianeselli, l’ex primo cittadino di Trento torna indietro con il pensiero agli anni Novanta.
M. Giovannini, "Corriere del Trentino", 17 gennaio 2020

 

E ricorda un inizio di carriera politica che forse in pochi rammentano: il «comunista», a quel tempo, era lui, candidato come indipendente nel Pci e — nonostante questo — chiamato da Lorenzo Dellai in giunta. Oggi Pacher osserva lo scenario politico dall’esterno. E annuisce soddisfatto di fronte alla ritrovata unità del centrosinistra e alla scelta del candidato sindaco.

Franco Ianeselli dunque è il candidato giusto?

«Sono molto contento. Ianeselli è una persona che ha maturato una esperienza molto importante nel sindacato. E non parlo solo del lavoro svolto all’interno della Cgil: da segretario generale si è relazionato con la città, con la Provincia, con i mondi produttivi, ma anche con le situazioni di fragilità e debolezza che esistono anche a Trento».

Gli anni di trattative dunque possono essere un punto a favore?

«Certo. Essere ai vertici di una realtà complessa come la Cgil è stato un training importante per riuscire ad amministrare la città. Il compito di un sindaco è certamente quello di avere una visione di città, ma è anche quello di saper tenere insieme interessi e aspettative diverse, a volte anche confliggenti. Quando pensavo alle caratteristiche di un buon candidato sindaco avevo in mente proprio questo».

Alla fine a sbloccare la situazione è stato il Patt. Si aspettava questa mossa?

«Sinceramente sì. Ho avuto occasione di conoscere le Stelle alpine e so che è un partito che pone attenzione al territorio. Anche il Patt, in fondo, ha capito che l’azione del governo provinciale va contro la città di Trento. Basti pensare al tema dell’immigrazione e dell’accoglienza: la giunta ha chiuso tutti i luoghi di integrazione sul territorio, anche quelli che funzionavano bene come Lavarone, per concentrare tutto su Trento. Anche la persona più sprovveduta non potrebbe non cogliere il disegno politico che sta dietro queste mosse. Il Patt se ne è reso conto e ha compiuto un passo importante».

Questo ha permesso al centrosinistra e al Patt di precedere il centrodestra nella scelta del candidato. Un fattore che molti considerano strategico.

«È così. Era importante arrivare per primi: era un modo per dire che la coalizione va avanti».

Ora si apre la fase della campagna elettorale. Quali sono le priorità per la Trento di domani?

«C’è un tema che va oltre il capoluogo ed è quello del clima. Si tratta di una priorità assoluta, la trama di fondo sulla quale intessere il lavoro. Ma c’è anche un’altro tema».

Quale?

«Al di là delle questioni urbanistiche, è fondamentale che l’amministrazione trovi il modo di ridare la parola e di ascoltare chi fa fatica. Le persone in difficoltà stanno crescendo anche a Trento, anche se magari meno che altrove. Papa Francesco ha detto che il buon pastore deve conoscere l’odore delle sue pecore. Una immagine che può essere utilizzata anche in politica: il buon sindaco è quello che sa condividere la fatica e il senso di smarrimento di chi vive in città».

Le elezioni di maggio sanciranno la fine del ciclo iniziato con Lorenzo Dellai, proseguito con lei e chiuso con Alessandro Andreatta. Come vive questo passaggio?

«È nell’ordine delle cose. E mi piace che questo ciclo, che mi ha visto protagonista, si chiuda con una proposta fresca e di qualità come la candidatura a sindaco di Ianeselli».

Uno dei primi compiti del sindaco è quello della creazione della squadra di governo: una partita delicata che spesso crea tensioni. Che consigli si sente di dare al futuro sindaco per la scelta degli assessori?

«Credo che la squadra di governo debba rappresentare un giusto mix tra persone nuove e persone con esperienza. C’è però anche un altro aspetto: ci sono programmi e proposte, ma il modo in cui si presenta la figura del sindaco è fondamentale. Il sindaco è il garante che le cose vengano fatte al meglio delle possibilità: la sua autorevolezza permette alla gente di fidarsi».

Dopo le batoste delle ultime tornate elettorali, crede che il centrosinistra possa vincere la sfida per la guida di Palazzo Thun? Trento ha sempre retto l’urto della Lega.

«Credo di sì. Attenzione: non si tratta di una sfida scontata o già vinta. Ma di sicuro con la candidatura di Ianeselli e l’accordo con il Patt si parte molto bene. Credo che queste siano le basi giuste per fare in modo che il capoluogo trentino rimanga una anomalia importante politica e valoriale all’interno dell’intero nord Italia».

 

 


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