Città, le priorità di Ianeselli: «Attenzione ai più deboli, alla comunità serve unità»

Osserva il percorso delle ultime ore, che disegna i tratti di un’unità politica quasi inaspettata fino a pochi giorni fa. E la definisce «un messaggio di una forza straordinaria». Ma 24 ore dopo la sua investitura a candidato sindaco di Trento da parte del Patt — alla quale è seguita a stretto giro di posta quella del Pd — Franco Ianeselli applica lo stesso concetto, l’«unità», alla sua visione di città.
M. Giovannini, "Corriere del Trentino", 12 gennaio 2020

 

Meglio: dell’intero Trentino. «Sono molto spaventato da chi crea lacerazioni tra le valli e il capoluogo» osserva l’ormai ex segretario generale della Cgil (domani Ianeselli rassegnerà le sue dimissioni, in serata il suo nome sarà posto sul tavolo della coalizione di centrosinistra per un’ufficializzazione ormai scontata). E in attesa di iniziare la campagna elettorale — che sarà «di ascolto, porta a porta» —, Ianeselli individua i primi punti cardine del suo impegno per il capoluogo: dall’emergenza climatica che costringerà a riadattare e ripensare la città fino alla solidarietà, con «un orecchio teso verso chi sta meno bene».

Riavvolgiamo il nastro. Dopo settimane di ipotesi e rinvii, l’accordo con il Patt è maturato addirittura prima dei termini fissati dalla coalizione. Quando si è detto: «Ora è il momento, mi metto realmente in gioco»?

«Quando ieri (venerdì, ndr ) ho scritto un messaggio ai colleghi della Cgil annunciando le mie dimissioni. Non conoscevo l’esito della riunione del Pd e il comunicato del Patt non era ancora stato diffuso, ma le cose si erano spinte troppo avanti. E per rispetto verso la Cgil, che è una organizzazione autonoma, ho deciso: non si può essere candidato sindaco e segretario».

L’accordo raggiunto era tutt’altro che scontato.

«In termini politici è stato un piccolo miracolo. La città attendeva un candidato sindaco da settimane. Siamo già arrivati lunghi. Ha prevalso la responsabilità dei partiti, che hanno messo da parte le ruggini per ricostruire l’unità. Ecco: credo che l’unità sia già un messaggio di una forza straordinaria».

Eppure Futura ha indicato il nome della prorettrice Barbara Poggio. Crede che questo potrà creare problemi al vertice di domani?

«In queste ore sto ricevendo dei messaggi di incoraggiamento da parte di tanti esponenti di Futura. Detto questo, ho massimo rispetto per le loro scelte. La decisione verrà presa al tavolo lunedì e sono sereno: sono pronto a fare un passo indietro con la stessa serenità con la quale mi sono messo in gioco. Ma mi pare che la direzione sia tracciata: c’è, oggi, la possibilità di unirsi. E può iniziare veramente il bello: ossia muoversi sul territorio, ascoltare la gente, andare porta a porta. Sapendo che questa volta alle spalle non c’è una coalizione sfibrata, ma uno schieramento che ha ritrovato l’unità. Ripeto: il Patt che decide di convergere sul nome del segretario generale della Cgil rappresenta il segnale del fatto che siamo in tempi di responsabilità. Hanno deciso di accettare una sfida molto complicata».

Il Patt però ha deciso di sostenere il candidato sindaco, senza vincolo di coalizione. E ha già indicato le proprie deleghe. Non un metodo usuale per Trento.

«Il candidato sindaco rimane garante della coalizione. Per quanto riguarda i temi, saranno patrimonio di tutta la coalizione. Il Patt ha espresso la volontà di proseguire la progettualità su alcune partite e ci sta».

Le elezioni di maggio segneranno la fine di un ciclo, iniziato con Lorenzo Dellai. Se ne apre uno nuovo: quale città trova? E come vede la Trento del futuro?

«Trovo una città governata bene, in cima alle classifiche. Ma va detto che tra la Portela e via Verdi ci sono due città diverse, come tra Roncafort e la collina. L’obiettivo è unire Trento. E anche la comunità. Sono molto spaventato da chi — la Lega — è concentrato solo sulle valli, provocando lacerazioni tra le valli e il capoluogo. Ma il Trentino è unito. C’è anche un altro aspetto. Guardando al passato, si dovrà lavorare per arrivare a una capacità di decisione più forte: sono notoriamente uomo di mediazione, ma dopo la fase di ascolto si deve decidere».

Ci sono però maggioranze più fragili, partiti che si dividono o forze che si sfilano su alcune decisioni.

«Il sindacato mi ha insegnato che si può battagliare fino all’ultimo, ma quando si raggiunge l’intesa, quella va mantenuta fino alla fine. Non ho paura di chi esprime il proprio dissenso, ma piuttosto di chi dice una cosa e poi agisce in altro modo. Per queste persone non c’è spazio».

Ha parlato di città unita. Quali sono gli altri temi che le stanno a cuore?

«Oltre alle questioni affrontate con il Patt, c’è un tema enorme: il cambiamento climatico, che costringerà la città a riadattarsi. E poi la solidarietà: avrò sempre un orecchio teso verso chi sta meno bene. E questo non significa dare la “mancetta”, ma offrire occasioni di lavoro e dignità».

Trento è anche città multietnica. Il tema dell’immigrazione fa discutere.

«E intanto la giunta provinciale ha deciso di scaricare su Trento tutte le contraddizioni. In questo quadro, si può speculare sulle difficoltà o agire in altro modo, guardando alle diversità non con paura ma considerandole un valore. C’è una questione di rispetto delle regole, ma c’è anche una questione di tolleranza, che vuol dire accettare le diversità. Mi fa paura una Trento grigia, senza colore e senza sapore. Una città tollerante è più florida».

Trento è fatta di periferie.

«Ed è proprio da qui che dovrà partire l’ascolto. Sento una città che ha voglia di far sentire la propria voce».

Tornando alla coalizione: si parla di una lista del sindaco, che esprima la voce della società civile.

«A me l’idea piace. Se immaginiamo non tanto una riedizione del centrosinistra autonomista ma piuttosto un patto di persone che amano Trento, credo che ci siano cittadini che hanno voglia di spendersi».

Domani rassegnerà le dimissioni da segretario generale della Cgil. E se la votazione andasse male?

«Questa è una scelta di vita e così va interpretata. Non tornerò in Cgil, nemmeno se andrà male. Me lo insegnò Bruno Dorigatti appena arrivai in Cgil: “Questo non è un porto di mare”, mi disse. Lascio un’organizzazione con un gruppo dirigente autorevole. E in questo mi sento di aver dato un piccolo contributo».

In queste ore ha ricevuto moltissimi messaggi. Quale le ha fatto più piacere?

«Quello dell’ex sindaco Alberto Pacher».


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