Pd sotto il 14%: «Paghiamo la spaccatura»

Nel giorno che segna un passaggio epocale per il Trentino che svolta a destra, dentro la sconfitta del centrosinistra autonomista ci sono la debacle del Partito democratico e dell'Upt. La neonata Alleanza democratica e popolare per l'autonomia (Pd, Futura, Upt) con Giorgio Tonini si ferma al 25%, staccata di più di venti punti dalla coalizione a nove liste di Maurizio Fugatti che supera il 46%.
C. Bert, "Trentino", 23 ottobre 2018

 

Quanto ha pesato la spaccatura con il Patt di Ugo Rossi che ieri ha ottenuto un 12% per molti inaspettato? «Naturalmente, questo è il dato del risultato elettorale. Ci sarà tempo per fare un'analisi approfondita, a freddo», commenta Tonini a mezzogiorno, nella sede Pd di via Torre Verde, dopo aver fatto i complimenti al nuovo presidente della Provincia Fugatti, al quale preannuncia: «La nostra sarà intransigente sui temi dell'autonomia, difenderemo in modo fermo le prerogative autonomistiche del Trentino rispetto al governo nazionale e alle altre regioni del Nordest, ma faremo un'opposizione del tutto costruttiva sui temi per quanto riguarda l'attività di governo provinciale. Lavoreremo perché il clima in consiglio sia positivo». Sulla sconfitta del Pd, il suo partito, l'ex senatore spende poche parole: «Bisogna chiedere al segretario del Pd. Per quanto riguarda la coalizione, il Pd sarà il perno fondamentale dell'opposizione, senza escludere nessuno. Anzi, cercheremo di lavorare insieme con molta disponibilità e apertura come nello stile che abbiamo tenuto in campagna elettorale».Sarà forse il perno dell'opposizione, ma il Pd esce dimezzato da queste elezioni: dal 22% del 2013 scende al 13,9%, perdendo per strada 17 mila voti (da 52 mila a 35.500). Gli eletti scendono da 9 a 5 (il quinto è il candidato presidente Tonini). Rientrano in consiglio, come era facile prevedere, i tre assessori uscenti, Alessandro Olivi (recordman di preferenze con 5688 voti personali), Sara Ferrari (4.063) e Luca Zeni (2936), e ce la fa anche il capogruppo uscente Alessio Manica con 2 mila preferenze. Resta fuori per meno di 100 voti l'altra consigliera, Lucia Maestri, così come l'ex assessore del Comune di Trento Andrea Robol che si era dimesso proprio per candidarsi in Provincia. Nessun volto nuovo dunque, da una lista che si presentava profondamente rinnovata e con tanti volti giovani: con questo risultato, del resto, per loro era impossibile sperare.

Il segretario Giuliano Muzio ammette che sotto il 15% la sconfitta è pesante: «Un po' di voti ce li ha presi Futura ma un po' sono andati anche al Patt, votato da chi dei nostri ci ha attribuito la responsabilità di aver spaccato la coalizione. Sono d'accordo con Tonini, uniti la partita era contendibile, non bisognava mollare il Patt». E ora? «Le analisi si fanno a bocce ferme ma sicuramente occorre costruire qualcosa di nuovo che vada oltre l'esperienza del Pd». Un gruppo unico con Futura in consiglio? «Si valuterà, da parte nostra c'è disponibilità a dialogare». «Ma va anche ricostruito un rapporto con gli autonomisti - avverte il segretario - con tutti coloro che condividono un'idea di autonomia solidale, civica, riformista».La coalizione spaccata all'origine della sconfitta è la lettura di altri big del partito, dal presidente uscente del consiglio Bruno Dorigatti («Io ero per salvare la coalizione e sono stato processato nel partito») a Luca Zeni. «Complimenti a Fugatti e alla Lega, che ora avranno la responsabilità delle scelte - commenta l'ex assessore alla sanità - il Trentino sta dentro una corrente nazionale che sta attraversando tutto l'Occidente; sono cambiati gli schemi interpretativi della realtà, e i partiti riformisti devono trovare nuove chiavi di lettura. Sarà il lavoro, duro, che dovremo fare nei prossimi anni, la ricostruzione prima di tutto di una cultura politica. Rimane il rammarico per un percorso che ha agevolato questo esito, facendo perdere credibilità a tutto il centrosinistra. Uniti si poteva giocare la partita fino in fondo: la responsabilità di aver scelto la via dei personalismi e della frammentazione è enorme. Ma per le analisi del voto c'è purtroppo tempo».

Il Pd tocca il minimo storico: «Punita la rottura col Patt», T. Scarpetta, "Corriere del Trentino", 23 ottobre 2018

Nel giorno che segna un passaggio epocale per il Trentino che svolta a destra, dentro la sconfitta del centrosinistra autonomista ci sono la debacle del Partito democratico e dell'Upt. La neonata Alleanza democratica e popolare per l'autonomia (Pd, Futura, Upt) con Giorgio Tonini si ferma al 25%, staccata di più di venti punti dalla coalizione a nove liste di Maurizio Fugatti che supera il 46%. Quanto ha pesato la spaccatura con il Patt di Ugo Rossi che ieri ha ottenuto un 12% per molti inaspettato? «Naturalmente, questo è il dato del risultato elettorale.

Ci sarà tempo per fare un'analisi approfondita, a freddo», commenta Tonini a mezzogiorno, nella sede Pd di via Torre Verde, dopo aver fatto i complimenti al nuovo presidente della Provincia Fugatti, al quale preannuncia: «La nostra sarà intransigente sui temi dell'autonomia, difenderemo in modo fermo le prerogative autonomistiche del Trentino rispetto al governo nazionale e alle altre regioni del Nordest, ma faremo un'opposizione del tutto costruttiva sui temi per quanto riguarda l'attività di governo provinciale. Lavoreremo perché il clima in consiglio sia positivo». Sulla sconfitta del Pd, il suo partito, l'ex senatore spende poche parole: «Bisogna chiedere al segretario del Pd. Per quanto riguarda la coalizione, il Pd sarà il perno fondamentale dell'opposizione, senza escludere nessuno. Anzi, cercheremo di lavorare insieme con molta disponibilità e apertura come nello stile che abbiamo tenuto in campagna elettorale».Sarà forse il perno dell'opposizione, ma il Pd esce dimezzato da queste elezioni: dal 22% del 2013 scende al 13,9%, perdendo per strada 17 mila voti (da 52 mila a 35.500). Gli eletti scendono da 9 a 5 (il quinto è il candidato presidente Tonini).

Rientrano in consiglio, come era facile prevedere, i tre assessori uscenti, Alessandro Olivi (recordman di preferenze con 5688 voti personali), Sara Ferrari (4.063) e Luca Zeni (2936), e ce la fa anche il capogruppo uscente Alessio Manica con 2 mila preferenze. Resta fuori per meno di 100 voti l'altra consigliera, Lucia Maestri, così come l'ex assessore del Comune di Trento Andrea Robol che si era dimesso proprio per candidarsi in Provincia. Nessun volto nuovo dunque, da una lista che si presentava profondamente rinnovata e con tanti volti giovani: con questo risultato, del resto, per loro era impossibile sperare.

Il segretario Giuliano Muzio ammette che sotto il 15% la sconfitta è pesante: «Un po' di voti ce li ha presi Futura ma un po' sono andati anche al Patt, votato da chi dei nostri ci ha attribuito la responsabilità di aver spaccato la coalizione. Sono d'accordo con Tonini, uniti la partita era contendibile, non bisognava mollare il Patt». E ora? «Le analisi si fanno a bocce ferme ma sicuramente occorre costruire qualcosa di nuovo che vada oltre l'esperienza del Pd». Un gruppo unico con Futura in consiglio? «Si valuterà, da parte nostra c'è disponibilità a dialogare». «Ma va anche ricostruito un rapporto con gli autonomisti - avverte il segretario - con tutti coloro che condividono un'idea di autonomia solidale, civica, riformista».

La coalizione spaccata all'origine della sconfitta è la lettura di altri big del partito, dal presidente uscente del consiglio Bruno Dorigatti («Io ero per salvare la coalizione e sono stato processato nel partito») a Luca Zeni. «Complimenti a Fugatti e alla Lega, che ora avranno la responsabilità delle scelte - commenta l'ex assessore alla sanità - il Trentino sta dentro una corrente nazionale che sta attraversando tutto l'Occidente; sono cambiati gli schemi interpretativi della realtà, e i partiti riformisti devono trovare nuove chiavi di lettura. Sarà il lavoro, duro, che dovremo fare nei prossimi anni, la ricostruzione prima di tutto di una cultura politica. Rimane il rammarico per un percorso che ha agevolato questo esito, facendo perdere credibilità a tutto il centrosinistra. Uniti si poteva giocare la partita fino in fondo: la responsabilità di aver scelto la via dei personalismi e della frammentazione è enorme. Ma per le analisi del voto c'è purtroppo tempo».