La mia campagna parte da Storo

La mia campagna elettorale per la presidenza della Provincia autonoma di Trento ha preso le mosse da Storo, per i non trentini un paese nella valle del Chiese, al confine sud occidentale col bresciano.
Giorgio Tonini, 23 settembre 2018

 

Oggi era in programma una grande manifestazione degli Alpini, culminata con la inaugurazione, a cento anni dalla fine della Grande Guerra, di un monumento ai caduti di entrambi i fronti. Il monumento raffigura infatti un Alpino e un Kaiserschütze che insieme piantano un ulivo, simbolo di pace e di riconciliazione.

Poche regioni d’Europa sono state devastate dalla Prima Guerra Mondiale come il Trentino, che non solo ha avuto il numero più alto di morti in rapporto alla popolazione, ma ha visto vallate, villaggi, talvolta perfino famiglie, divisi dal fronte: chi arruolato con gli austriaci, chi con gli italiani, chi deportato dagli uni o dagli altri, in quanto considerato inaffidabile.

Una tragedia immane, che ha plasmato l’identità profonda dei trentini, facendone un popolo attaccato alla pace e refrattario al nazionalismo. E contro il nazionalismo, profondamente autonomista ed europeista.

Non a caso il trentino Alcide De Gasperi, il più grande statista italiano del Novecento, padre della nostra Repubblica, è anche padre, al tempo stesso, dell’autonomia speciale del Trentino - Alto Adige/Südtirol e dell’Europa unita: due facce della stessa medaglia.

Ho voluto iniziare da queste memorie incancellabili, la mia campagna elettorale, perché a cento anni da quella spaventosa carneficina, c’è ancora, c’è di nuovo, in Italia, in Europa, perfino in Trentino, chi prova nostalgia per il nazionalismo, con i suoi muri, i suoi reticolati, e poi le sue trincee e i suoi cannoni.

Il mio avversario non c’era, oggi a Storo. Forse è stato un caso. Ma non è un caso la trasformazione della Lega di Salvini, da federalista a nazionalista. C’è anche questo, in gioco, il 21 di ottobre, giorno delle elezioni nella nostra Regione. Quel giorno gli elettori dovranno decidere se aprire le porte e consegnare le chiavi del Trentino al nazionalismo antieuropeo e antiautonomistico, o se fare del voto in Trentino l’inizio della riscossa delle ragioni della pace, dell’integrazione europea, dell’autogoverno della nostra comunità.