Pd, Muzio verso l’assemblea: «Evitiamo le lacerazioni ma è il momento di decidere. La conta? Non risolve nulla»

Il documento, ieri, è passato sotto la lente di tutti i partiti del centrosinistra autonomista. Con letture anche diametralmente opposte. «Questione di interpretazione» hanno ammesso i componenti della coalizione, che all’indomani del parlamentino dell’Upt (Corriere del Trentino di ieri) si sono trovati a dover «codificare» un testo — quello votato dall’Unione — che sembra aver offerto poche certezze e tante visioni diverse (alimentate — secondo i ben informati — anche da chiarimenti differenti diffusi dagli stessi esponenti del partito di via Lunelli).
M. Giovannini, "Corriere del Trentino", 1 agosto 2018

 

Lasciando quindi molte incognite aperte in vista dell’assemblea del Pd, convocata per questa sera.

«Sull’interpretazione autentica del documento dell’Upt ci sono varie scuole di pensiero» è la prima sferzata del segretario dem Giuliano Muzio, impegnato in queste ore non solo a chiarire con i vertici upitini i dubbi sui passaggi più chiacchierati (in particolare quelli legati a un rinnovamento della leadership) ma anche a trovare una quadra all’interno del suo partito. «Il testo dell’Upt — prosegue Muzio — ribadisce di fatto i concetti espressi da tempo. Ed è positivo l’invito alla compattezza della coalizione». Poi il secondo affondo: «Non mi sembra che contenga delle scelte nette. Del resto, nemmeno me le aspettavo». E il Pd? «Qualche scelta saremo chiamati a farla» risponde il segretario, che nonostante tutto continua a proclamarsi ottimista: «Il tempo stringe e le convergenze arriveranno. La volontà di trovarle c’è». Eppure l’assemblea di stasera tutto sarà meno che una passeggiata. Con la necessità di stringere sulla decisione del candidato presidente (i nomi in campo sono quelli di Ugo Rossi e di Paolo Ghezzi, senza escludere qualche possibile terza «via» interna ai dem). «Personalmente — mette in chiaro Muzio — non sono a favore delle conte. Questo non è un meccanismo tipo bussolotti. C’è un discorso di agibilità politica da portare avanti e in questo quadro le conte possono anche rivelarsi dannose: se poi mezzo partito non è motivato non si va da nessuna parte». L’imperativo è, di fatto, sempre lo stesso: «Bisogna evitare lacerazioni e lasciare da parte gli egoismi. Non sono per le prove di forza: credo che la mediazione passi solo dal confronto».

E a leggere nel documento upitino solo aspetti positivi è anche il Patt. «Mi sembra condivisibile, visto che rilancia l’unità della coalizione» taglia corto il segretario autonomista Franco Panizza. Che non legge riferimenti al suo partito nell’invito dell’Upt a scegliere il presidente «senza ricatti». «Ricatti? Noi non li abbiamo mai fatti» osserva Panizza. «Semplicemente — prosegue — abbiamo detto che c’è un presidente in carica, che ha lavorato bene. Quindi non c’è motivo di metterlo in discussione». Di più: «Rimuovere il presidente attuale vorrebbe dire di fatto sconfessare cinque anni di operato. Lo consideriamo pericoloso». Panizza guarda quindi all’assemblea del Pd: «Dai dem mi aspetto che confermino l’intenzione di tenere unita la coalizione. Ricordo che lo stesso Pd ha anche sostenuto che Rossi è una garanzia per la tenuta del sistema. Ghezzi? Sposterebbe a sinistra la barra. Mentre Tonini è un nome che finora al tavolo della coalizione non è mai uscito. Io, ripeto, sono per una soluzione garantita: le altre sono poco prudenti».

E sarà anche l’esito dell’assemblea di questa sera a definire l’agenda del centrosinistra autonomista: il prossimo vertice verrà fissato solo dopo il passaggio di oggi.

 

 


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