Prove di coalizione: Dellai vede Guerini

L’indicazione emersa durante l’ultima direzione del Pd era chiara: ricompattare e allargare. Per farlo, il segretario Matteo Renzi, che ieri con il suo treno «Destinazione Italia» ha fatto tappa anche in Trentino, ha nominato due «messaggeri di pace»: Piero Fassino, per l’ala a sinistra del Pd, e Lorenzo Guerini, per i centristi. Così non stupisce che tra i primi a essere chiamati al tavolo delle nuove alleanze ci sia stato Lorenzo Dellai.
S. Pagliuca, "Corriere del Trentino", 16 novembre 2017

 

 

«È ancora tutto in movimento — si affretta a dire il deputato e Presidente del gruppo parlamentare Democrazia Solidale - Centro Democratico — stiamo facendo dei ragionamenti, ma certo non siamo distanti dai valori del centrosinistra». Ergo, ascoltiamo. Con interesse. «Ho incontrato Guerini questa mattina (ieri per chi legge, ndr) — precisa Dellai —, il Pd sta facendo un ragionamento nuovo: è meno autoreferenziale, non punta più all’autosufficienza». L’ambizione di Renzi è, infatti, tornare a unire, anche se ancora non è chiaro quante punte potrà avere la nuova coalizione. E, soprattutto, se il suo progetto potrà andare a buon fine. «Siamo solo all’inizio — commenta l’ex presidente — tutti i potenziali interessati ne discuteranno con un obiettivo preciso: far recuperare al centrosinistra la competitività persa rispetto ai Cinque Stelle e alla destra». Questo, mentre a livello locale, l’asse procede in maniera naturale, confermando «la linea storica», anche se «è presto parlare di seggi e candidature — frena ancora Dellai — e soprattutto per fare riflessioni personali. Mi confronterò con gli altri e insieme valuteremo il da farsi».

Intanto, però, il suo avvicinamento piace. Alessio Manica, capogruppo del Pd in provincia, conferma: «il campo per un percorso comune è pronto da tempo, ora finalmente si accelera». Del resto, secondo Manica, il rafforzamento del legame in chiave nazionale va di pari passo con il famoso patto trentino «che potrebbe essere ulteriormente premiato dalla ritrovata convergenza romana». Altrettanto apprezzato è il riconoscimento fatto da Renzi alla coalizione locale: «da 15 anni viviamo un’esperienza peculiare che ora può rientrare in un contesto nazionale nuovo» — precisa Manica. Insomma, l’apertura alla coalizione di Renzi fa bene tanto a Roma che a Trento. «Riconosco che doveva avvenire prima — ammette — ma è importante in ogni caso. Tutti dobbiamo fare un passo avanti».

Questo, però, non vuol dire accettare ogni richiesta: la discontinuità potrà esserci nei metodi, non necessariamente nella leadership. «Sarebbe irresponsabile far saltare a pochi mesi dal voto il segretario. Possiamo però depotenziarne la centralità e puntare sulla collegialità» — propone il capogruppo. Lo stesso modus operandi che invoca anche in provincia. Non è sfuggito, infatti, l’atteggiamento di Alessandro Olivi e Luca Zeni durante la visita dell’ex premier. «Mi auguro — chiosa Manica — che tutti si impegnino a lasciare le vivacità personali in secondo piano e che riescano a privilegiare la dimensione del partito. La corsa alla presidenza? Le ambizioni che hanno i singoli al momento non mi interessano».

 

 


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