«La scelta dei candidati? Valutare nomi del sociale. No a riunioni di pochi»

Aprire le candidature per politiche a persone esterne ai partiti in modo da praticare davvero quella «rigenerazione» del centrosinistra autonomista auspicata, fra gli altri, da Lorenzo Dellai. Elisabetta Bozzarelli lancia la proposta valida fin da subito per le prossime elezioni nazionali.
S. Voltolini, "Corriere del Trentino", 5 novembre 2017

 

«Riapriamo il gioco dell’alleanza» afferma Bozzarelli che plaude al successo della proposta territoriale — rilanciata da Giorgio Tonini e sulla quale ha aperto Tiziano Mellarini — e assieme ad altri lavora a uno degli stimoli per la maggioranza: l’associazione «Domani» che si presenterà il 2 dicembre alle 10 al cinema Astra. Partecipano Mario Raffaelli, Tommaso Iori, Vera Rossi, Cristina Frassoni. C’è interesse, pare, anche da esponenti della maggioranza. Da Luigi Olivieri, ad esempio.

Sul Corriere del Trentino di venerdì scorso Giorgio Tonini suggerisce la creazione di «forza confederata al Pd nazionale» da formare assieme a Upt e civiche, come evoluzione del patto «dem-popolari». La proposta territoriale però viene dalla minoranza. La maggioranza se ne è appropriata?

«Ne sono felice. Alla territorialità credevo davvero e lo stesso altri insieme a me. Non abbiamo rivendicato nulla né vogliamo farlo. È importante invece dare sostanza alle dichiarazioni a favore della territorialità, andare oltre il binomio Pd-Upt. Il Trentino è ricco di competenze, i partiti e la coalizione devono saperle intercettare. Inoltre, devono interpretare correttamente l’astensione che è un vero messaggio dei cittadini».

Non si può liquidare la disaffezione come disimpegno?

«Assolutamente no. Il non voler prendere parte alle elezioni è una scelta. Non è dire semplicemente non ho voglia di votare. La diffidenza è diffusa in tutta Europa, persino in Norvegia. In Italia la fiducia nei partiti è calata ancora, soprattutto fra i giovani, lo dice l’ultima indagine Ipsos. E il processo di disintermediazione coinvolge sindacati e associazioni di categoria».

Un panorama desolante. Come se ne esce?

«Nel nostro Trentino non credo ci sia un problema di offerta politica, semmai il problema è incrociarla con l’effettiva domanda. Servono nuovi paradigmi, a partire da una vera partecipazione. Invece con l’avvicinarsi delle elezioni politiche vediamo gli incontri fra pochi».

Allude alle trattative tra i segretari per le candidature sui collegi di Camera e Senato?

«Sì. Io credo che andrebbe cambiato il metodo per trovarsi e per costruire il programma di coalizione. Quello che vorrebbe la parte politica che rappresento è ricoltivare la nostra anomalia di centrosinistra autonomista trentino, cogliere i bisogni delle persone e dei territori».

Riguardo ai candidati, in casa Pd si è parlato di Michele Nicoletti, per un bis, Elisa Filippi, Alessandro Olivi, Lucia Maestri, Donata Borgonovo Re. Cosa pensa di questi nomi e di quello di Tonini, disponibile «se lo chiederà il partito»?

«Prima di parlare di nomi penso occorra fare una valutazione sugli uscenti e gli aspiranti ed estenderla fuori dalla cerchia ristretta del partito, così come dell’alleanza. Mi riferisco a persone che vengono dai vari mondi sociali e che coltivano l’anomalia. Sarebbe l’occasione di riaprire il gioco della coalizione».

I critici potrebbero dire che anche la minoranza Pd vuole piazzare qualcuno fra i candidati. È così?

«Tutt’altro. C’è davvero l’esigenza di rinnovare il centrosinistra. Si può iniziare a parlarne con l’Upt con cui abbiamo un rapporto privilegiato e pensando a uno, due nomi, non tutti».

Che appuntamento sarà quello del 2 dicembre per l’associazione Domani, lanciata e poi rimasta in standby?

«Non siamo stati fermi, abbiamo lavorato anche con momenti non pubblici, ma di incontro. Il nostro riferimento è il Pd, senza ambivalenze. Il segretario Gilmozzi e la presidente Borgonovo Re sono costantemente informati. Presenteremo tante persone che si sono interessate. In tanti votano Pd e magari non se la sentono di prendere la tessera perché lo reputano un metodo vecchio, ma vogliono dare il proprio contributo per gli altri».

 

 


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