Coalizione, scintille tra Dellai e Panizza. Tonini: Bolzano rischia una deriva nazionalista

La coalizione va «rigenerata». No, solo «alimentata»: bisogna crederci e valorizzare ciò che si fa. Lorenzo Dellai e Franco Panizza si pungono a vicenda sul ruolo del centrosinistra autonomista durante il convegno «Una nuova alleanza riformista» organizzato dai Socialisti. 
S. Voltolini, "Corriere del Trentino", 15 ottobre 217

 

Un appuntamento riuscito: sala piena e una cinquantina di presenti, di cui diversi in piedi.

L’affondo di Dellai

All’incontro, moderato da Ilda Sangalli Riedmiller, partecipano Alessandro Pietracci, segretario del Psi trentino, Mauro Del Bue, già parlamentare e direttore del giornale socialista L’Avanti! , i senatori Giorgio Tonini (Pd) e Panizza del gruppo per le autonomie. «Finalmente si è aperta una riflessione, da tempo caldeggiavo una rigenerazione del centrosinistra autonomista — dice l’esponente di Centro democratico e Upt —. Siamo divisi e abbiamo un deficit nei confronti dell’opinione pubblica sul nostro disegno. Ma ho grande fiducia, i cedimenti sono anche opportunità. In questo ciclo nuovo possiamo dare risposte a una crisi globale». Dellai individua due elementi: «La crisi è doppia: coinvolge gli Stati nazionali e la democrazia rappresentativa nella sua capacità di portare giustizia sociale e uguaglianza. Già Moro e Ruffilli negli anni Settanta cercarono di cambiare il gioco, ma pagarono con la vita. Quel fallimento è anche il nostro, la situazione si è aggravata. Al Rosatellum ho dato un sì sofferto, non c’era altra soluzione. Ma è come curare un tumore con un’aspirina». Ecco quindi cosa deve fare l’alleanza locale: «Recuperare la visione sociale della democrazia, favorire nuovi sistemi di welfare, più partecipazione, reti di connessione sociale. Così diamo futuro alla nostra autonomia. Andare avanti per inerzia non serve».

L’analisi di Tonini

Anche il senatore dem parte da un’analisi ampia. «Siamo in una crisi che è tutta in Europa. Mentre i ceti medi occidentali hanno visto peggiorare la propria condizione, milioni di persone, specie in Asia, sono entrate nel circuito dello sviluppo. I processi economici prima regolati dagli Stati nazionali ora sono sovranazionali. Bene fa Macron a volere una regolazione a livello europeo. L’Italia deve essere al tavolo, assieme alla Germania. I populismi portano una nostalgia per quello che non c’è più». Tonini bacchetta le spinte localiste: «Nella questione catalana si stanno scontrando due nazionalismi. Un esito tragico della crisi dell’autonomia. E rischia una deriva nazionalista anche Bolzano: senza Trento sullo Statuto non va da nessuna parte». Chiude infine in accordo con Dellai: «Al centrosinistra serve una rivitalizzazione, strategica e non tattica».

Panizza critico

Il segretario del Patt non apprezza. Del resto Pd e Upt, convergendo, puntano a scalzare la leadership dell’autonomista Ugo Rossi. «Sia a Trento che in Italia — sbotta — pensiamo troppo al futuro e poco a gestire la realtà. Dal 2013 si è iniziato a pensare al nuovo presidente. Questa coalizione è vittima della sindrome del passo avanti». Il senatore difende il lavoro svolto e chiede continuità. «L’alleanza c’è, va alimentata. Cerchiamo la coesione su quanto facciamo. E sulla legge elettorale, cercare la perfezione a Roma è difficile». In ultimo Panizza invoca a livello nazionale un nuovo accordo fra le autonomie e il Pd «che garantisca la specialità negli accordi con eventuali alleati». Tradotto, con Forza Italia: «Sono terrorizzato, la prossima legislatura sarà molto dura per le Speciali». «Ma qualcosa bisogna pur fare — replica a stretto giro Dellai —. Oggi è venuta fuori una pista di lavoro. E poi questa legislatura è partita in modo bizzarro, la prima parola è stata discontinuità».

C’è spazio infine per Del Bue e Pietracci. «Vedo dei pericoli per il Paese, l’antiparlamentarismo e il neoautoritarismo che emergono nelle parole di Di Battista, Salvini, Meloni. La legge elettorale era l’unica possibile. Il Pd deve lavorare a una coalizione che oggi non c’è, allargando a destra, sinistra e di lato». Pietracci invoca pari dignità per i Socialisti nell’interloquire con Pd, Patt, Upt. «Dall’estate non ci si parla più. Troviamoci per ripartire».

 

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Il dibattito organizzato ieri su “Il rilancio del centro sinistra autonomista” dal Partito socialista italiano ruota attorno ad alcune parole chiave. Sono: rigenerazione, crisi, autonomia. Un confronto tra gli esponenti nazionali della coalizione, Lorenzo Dellai, deputato di Democrazia solidale e fondatore dell’Upt, Giorgio Tonini, senatore del Pd e Franco Panizza senatore del gruppo “per le autonomie” e segretario del Patt. Per gli ospiti di casa, Alessandro Pietracci, segretario del Psi, Mauro Del Bue, direttore dell’”Avanti” con moderatrice Ilda Sangalli Riedmiller della direzione nazionale Psi.

Piena la sala dell’Hotel America, con una forte presenza di rappresentanti dell’Upt e Pd per il confronto tra le forze politiche che da mesi hanno aperto i giochi per le prossime elezioni nazionali e provinciali. «È un dibattito necessario - esordisce Dellai - quello della rigenerazione del centrosinistra, per superare il deficit di una politica della sinistra, che si inserisce nella crisi più ampia a livello europeo degli Stati e della democrazia rappresentativa. Stati che vedono eroso il loro potere dall’economia globale, ma anche dal basso, per l’allontanamento progressivo dei cittadini che chiedono più autonomia».

E, per inquadrare l’analisi nella situazione trentina, la ricetta di Dellai è quella di rigenerare appunto la coalizione. «Si tratta di aprire un dialogo - precisa Dellai - con tutti quegli interlocutori che hanno dato la loro disponibilità ad un processo costituente, come i “civici”. L’Upt ha già aperto una fase costituente che non vuol dire aggiungere un posto a tavola, ma rifondare un pensiero, che torni a connettersi con l’opinione pubblica e con la necessità di superare le disuguaglianze sociali, la desertificazione dei territori». Insomma, fa capire Dellai, serve un soggetto forte che concorra al governo provinciale.

Per Tonini la parola chiave è “crisi”. «L’Occidente - ha spiegato - è attraversato da una crisi economica e di rappresentatività politica, nella quale il riformismo democratico non riesce più a gestire i rapporti tra capitalismo e democrazia. L’istinto è quello di tornare ai vecchi Stati nazionali, ma invece si deve guardare all’Europa ed al superamento degli Stati. Perché gli anticorpi ai nazionalismi le dà l’autonomia. Ma si deve spiegarla meglio, la nostra autonomia, altrimenti si assiste allo “sciocchezzaio” di Enrico Mentana. Quindi, bene allargare l’autonomia a regioni come la Lombardia e il Veneto e soprattutto evitare che l’Alto Adige, nella discussione sul nuovo Statuto, imbocchi la strada solitaria verso l’implosione dell’autonomia». Le scommesse per il futuro, per Tonini, sono costruire una coalizione tra partiti locali e nazionali, che non sia una somma di sigle ma la costruzione di qualcosa di innovativo per coinvolgere tanti mondi.

Panizza è convinto che non si tratta tanto di avere una visione, ma di trovare soluzioni per gestire il reale. «È inutile - ha detto - proporre strumenti innovativi se non abbiamo le risorse umane e di sistema per attuarli. La coalizione di centrosinistra non è mai stata così coesa nei rapporti con Roma sul tema del Brennero, dell’Euregio, ma parlerei di coalizione da alimentare e non rigenerare, per dare più voce a chi non si sente rappresentato».

Sfumature, che dimostrano comunque come per il centrosinistra i civici siano i benvenuti, con quale “visione” sarà tutta da discutere.


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