La cifra della nostra coalizione deve essere la capacità di innovare, di cercare modelli diversi

I prossimi saranno mesi di fondamentale importanza, per l'avvicinarsi delle elezioni politiche prima e provinciali poi. Sbaglia chi nel centrosinistra autonomista pensa di poter vivere di rendita o chi crede che basti aggiungere qualche ingrediente alla ricetta per garantire il risultato finale. Per questo è necessario aprire al più presto un tavolo di lavoro di coalizione.
Alessio Manica, 26 settembre 2017

Un tavolo che non sia solamente un esercizio di routine, ma una vera e propria rigenerazione del capitale collettivo e del progetto politico di questa importante ed imprescindibile esperienza. Non è la discontinuità che dobbiamo comunicare ai trentini ma la capacità di innovare un progetto politico e di governo che ha dimostrato negli anni di saper bene interpretare le esigenze delle comunità locali e costruire il futuro di questa terra. 
Saremmo però inadeguati al nostro ruolo se non cogliessimo le grandi sfide che ci si parano oggi davanti e alle quali dobbiamo dare risposte nuove, con nuovi strumenti e con nuove idee. L'altro errore sarebbe quello del conformismo, nelle strategie, nelle proposte, nelle politiche. La cifra della nostra coalizione è la capacità di innovare, di cercare modelli diversi, e non possiamo che percorrere questa strada per coltivare la fiducia dei trentini e delle trentine, mantenendo fermo l'impegno nel dare risposte ai bisogni concreti e quotidiani del nostro territorio ma anche sollevando lo sguardo verso il futuro. I dati macroeconomici sull'economia e sull'occupazione trentina ci dicono che questo è il momento giusto per imboccare con forza un percorso di crescita e di sviluppo. Per farlo occorre agire in un'ottica di sistema, utilizzare la leva degli investimenti pubblici e incentivare la collaborazione tra pubblico e privato per il rilancio dell'economia locale; ma serve anche sviluppare vie nuove e coraggiose, e questo compete alla politica. 
Cinquanta anni fa, correva il 1967, la Provincia autonoma di Trento approvava il primo Piano urbanistico provinciale. Uno strumento all'epoca innovativo, quasi unico nel suo genere, ricco di una carica visionaria e programmatoria che ha determinato e influenzato l'intero ciclo di sviluppo del nostro territorio fino ad oggi. Credo che al Trentino serva ora una nuova carica, per fondare un nuovo ciclo di sviluppo che sia adeguato ai nostri tempi, al mondo diverso che ci consegna questa crisi mondiale decennale, recuperando dal primo Pup quella che lo storico Leonardo Benevolo definì «utopia tecnicamente fondata». Non parlo di sfide impossibili, ma non ordinarie sì, capaci di aggregare consenso e stimolare la partecipazione - e perché no l'entusiasmo - della comunità trentina. Recupero dalla recente cronaca locale quattro esempi concreti. 
Il primo è quello relativo all'interramento della ferrovia nella città di Trento. Sfida ambiziosa, con tempi lunghi e costi elevati, ma non certo irrealizzabile. Tale opera, che darebbe compimento ad una pianificazione urbanistica di ampio respiro, potrebbe vedere la luce nell'ambito del progetto per la realizzazione della Tav - Tac, e aprirebbe la strada ad una serie di altri interventi di riqualificazione e rigenerazione urbana - dal Nordus al Ring - che cambierebbero per sempre il volto della città capoluogo agganciandola ad un trend europeo e dimostrando la capacità del nostro sistema locale di governare situazioni complesse a vantaggio del territorio. 
L'altra sfida, per restare in tema di mobilità, è quella del potenziamento dei collegamenti ferroviari con le Valli. Credo sia ora di fare un passo avanti deciso verso il collegamento con l'Alto Garda, e che vada colta la sfida, sia ad est che a ovest, dei grandi progetti ferroviari per l'interconnessione dell'arco alpino e dolomitico. Non è sempre un problema di risorse, ma di prospettiva; il futuro del nostro turismo - e quindi di molta parte del nostro sistema - può dipendere anche da questo. Poi, parlando ancora di turismo, dovremmo avere il coraggio di anticipare la sfida della riconversione di alcune località in difficoltà o che saranno sempre meno adatte alla pratica dello sci alla luce degli evidenti cambiamenti climatici. In tal senso ritengo di estremo interesse il dibattito e il progetto proposto da Lorenzo Delladio per Passo Rolle e credo sarebbe importante cogliere questa opportunità ed anzi accompagnarla, proprio perché cerca un via nuova e potrebbe fornire indicazioni strategiche per il futuro di tutta la Provincia. 
Ultimo esempio è quello relativo al mondo della ricerca. Non possiamo pensare che l'intero settore della ricerca sopravviva solo con risorse pubbliche, ma dobbiamo continuare ad investire in questo campo il più possibile, perché il futuro della nostra terra nelle dimensioni marginale dipende in maniera preponderante dalla capacità di produrre conoscenza. La ricerca non deve essere un obiettivo in sé, ma deve aiutare la transizione del Trentino verso una dimensione di sempre maggiore benessere, coesione e sostenibilità. Tutti temi, e sono solo alcuni, la cui percorribilità dipenderà dalla capacità della politica locale di produrre una nuova visione del Trentino, sperimentare nuove strade e valorizzare al massimo la dimensione laboratoriale della nostra Autonomia, che mai come in questo momento richiede un movimento collettivo e ampio.


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