#TRENTO - «Sono sconcertato e amareggiato. Questi fatti non ci appartengono»

«Ciò che è accaduto non ha nulla a che fare con la nostra città. Nulla». Alessandro Andreatta è stato fermo: ieri pomeriggio in Aula, sollecitato dal Movimento 5 Stelle sulla «guerriglia» in piazza Santa Maria Maggiore («Vogliamo un chiarimento dopo questo delirio» è stato il monito), il sindaco ha preso posizione.
M. Giovannini, "Corriere del Trentino", 12 luglio 2017

 

«La vostra amarezza — ha detto ai pentastellati —, il vostro sconcerto, la vostra rabbia, è anche la mia». E ha aggiunto: «Non voglio essere “altro” rispetto a voi su questo tema. Dobbiamo essere tutti dalla stessa parte. Farò tutto ciò che posso fare per la città e per trovare una soluzione». Andreatta ha ripercorso la vicenda («Nessuna chiamata, alla fine, è arrivata alla polizia locale»), riportando anche la versione del questore (ne riferiamo nell’articolo della pagina accanto). E proprio contro Massimo D’ambrosio si è scagliato Andrea Maschio: «Il questore — ha tuonato — si dia una mossa».

Poi il confronto è tornato sul nodo della modifica del regolamento di polizia urbana. E quindi del Daspo (anche se la questione di Santa Maria è rimasta nell’aria). Con, sul tavolo, una serie di ordini del giorno ed emendamenti collegati alla delibera. E le inevitabili bordate da parte del centrodestra. «Il problema non nasce da ieri» ha sottolineato Cristian Zanetti (Forza Italia). Mentre Gianni Festini Brosa (Lega) ha sollecitato la creazione di «un patto per la sicurezza urbana della città». Critica, pur se sul versante opposto, Antonia Romano: «Stiamo decidendo della vita di persone che non sono neanche informate. Come spieghiamo le nuove misure a chi non sa l’italiano? Almeno siano scritti dei volantini informativi in più lingue sui provvedimenti». «La città è esasperata, vuole risposte» è stata la «scossa» di Alberto Pattini (Patt), che ha ricordato il tavolo di lavoro dello scorso anno sulla sicurezza: «Non avevamo partecipato perché sapevamo che non avrebbe funzionato. Nessuna misura è stata applicata». Il capogruppo autonomista ha quindi rilanciato con un ordine del giorno firmato da tutta l’Aula per far applicare dal questore l’articolo del decreto Minniti che prevede l’espulsione dei condannati per spaccio di droga. E ha prospettato l’estensione dell’area Daspo a tutta la città: una ipotesi condivisa da tanti. «Quest’amministrazione è sempre stata scarsa sul fronte sicurezza» ha rincarato la dose Andrea Merler (Civica Trentina). Che ha accusato il sindaco: «Per colpa sua i cittadini non possono godere di parti molto ampie di Trento». «Dobbiamo partire dal rispetto delle regole» ha chiarito Salvatore Panetta (Gruppo Misto). Che ha invocato «una posizione univoca». Michele Brugnara (Pd) ha posto quindi un nodo importante: «Non devono esserci zone franche in città. O cittadini di serie A e B». Mentre Elisabetta Bozzarelli ha precisato: «Non mi sento soddisfatta di quanto hanno fatto le forze dell’ordine. Non mi accontento del fatto che Trento sia considerata migliore di altre città». Scettico Vanni Scalfi (Insieme Trento): «Sappiamo che questi provvedimenti saranno inutili. Forse anche un po’ dannosi. A fronte di un problema drammatico, la montagna partorirà un topolino». E Renato Tomasi (Cantiere civico democratico): «Perché con un’ordinanza sindacale non si vieta tutto l’accattonaggio nel perimetro Daspo?». Alla fine, le tre ore non sono bastate per concludere il dibattito: il voto, quindi, slitta a oggi. Con un’incognita: se gli interventi non si esauriranno in tre ore, si andrà alla prossima tornata.

E a prendere posizione sulla sicurezza è stata ieri anche L’Altra Trento a sinistra, che ha promosso un presidio «per chiedere al sindaco un passo indietro rispetto alla deriva securitaria dei decreti Minniti».


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