Una sindaca per Trento, gli uomini non hanno gradito

Gentile direttore,
mi permetto di esprimere una breve considerazione sulle reazioni di alcuni esponenti del panorama politico trentino alle mie parole di speranza sul futuro sindaco di Trento.
Donata Borgonovo Re, "Corriere del Trentino", 4 luglio 2017

 

Mi colpisce, prima di tutto, come di una lunga intervista che toccava numerosi temi tra i quali il metodo di lavoro del Pd verso la prima Conferenza programmatica, la necessità di ricostruire una funzione di leadership dei democratici dentro la coalizione (e la necessità di riflettere sulle caratteristiche di quest’ultima, nella prospettiva di un nuovo patto con gli elettori), il significato inclusivo, a sinistra, di un possibile disegno di partito confederato, l’unico passaggio colto dai commentatori sia stato quello riferito al mio sincero auspicio che per il futuro della città capoluogo sia giunto il tempo di una sindaca. Forse non è un caso che i politici intervenuti su tale passaggio siano tutti uomini: esprimere una speranza che di fatto esclude figure maschili dall’orizzonte rappresenta, lo capisco, un affronto. E infatti, le mie parole sono state prese di mira con il bazooka: «imbarazzante», ironizza l’uno; «non ho capito il senso dell’intervento» si stupisce l’altro, che poi tuona: «serve un percorso all’insegna della serietà e del metodo»; «è un insulto ai problemi della città», si scandalizza un terzo; «lo lascio decidere agli elettori», aggiunge bonariamente un quarto. Per carità: se augurare a Trento di potersi permettere una candidatura femminile alle prossime elezioni ha scatenato simili stizzose reazioni, cosa accadrebbe se augurassi la stessa cosa alla Provincia in vista dell’appuntamento del 2018? Poiché temo il deferimento alla corte marziale, evito di farlo.


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