Democratici, troppe chiacchiere In atto una pericolosa emorragia

L’evoluzione del quadro politico nazionale e locale (con la possibile uscita dal gruppo consiliare del Partito democratico del Comune di Trento di alcuni suoi componenti) conferma le nostre preoccupazioni. Emerge infatti un dato politico allarmante: cioè quello di un Pd sempre meno inclusivo e aperto al confronto politico, confronto ormai derubricato a «chiacchiericcio inconcludente», in opposizione all’urgenza del «fare».
Cristina Frassoni, "Corriere del Trentino", 1 luglio 2017

 

Il perimetro politico che il Partito democratico va costruendo attorno a sé si sta facendo, ormai da mesi, sempre più stretto e soffocante. Un perimetro alla prova dei fatti sempre meno includente e accogliente nei confronti di chi manifesta esigenze e proposte non perfettamente collimanti con quelle espresse dal ceto dirigente; non ultimo, a tal proposito, il tema delle coalizioni, sollevato recentemente anche dal ministro della cultura, Dario Franceschini.

Spiace osservare che nemmeno in Trentino l’attuale dirigenza sembra essersi accorta dell’emorragia in atto, della famosa «diga che sta per cedere» evocata nell’ormai noto fuori onda del ministro Delrio. Localmente tiene invece banco il tema delle candidature alle future competizioni elettorali. Il progressivo allontanamento di persone e pezzi della società trentina che hanno militato nei democratici del Trentino, dovrebbe sollecitare molte riflessioni, a cominciare dal fatto che forse non sono queste persone che si sono allontanate dal Pd, quanto piuttosto è il partito che si sta progressivamente scollegando dalla società, non riuscendo più a leggerne e interpretarne i bisogni reali.

Qualcuno sicuramente accoglierà con sollievo la notizia della possibile uscita di alcuni esponenti dal Partito democratico, nella speranza che ora possa finalmente regnare la pace. A tal proposito, mi piace concludere con una frase che lo storico latino Tacito attribuisce nell’«Agricola» a Calcago, capo dei Britanni, in riferimenti ai conquistatori Romani: «Ubi solitudinem faciunt, pacem appellant». Laddove fanno il deserto, lo chiamano pace.