«Il sistema tedesco? Avevamo altre idee ma così c’è l’accordo»

Quello che piacerebbe fare. Contrapposto a quello che si può ottenere. Il senatore del Pd Giorgio Tonini non fa giri di parole. La legge elettorale ispirata al sistema tedesco non sarà il massimo ma ha un vantaggio: mette d’accordo tutti o quasi.
G. Tessari, "Trentino", 4 giugno 2017

 

E in questo colloquio spiega anche i vantaggi della riforma su cui si sta lavorando in parlamento (ieri in commissione Affari costituzionali alla Camera sono stati respinti alcuni emendamenti per modificare il Mattarellum in Trentino Alto Adige).

Senatore Tonini, a Trento Enrico Letta non ha parlato benissimo della legge elettorale che volete approvare. «A Letta mi lega un'antica amicizia. Ma al lui, che è stato presidente del Consiglio ed ha ricoperto tante cariche nelle istituzioni e nei partiti, non è consentito ignorare il “principio di realtà”. Un principio con quattro verità che ci dice, in primo luogo, che la riforma istituzionale, che ci avrebbe dato un chiaro vincitore, è stata bocciata dal referendum. Non solo: la Corte costituzionale ha fatto ben due sentenze sulla legge elettorale, sul Porcellum e sull'Italicum, ed ha inserito ulteriori paletti: ci può essere un premio di maggioranza solo per chi raggiunge il 40% e alla data di oggi questo limite non lo raggiunge nessuno».

Cos’ altro? «Non ci può essere il ballottaggio con due Camere che danno la fiducia. Terzo: c'è la richiesta del Presidente della Repubblica perché si vada a votare con una nuova legge».

E il quarto principio di realtà? «Il Pd al Senato ha 98 senatori e, su qualunque tema, deve cercare il consenso tra le altre forze politiche. Altra cosa sarebbe se dovessimo seguire il “principio di piacere” teorizzato da Freud. Anche a me piacerebbe di più andare a votare col maggioritario, scegliendo direttamente chi governerà per cinque anni. Questo era il sistema che avevamo faticosamente costruito con l'Italicum».

Cosa ribatte ai critici? «Trovo stravagante che chi ha votato contro l'Italicum, come Letta, o quelli che hanno votato no al referendum (come molti che ora criticano il Pd) ora chiedano il maggioritario. Questo fa parte del principio di piacere e non di quello di realtà».

Quali sono le alternative tra cui si può scegliere? «In astratto sono tre: tenere il sistema come è, ma sarebbe infrangere una richiesta solenne avanzata dal presidente della Repubblica. C'è una seconda ipotesi: quella proposta dal Pd e bocciata dagli altri e che prevede una sorta di Mattarellum diluito. Il cosiddetto Rosatellum: non solo non offre certezze e dovrebbe, per di più, essere imposto a colpi di maggioranza contro Berlusconi e contro Grillo, con il sostegno della Lega. Una situazione perlomeno spericolata che vedo non dispiacerebbe però all'onorevole Lorenzo Dellai».

Il terzo scenario? «E' quello a cui stiamo lavorando, ovvero il sistema tedesco: di nuovo prevede metà collegi uninominali e metà proporzionali ma resta un sistema in cui il proporzionale prevale. Ha un solo correttivo, come in Germania, ovvero la soglia del 5%. Questo sistema non promette ciò che non può mantenere. Ed ha però un grande vantaggio. E’ condiviso da tutti».

Quindi fate di necessità virtù? «Proprio così. Facciamo forza su noi stessi visto che eravamo partiti da un’altra visione, con altre aspirazioni. Però registriamo che su questo sistema ci può essere l’accordo del 90% del Parlamento. Una cosa molto importante per l’Italia in questo momento. Lavoriamo considerando che nella prossima legislatura non avremo comunque una maggioranza. Credo che il Pd sarà un partito forte ma che dovrà cercare alleanze. Anche Grillo, dopo il periodo del “senza macchia e senza paura”, ora dice di essere disposto ad un compromesso accettabile».

Ci sono però molte cose da mettere a fuoco. «Ora si sta ragionando sui dettagli ma quello che contava era l’accordo sulla scelta di fondo. Vero è che non si può fare semplicemente copia e incolla con il sistema tedesco. Il risultato ottenuto sino ad ora è molto positivo ed è merito di Renzi. Si diceva che il suo difetto era quello di non sapere fare accordi, questa volta è il contrario...».

Il dibattito è anche sulla data del voto. Sui riflessi sull’economia. «La discussione sul quando si deve votare non mi ha mai appassionato. Io da presidente della Commissione bilancio sono terrorizzato dal fatto che si arrivi in autunno con la questione della legge elettorale ancora aperta. Questo è lo scenario da evitare in tutti i modi. Il bilancio dello Stato diventerebbe merce di scambio tra riforma e campagna elettorale. Bene dunque risolvere subito la questione della legge elettorale: va trovata una quadra in qualunque modo prima dell’estate».


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