#SiamoEuropa - Fabbrini: «Europa a più finalità Macron ci fa ben sperare» Franco: «Il vero assedio è quello dei nazionalisti»

«Un’Europa non a più velocità, ma a più finalità. Una formula che ci può aiutare a dare un futuro alle istituzioni comunitarie. Ma per una revisione efficace del progetto servono giovani leader. La vittoria di Macron ci fa ben sperare».
S. Voltolini, "Corriere del Trentino", 14 maggio 2017

 

Sergio Fabbrini, scienziato politico, direttore della Luiss di Roma, attualizza il concetto declinato nel suo ultimo libro (Sdoppiamento, una nuova prospettiva per l’Europa, uscito per Laterza) in base alle novità delle elezioni francesi e al prossimo appuntamento elettorale in Germania, a settembre. Il politologo ne discute oggi assieme allo storico Michele Marchi nella tavola rotonda, alle 18.30 in piazza Fiera, moderata da Enrico Franco, direttore del Corriere del Trentino.

La vittoria di Macron in Francia è stata una buona notizia per i sostenitori della Ue. Come può ora l’Unione giocarsi il proprio futuro?

«A sessant’anni dai trattati di Roma, siamo ad un momento di svolta. Ci sono due grandi scadenze. Quella francese, che non è ancora conclusa, e quella tedesca. Mai come ora il progetto comunitario è stato messo in discussione da una parte rilevante delle opinioni pubbliche nazionali».

Il ripensamento non è più rimandabile?

«Sì, è difficile continuare, come si dice, business as usual. Occorre guardare la realtà con occhi lucidi. Venendo a Macron, ha vinto, ma il passaggio francese non è ancora chiuso (le legislative sono l’11 e il 18 giugno, ndr ). Anche lui deve fare i conti con una metà dell’elettorato ostile all’Unione. Pensiamo all’Italia, alla presenza considerevolissima di opinioni anti-Ue. E va citata anche la Spagna».

Il mosaico corre il pericolo di frantumarsi?

«Occorre reagire, considerando le differenti posizioni. Vi è chi considera l’Ue un progetto artificiale e vuole ritornare alla sovranità nazionale. La Gran Bretagna lo ha fatto. E il pensiero è forte nei Paesi dell’est. Ungheria e Polonia hanno una traiettoria sovranista. Le alternative sono due: seguire gli euro-conservatori, oppure i fautori dell’Europa a due velocità, teoria avanzata da Angela Merkel. Gruppi di Paesi fanno cose diverse e con una coesione politica diversa».

Lei propende per quest’ultima visione?

«Nel mio libro ho sviluppato una prospettiva nuova. Serve prendere atto che i Paesi hanno direzioni e finalità diverse. Difficile tenere tutti nello stesso contenitore. Io uso la definizione Unione federale in un’Europa plurale. Alcuni Paesi, come Italia, Germania, Francia, andranno avanti formando un progetto politico, altri rinforzeranno la sovranità nazionale. Adesso siamo in uno stallo: non possiamo tornare indietro ma neanche pensare a soluzioni efficaci per i problemi globali: migrazioni, terrorismo, crisi economica».

Ma le classi dirigenti degli Stati e delle istituzioni comunitarie saranno all’altezza, anche in relazione al voto in Germania?

«Io credo che a pensare al futuro debbano essere i giovani. Non vedo Schauble (ministro delle finanze tedesco, ndr ) pensare all’Europa futura a 75 anni. Vedremo Francia e Germania come affronteranno la revisione. L’Italia purtroppo rischia di essere esclusa».

L’Italia è ferma al palo dell’ingovernabilità?

«Pesa la sconfitta del maggioritario e del referendum costituzionale. Con questa legge elettorale nessuno potrà vincere le elezioni politiche. Saranno favoriti solo i populismi. Il Paese rischia di restare privo di baricentro, sempre più introverso e provinciale. Dall’Europa si guarda a questo con preoccupazione».

 

Franco: «Il vero assedio è quello dei nazionalisti», F. Parola, "Corriere del Trentino", 14 maggio 2017

 

Si intitola L’assedio l’ultimo libro di Massimo Franco, editorialista del Corriere della sera , che il giornalista ha presentato ieri al festival «Siamo Europa» organizzato dalla Fondazione De Gasperi. Riflettendo sulle conseguenze politiche, sociali e culturali dell’immigrazione, Franco spiega che l’assedio di cui parla non è quello, solo apparente, dei disperati che sbarcano sulle coste italiane e greche, ma è quello condotto dalle forze sovraniste e demagogiche contro l’Unione europea.

«L’immigrazione non è la causa, ma il rivelatore della crisi europea» sostiene il giornalista, che ammonisce contro quelle forze politiche che fanno populismo in campagna elettorale e non capiscono che «l’Europa è una realtà complessa, i cui problemi non possono essere risolti con risposte semplicistiche».

Attaccano da più fronti gli assedianti dell’unità europea: «Da un lato c’è la crisi del 2008 — ricorda Franco — che da economica è diventata sociale e poi politica; c’è l’immigrazione, che ci ostiniamo a considerare un’emergenza quando invece è ormai una condizione strutturale; ci sono i Paesi del nord Europa, che si stanno stancando di assecondare le loro controparti mediterranee, irresponsabili verso gli impegni comunitari e verso la propria spesa pubblica». Le divisioni fra gli Stati membri hanno preso l’inquietante aspetto dei muri sorti in Ungheria, a Calais e lungo altri confini nazionali. «L’immigrazione anche qui è stata solo il pretesto — prosegue l’editorialista — ma chi viene danneggiato dai muri sono la pace e la cooperazione fra le nazioni europee».

Per recuperare la solidarietà e l’unità necessarie a fronteggiare problemi di scala continentale, però, serve più degli appelli alla buona volontà: «Non basta chiedere di accogliere i migranti su basi morali, come ha fatto il papa, che infatti è rimasto inascoltato da buona parte dei cristiani in Europa. Bisogna far capire che un’immigrazione controllata e gestita in ottica di lungo periodo è un fattore importante per risolvere la crisi economica e demografica dell’Unione». La critica del giornalista a questo punto si rivolge alla Germania, che tende a «europeizzare i propri problemi e a nazionalizzare quelli dell’area mediterranea. Non possiamo permettere che il Mediterraneo diventi periferia rispetto al resto del continente».

Perché possa essere digerita dai cittadini, l’immigrazione va gestita evitando la ghettizzazione: «I profughi vanno distribuiti in modo capillare sui territori, in modo da favorirne l’inserimento nel tessuto sociale e economico locale» sostiene Franco. Un endorsement al modello trentino di accoglienza, quindi, che però «deve tenere in considerazione le esigenze degli enti locali». È un nuovo rapporto che corra dalle istituzioni europee agli enti locali quello auspicato da Franco, che prenda consapevolezza che «la dimensione nazionale ormai è superata». Se i sovranisti e i brexiteers fanno propaganda elettorale promettendo il ritorno a un mondo che non esiste più, «le regole europee devono adattarsi ai tempi nuovi, così «da un’unione di minoranze l’Europa può tornare a lasciare il segno sul piano internazionale».

 


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