#TRENTO - Il bilancio di Andreatta dopo due anni di lavoro: attenzione a periferie e beni comuni

 L’avvio di consiliatura, ammette, «è stato faticoso». Più del previsto. «Ma negli ultimi mesi — sottolinea Alessandro Andreatta — stiamo procedendo bene. Possiamo concentrarci sui temi invece che sugli assetti di giunta. E la città ne guadagna».
M. Giovannini, "Corriere del Trentino", 13 maggio 2017

 

A due anni dall’inizio del suo mandato, il sindaco del capoluogo non nega le difficoltà che hanno caratterizzato — e frenato — il primo anno e mezzo di lavoro. Ma guarda avanti con determinazione. Cercando di spingere l’iter, ancora impantanato, del nuovo Prg («La prossima settimana si parte, a prescindere dalle formule») e seguendo con attenzione l’ampia partita degli impianti sportivi cittadini. Stadio compreso: «Da anni si programma lo spostamento da via Sanseverino. L’ipotesi di realizzarlo a San Vincenzo di Mattarello è sul tavolo, ma i nodi da affrontare sono molti, primo fra tutti il concetto di limite della città. Le idee da valutare sono tre».

Sindaco Andreatta, due anni sono passati e il bilancio è un mix di obiettivi raggiunti e di sfide ancora sulla carta. Nell’elenco dei progetti «centrati» ci sono operazioni importanti come il «Santa Chiara open lab» e il «Buco» Tosolini, ma anche la smart city week. Ne aggiungerebbe altri?

«Onestamente sì. Penso, in particolare, all’attenzione che abbiamo posto alle periferie. Questa settimana ho visitato la circoscrizione di Meano, quinta tappa del giro che sto compiendo attraverso tutti i quartieri. E la prossima settimana sarò a Sardagna. Ma al di là delle visite, in questi anni l’attenzione si è concretizzata attraverso diversi interventi. Il più importante è forse il parco di Melta, a Trento nord: quell’opera è un grande successo. Rimanendo nell’ambito dei parchi, ricordo quello delle ex Caserme Duca d’Aosta: un’area verde in una periferia più vicina, ma che è preziosa in una zona caratterizzata dalla più alta presenza di popolazione anziana. Abbiamo, quindi, completato l’arredo urbano alla Vela, avviato i lavori di ampliamento della scuola elementare di Meano, costruito il teatro a Villazzano, aperto nuovi asili nido a Martignano e Ravina. Senza contare gli interventi che approderanno in aula la prossima settimana, collegati al Fondo strategico territoriale: viale dei Tigli, ma anche i lavori a Campotrentino e Roncafort. Solo per citarne alcuni. Tra i temi sui quali ci siamo impegnati molto c’è anche quello dei beni comuni: la consegna, a dicembre, dei diplomi per i patti di collaborazione è stata significativa».

Eppure l’inizio di consiliatura non è stato dei più facili.

«No, anzi. Ogni inizio di mandato è difficile. E questo è stato ancora più faticoso. Ma negli ultimi mesi stiamo lavorando bene, concentrandoci finalmente sui temi concreti e non sugli assetti di giunta. A guadagnarne è la città».

E qui si arriva al presente.

«Sì. Finalmente siamo riusciti a definire una direzione per il nuovo impianto natatorio: una questione che è stata chiusa con equilibrio. Rimangono ovviamente delle prospettive aperte in campo sportivo: penso allo spazio per la ginnastica, al PalaTrento da cinquemila posti, ai campetti per il calcio. Partite sulle quali dobbiamo andare avanti».

Parlava del calcio. Rimane aperto il nodo dello spostamento del Briamasco. L’area di San Vincenzo è supportata da molti. Lei cosa dice?

«È una questione sulla quale si sta discutendo. Parliamo di un’area molto grande, che in parte, se possibile, potrebbe essere restituita all’agricoltura: su questo la Provincia sta facendo degli approfondimenti. L’altra parte potrebbe effettivamente ospitare una funzione sportiva leggera».

Lo stadio?

«La questione è delicata e pone qualche interrogativo. Primo fra tutti quello del limite della città: qualcuno, infatti, è contrario alla possibilità di realizzare nuove costruzioni a sud della cantina sociale, non approvando l’idea di una città che “continua” ulteriormente la sua crescita. Non è un tema da poco, considerato che lo stadio non ospiterebbe solo partite, ma anche eventi musicali».

Il Prg individua ancora il nuovo stadio a Ravina.

«Sì, noi abbiamo individuato un terreno ancora anni fa. Ma poi nessuno aveva i soldi per realizzare la struttura. L’area di San Vincenzo ha il vantaggio di essere pubblica. Ma il confronto è ancora aperto. Le ipotesi sono tre».

Quali?

«La prima è di prevedere in quella zona solo una funzione leggera: ad esempio, i campi di allenamento. La seconda è la costruzione del solo stadio, mentre la terza prevede la realizzazione dello stadio con altre strutture, come negozi o ristoranti».

Prg: a che punto è l’iter? Ha trovato un punto di contatto con gli ordini?

«Il dialogo continua con tutti: ordini, ateneo e uffici comunali. E tutti garantiscono il loro apporto. A questo punto, la prossima settimana voglio partire, a prescindere dalle formule. Quelle le troveremo strada facendo».

E la mobilità?

«Molte partite sono legate ai finanziamenti europei. Noi siamo in attesa. Per il Bondone, lo studio per il piano di sviluppo sarà decisivo: daremo qualche giorno in più per presentare le domande».

Il 2018, anno elettorale, si prospetta delicato. È preoccupato?

«È evidente che il rischio è che qualcuno, a ridosso delle elezioni, si distragga un po’. Ma personalmente non ho dubbi: guai fermare la città. Elezioni o no, la città deve andare avanti. Gli assessori candidati? È opportuno che si dimettano: chi l’ha fatto è stato capito e apprezzato. Del resto, la politica è rischio».


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