#Cultura - Maestri e Pd non arretrano: «Ritornare all’accordo del 21 aprile»

Nessun passo indietro: le dimissioni presentate ieri da Lucia Maestri, consigliera del Partito democratico e presidente della quinta Commissione del Consiglio provinciale dedicata alla cultura, restano tali. «Il problema politico è serio. Rifiuto di derubricare la vicenda come qualcosa di personale tra me e Claudio Civettini. È una questione di maggioranza» sostiene Maestri che ieri ha ricevuto piena solidarietà dai democratici.
S. Pagliuca, "Corriere del Trentino", 28 aprile 2017

 

«Le dimissioni sono una scelta condivisibile, un richiamo forte a coerenza e fermezza della maggioranza sulle proprie proposte» hanno fatto sapere il capogruppo provinciale del Pd Alessio Manica e il segretario, Italo Gilmozzi. In particolare, secondo Manica, il gesto di Maestri dovrebbe servire da sprono per la maggioranza per spingerla a «riflettere e a ricompattarsi».

Il caso è scoppiato sulla controversa riforma culturale dopo che l’assessore Tiziano Mellarini ha sostenuto che per evitare l’ostruzionismo in aula sulla riforma, a suo parere, sarebbe stato necessario accettare la proposta del consigliere di minoranza, Walter Viola, Progetto Trentino, rispetto al mantenimento dell’attuale modello dei cda museali. Modello che con la riforma si vorrebbe scardinare, istituendo un consiglio d’amministrazione unico dei musei e garantendo l’indipendenza attraverso i comitati scientifici. Ma se Patt e Upt si sono allineati alla richiesta di Mellarini, Maestri si è rifiutata, sostenendo di dover rimettere prima la questione al partito. Atteggiamento che non è piaciuto a Claudio Civettini di Civica Trentina che ha accusato la presidente e la maggioranza di tenere in scacco la riforma.

«Nessuna convenienza»

«Un atteggiamento grave, ma che non ha a che fare con le mie dimissioni. Non voglio credere a chi sospetta che dietro a quanto accaduto ci sia una convenienza politico- elettorale — puntualizza Maestri — ma, sottolineo che questo è un modo spurio di gestire la maggioranza. Non è così che ci si dovrebbe comportare». Una posizione, la sua, avvalorata anche da Manica, che ribadisce: «Civettini ha avuto un atteggiamento sopra le righe e le dimissioni sono state una scelta necessaria per rispetto del merito di questa riforma che non può essere annacquata da cambi di posizione. Il merito di tale riforma, peraltro, era già stato condiviso e ribadito in maniera chiara nell’incontro di maggioranza e nel comunicato dei capigruppo di Patt, Pd, Ual e Upt dello scorso venerdì 21 aprile».

«Proposta coraggiosa»

Nessuna questione personale quindi, «né — continua Manica — la voglia del Pd di rivendicare una bandiera sulla riforma, piuttosto l’intenzione di difendere una proposta coerente e coraggiosa». L’unica che i democratici continueranno a sostenere, «perché è la più robusta, capace di ridurre le poltrone e di ridare competitività al sistema culturale trentino» fa rilevare Maestri. Che conclude: «Vedremo cosa accadrà oggi durante l’incontro richiesto da Mellarini. Una cosa è certa: spetta alla maggioranza decidere cosa fare e cosa vuole essere. Non da grande, ma da oggi».

Difficile fare previsioni. Se la maggioranza ritroverà una quadratura intorno alla proposta del cda unico, le dimissioni della Maestri presumibilmente rientreranno. Viceversa ci si avvierà verso un muro contro muro dagli esiti incerti sia per la riforma che per la tenuta della coalizione.

 

Mellarini si riallinea alla maggioranza «Se vogliono, avanti con il cda unico», a. Papayannidis, "Corriere del Trentino", 28 aprile 2017

 

 «Non c’è nessuna alchimia politica, nessun disegno di maggioranze diverse dal centrosinistra autonomista, lo dico anche da segretario dell’Upt. Se la maggioranza dice che vuole il cda unico dei musei, si va avanti con il cda unico». A metà pomeriggio Tiziano Mellarini si riallinea alla propria maggioranza sul controverso disegno di legge di riforma della cultura.

È stata una giornata lunga, quella dell’assessore, iniziata con una riunione del gruppo consiliare dell’Unione. Se mercoledì pomeriggio una nota si limitava a stigmatizzare l’attacco di Claudio Civettini a Lucia Maestri, quasi ne fosse stato la causa, la posizione di ieri ammette inconfutabilmente la presenza di un problema politico in maggioranza. «Ci teniamo a confermare — scrivono i componenti del gruppo consiliare — che il corso del disegno di legge prosegue così come concordato in seno alla maggioranza di centrosinistra autonomista. In questo senso, il tentativo espresso dall’assessore alla cultura Tiziano Mellarini andava nella direzione di esplorare la possibilità di una condivisione dei contenuti del disegno di legge con i componenti della minoranza consiliare, nella convinzione che una materia importante come quella della cultura meritasse la massima apertura al dialogo e alla partecipazione delle forze politiche. Ravvisata l’impraticabilità di soluzioni di convergenza, l’assessore Mellarini ha ribadito l’accordo di maggioranza confermando i contenuti condivisi nel disegno di legge, compresa la questione del cda unico per i musei».

Subito dopo, Mellarini ha convocato per oggi una riunione di maggioranza. Tra gli obiettivi — non scontati — anche quello di convincere Lucia Maestri a tornare sui suoi passi nella presidenza della commissione. «Vedremo se andare avanti o se prenderci un’ulteriore riflessione», dice Mellarini a proposito del disegno di legge sulla cultura. Guardando alla sostanza, la riforma rischia di bloccarsi per l’ostruzionismo delle minoranze: Walter Viola (Progetto Trentino) considera il cambio di rotta di Mellarini una violazione del patto raggiunto in una riunione informale a cui era presente anche Lucia Maestri, due settimane fa.

«L’assessore non ha dato indicazioni chiare, doveva difendere la linea della maggioranza», diceva ieri a mezzogiorno il segretario del Patt, Franco Panizza. La rappresentante autonomista in commissione, Chiara Avanzo, mercoledì si era comunque allineata all’assessore, isolando Maestri. Ma anche Panizza, come Mellarini, esclude «qualunque disegno di maggioranze diverse rispetto all’attuale. Sulla legge del porfido è stato Olivi e a trovare una mediazione con Viola e nessuno ha parlato di disegni strani».

 

 


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