Omofobia, lite governatore-Ferrari. Gilmozzi: Rossi garantisca le sensibilità

Una lite tra il governatore Ugo Rossi e l’assessora Sara Ferrari incrina i rapporti nella coalizione, in giunta e anche nel Pd. L’assessora alle pari opportunità ha lasciato la seduta di giunta dopo pochi minuti, in disaccordo con il governatore sul tema dell’obbligatorietà delle giustificazioni per i corsi anti-omofobia.
A. Papayannidis, "Corriere del Trentino", 30 marzo 2017

 

Sono stati Luca Zeni e Alessandro Olivi, gli unici esponenti del Pd rimasti, a mediare con il governatore fino alla formula finale che impone in delibera «la giustificazione dei genitori non necessariamente motivata» per le assenze dai corsi contro le discriminazioni. Un esito promosso da Ferrari stessa, nelle scorse settimane, per migliorare il testo precedente, in cui si parlava genericamente di «comunicazione della famiglia» che sarebbe valsa «quale giustificazione» per le assenze. «La delibera è pienamente soddisfacente», dice Rodolfo Borga (Civica trentina), promotore della mozione di giugno (votata all’unanimità dal Consiglio) che chiedeva alla giunta di informare le famiglie sui corsi per permettere loro, eventualmente, di non far partecipare i propri figli. «Sarebbe bastato che Ferrari non l’avesse votata», commenta il consigliere di opposizione

Il clima

Anche per questo, da Arcigay e dai comitati promotori del disegno di legge anti-omofobia (poi declassato a mozione) sono continuate a piovere molte critiche verso la linea di Rossi («Si fa dettare la linea dalla minoranza») e del Pd. Ferrari, la «dem» più esposta sul tema, dopo pochi minuti di contraddittorio con il governatore, che a un certo punto le avrebbe anche indicato la porta, ha deciso di «strappare». Salvo poi chiudersi nel silenzio assoluto: dal suo entourage trapela solo la precisazione che «la modifica è stata fatta da altri» (cioè Zeni e Olivi) e che «non c’è nessun caso politico», sgombrando il campo dall’ipotesi di dimissioni.

Gli effetti

Lunedì mattina, durante la riunione del gruppo consiliare, il caso è venuto a galla durante un confronto sul disegno di legge sulla doppia preferenza di genere. Nell’organizzare la strategia per esplorare una possibile mediazione sul disegno di legge e superare l’ostruzionismo, i dem cercavano chi potesse parlarne a Rossi, ma Ferrari ha chiarito che il percorso, per lei, non sarebbe stato agibile. Il racconto della lite in giunta ha riaperto la ferita dell’allontanamento di Borgonovo Re dall’esecutivo (l’ex consigliera ha stigmatizzato l’attacco all’ultima donna rimasta nell’esecutivo, dopo la propria sostituzione con Zeni), creando nuove tensioni nel gruppo.

Il segretario

Italo Gilmozzi, segretario del Pd, conferma: «C’è stato un confronto aspro in giunta, del resto la lotta all’omofobia è un tema molto sentito nel partito. Non c’è un caso politico, ma dirò a Rossi che sia garante delle diverse sensibilità della coalizione. Non solo sull’omofobia, ma anche sulla doppia preferenza di genere, su cui mi auguro che si tenga botta». La direzione a cui guarda il Pd, però, non è quella di scontrarsi contro il muro insormontabile dell’ostruzionismo, ma quella di una mediazione. Prima, però, va individuato un interlocutore: attualmente le opposizioni hanno espresso sette posizioni diverse. Il «Comitato non ultimi» critica i dem e parla di «atteggiamento del tutto rinunciatario».


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