#PROFUGHI - Zeni: la distribuzione diffusa insufficiente, cercheremo di fare pressione sui Comuni

Che siano 46 ( come riportato dalla mozione di Rovereto al Centro) oppure 60 (come afferma l’assessore provinciale Luca Zeni) i Comuni trentini (su un totale di 178) che sul proprio territorio ospitano profughi la differenza è ben poca cosa rispetto al vero problema dell’accoglienza diffusa.
"Trentino", 21 marzo 2017

 

Lo ammette lo stesso responsabile provinciale: «Questo numero non è sufficiente, Rovereto e Trento fanno la parte più grossa con numeri ben al di sopra del parametro (3 profughi per 1000 abitanti) indicato per una gestione ottimale. E con i nuovi arrivi previsti con la bella stagione dobbiamo attenderci un numero massiccio di sbarchi che si ripercuoterà anche da noi». Con la conseguenza che ancora di più Rovereto e Trento vedranno incrementata la presenza di profughi creando così una concentrazione che rende difficile il processo di integrazione? E’ presto per dirlo perché Luca Zeni spera che aumenti la disponibilità di appartamenti da parte dei privati.

Ma ci sono gli strumenti per convincere i Comuni più riottosi ad aprire le porte agli immigrati? «No - risponde l’assessore - Se un Comune dice no non è un problema, perché il tema è quello di trovare un luogo fisico, un appartamento (sono circa 200 gli alloggi dei privati in tutta la Provincia ndr) dove ospitare queste persone. Noi continuiamo a sollecitare le amministrazioni comunali perché siano più attive». Ma le risposte sono un po’ scarse... «Speriamo che le cose cambino: in realtà sono pochi i Comuni che hanno esplicitato il loro no ed hanno detto “arrangiatevi”». Un appello ai Comuni, come conferma il presidente della Comunità di valle Stefano Bisoffi, che è stato più volte rivolto anche al Consiglio delle autonomie: «Rovereto è sopra la soglia che potrebbe scendere se i privati (non alloggi di edilizia pubblica) mettessero a disposizione i loro appartamenti». E l’idea di premiare i Comuni “virtuosi”? «C’è la proposta dell’Anci di 500 euro a profugo: in ogni caso non peserebbe sulle casse della Provincia che gestisce l’accoglienze con risorse dello Stato e dell’Unione europea».


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