Zeni: «Profughi, basta parlare di invasione»

 L’Italia e il Trentino al centro «di un’invasione» di stranieri? Non è vero, come smentisce Luca Zeni durante l’incontro «A proposito di accoglienza» ospitato dalla sala circoscrizionale di via Perini, a Trento.
S. Voltolini, "Corriere del Trentino", 24 febbraio 2017

 

«Per gestire l’integrazione è sempre utile partire dal contesto e dai numeri» esordisce il responsabile per salute e politiche sociali nell’appuntamento per la cittadinanza promosso dai circoli Pd Oltrefersina e San Giuseppe. Al suo fianco Emiliano Bertoldi, direttore di Atas, Paolo Facinelli, responsabile della residenza Fersina, Elena Pasolli, volontaria. «Nel mondo — riprende l’assessore provinciale — i migranti sono 260 milioni, di cui 60-65 forzati. La Turchia ha 2,5 milioni di migranti, il Libano un milione su 4 di popolazione. Nel nostro Paese abbiamo avuto negli ultimi anni 170.000 richiedenti asilo». Lo Stato, prosegue Zeni, ha deciso di dividere i profughi in base alla quota di popolazione dei territori. «Per questo oggi la provincia ne accoglie 1.455, lo 0,9% nazionale. Accogliere è un dovere istituzionale, ma non solo. Certo, i problemi non vanno nascosti. Il disciplinare della Provincia contiene regole e sanzioni chiare».

Zeni ha mostrato di approvare la svolta impressa dal nuovo ministro dell’interno, Marco Minniti. «Ha detto che il sistema regge se ha due pilastri, apertura e rigore. Ha parlato di un’implementazione delle commissioni territoriali per la valutazione delle richieste di protezione, per snellire i tempi, e di un accordo con i Comuni per un’accoglienza diffusa. È il modello su cui da tempo lavora il Trentino, che ha scelto la gestione diretta». L’assessore si è poi detto favorevole a un «ripristino dell’immigrazione regolare, per la quale al momento non ci sono possibilità». In tanti, fa capire, costretti a partire, tenterebbero il canale della protezione internazionale perché l’unico disponibile. L’assessore ha chiuso invitando i Comuni trentini — oggi sono solo 47 quelli che ospitano profughi — a «un impegno maggiore».

Bertoldi ha illustrato la dislocazione delle strutture e i servizi offerti. «I numeri sono gestibili, certamente hanno un impatto organizzativo consistente» ha detto. Negli appartamenti c’è un operatore ogni 22 ospiti, nelle strutture più grandi uno su dieci. Agli ospiti arrivano 2,5 euro al giorno, sui 30 totali che lo Stato paga al giorno a persona. Vitto e alloggio coprono 14,5 euro, il personale 10, la formazione 2 e i generi di prima necessità 1,5. Il sistema è coordinato dalla Provincia tramite Cinformi. Una ventina di enti del terzo settore operano per gestione diretta o per gara.