Assemblea dem, manca il numero legale

 Le numerose assenze nelle fila della maggioranza hanno indotto la minoranza a non partecipare «in massa» all’assemblea. Un po’ di bagarre sul rispetto dell’ordine del giorno e l’assemblea è comunque cominciata, giusto per non deludere i presenti. Al di là del garante dei detenuti, «su cui — assicura il capogruppo Alessio Manica — la condivisione nel partito è totale», la questione centrale resta la crisi dei circoli di Trento e Rovereto.
T. Scarpetta, "Corriere del Trentino", 7 febbraio 2107

 

Nel Pd del Trentino non ci si annoia. Dopo le dimissioni annunciate a Rovereto da Roberto Pallanch e a Trento da Elisabetta Bozzarelli, con la relazione del segretario all’ordine del giorno, qualcuno poteva aspettarsi un’assemblea affollata. Invece, nonostante si sia cercato di rinviare l’appello in attesa dei ritardatari, c’era così poca gente da mancare anche il numero legale (presenti 30 su 64).

Le numerose assenze nelle fila della maggioranza hanno indotto la minoranza a non partecipare «in massa» all’assemblea. Un po’ di bagarre sul rispetto dell’ordine del giorno e l’assemblea è comunque cominciata, giusto per non deludere i presenti. Al di là del garante dei detenuti, «su cui — assicura il capogruppo Alessio Manica — la condivisione nel partito è totale», la questione centrale resta la crisi dei circoli di Trento e Rovereto.

La scorsa settimana, Italo Gilmozzi ha cercato di rimuovere il problema facendo presente che, a Rovereto come a Trento, lui di dimissioni non ne ha ricevute. Ieri, però, ha dovuto affrontare i nodi e lo ha fatto «richiamando tutti al senso di responsabilità». «A uscire danneggiata — sottolinea — è l’immagine del partito. La maggior parte dei cittadini magari ignora chi siamo, ma ha l’idea di un partito, il Pd, dove si continua a litigare. Mi auguro che i segretari cittadini rivedano le proprie decisioni. Io non ho chiesto le dimissioni di nessuno» afferma riferendosi alla richiesta in questo senso che pendeva su Elisabetta Bozzarelli da parte degli esponenti cittadini della maggioranza, pare sostenuti in questo dalla presidente del Pd, Donata Borgonovo Re.

«La questione — replica Bozzarelli — non è di forma. Se il segretario ha bisogno delle mie dimissioni per iscritto, gliele farò avere con raccomandata con ricevuta di ritorno. La questione è di sostanza. Definire pubblicamente come “scemenze” le decisioni assunte per il rilancio del Pd e praticamente all’unanimità all’interno di un’assemblea, non insulta tanto me, ma tutti i compagni e le compagne democratiche che insieme a me si sono assunti l’impegno di rimettere il loro mandato per affrontare il compito di rilanciare tutto il Pd di Trento. Proprio per l’importanza di questa scelta le dimissioni di tutto l’organo sono state votate». Il problema è che molti dei presenti non avevano capito di avere votato le proprie dimissioni, il che fa scivolare quanto accaduto dal piano della politica a quello del surrealismo. Una possibile interpretazione è che quanti erano interessati alle dimissioni della coordinatrice si siano fatti prendere dall’entusiasmo e non abbiano letto bene il documento. In ogni caso, per Gilmozzi «è ben difficile che un coordinamento dimissionario guidi la fase di transizione: o si è in carica, o si è dimessi. Non credo si debba consegnare un manuale per le dimissioni».

 

LEGGI ANCHE:

dal "Trentino", 7 febbraio 2016

I segretari di Rovereto e Trento, Roberto Pallanch e Elisabetta Bozzarelli, pronti a lasciare nell’arco di due giorni. Il segretario provinciale Italo Gilmozzi che bolla come «scemenze» le dimissioni di Bozzarelli («Non c’entrano con i problemi del Pd»), l’interessata che replica a muso duro: «Se il segretario ha bisogno delle mie dimissioni per iscritto gliele farò avere con raccomandata con ricevuta di ritorno. Così ha insultato tutti i compagni che con me si sono impegnati a rimettere il mandato per rilanciare il Pd di Trento. Capisco come le decisioni di rinunciare volontariamente a poltrone, posizioni e incarichi possano apparire ad alcuni inconprensibili». La presidente del partito Donata Borgonovo Re di nuovo sotto accusa - dopo le sue ultime dichiarazioni sulla riforma delle Rsa dell’assessore Pd Luca Zeni - per come interpreta il suo ruolo, che secondo la minoranza non sarebbe «di garanzia». Ce n’è abbastanza per far ripiombare il Pd trentino nel caos e nello scontro totale. Ieri sera in assemblea provinciale, convocata nella sala Rosa della Regione, è mancato il numero legale. La minoranza che fa capo a Elisabetta Bozzarelli aveva deciso di disertare ma alla fine in parte si è presentata e a far mancare i numeri sono state anche le tante assenze nelle fila della maggioranza: finale, 30 presenti su 64.

L’assemblea si è tenuta comunque, la presidente ha spiegato che non si sarebbe messo nulla ai voti. A Borgonovo Re la minoranza contesta anche di aver messo all’ordine del giorno il ddl sul Garante dei detenuti (proposto da Mattia Civico) anziché un dibattito a 360° sul carcere. «Ci hanno detto a dicembre che la maggioranza fa la maggioranza, in coordinamento si concorda una cosa e poi la presidente manda un ordine del giorno diverso», contesta Bozzarelli. Non sono piaciute neanche le dichiarazioni di Borgonovo che sono state lette come un ennesimo altolà in vista della presentazione, domani, della riforma delle Rsa dell’assessore Zeni, su cui la consigliera-presidente non ha mai nascosto le perplessità. Ieri in assemblea non si è fatto vedere il segretario di Rovereto Roberto Pallanch (che ha congelato le dimissioni in attesa di capire gli sviluppi interni al suo coordinamento), che ha sostenuto la mozione Bozzarelli: «Non faccio parte dell’assemblea. Scriva che vado a cena al Centro di salute mentale», dice cercando l’ironia in un quadro lacerato. In questo clima il segretario Gilmozzi ha tenuto la sua relazione, come da programma, partendo dagli scenari nazionali dove il Pd si dilania sul voto anticipato. «Il mio sarà un richiamo forte al senso di responsabilità di tutti - aveva anticipato Gilmozzi nel pomeriggio - o cambiamo il modo di rapportarci tra noi o il Pd non ha futuro. Che un segretario debba sempre fare il pompiere per sedare le beghe interne non sta né in cielo né in terra». Ma anche il tempo degli appelli sembra esaurito. (ch.be.)


il tuo nick name*
la tua email (non verrà pubblicata)*