Prg, le prime mosse di Andreatta: "Piccoli volumi nelle zone edificate"

Di nuovo Piano regolatore generale — o di aggiornamento del Prg, come continua a definirlo — preferisce non parlare. O, almeno, non fino a quando il tanto atteso documento sulle linee programmatiche non sarà pronto e presentato alla maggioranza e poi al consiglio. «Ci lavoro ogni mattina, quando mi sveglio» ammette il sindaco di Trento Alessandro Andreatta.
M. Giovannini, "Corriere del Trentino", 27 gennaio 2017

 

Che da settembre si è assunto la «patata bollente» della nuova pianificazione cittadina. E che, in questi giorni, dovrebbe chiudere il primo step (la stesura del documento, appunto), in modo da poter far partire il percorso partecipato e, allo stesso tempo, l’attività dell’equipe mista che dovrà concretamente occuparsi del Piano. Una partita che coincide, tra l’altro, con la discussione nel Consiglio delle autonomie del regolamento urbanistico-edilizio provinciale, del quale lo stesso Prg dovrà tener conto.

Sindaco Andreatta, come si è detto, il nuovo Piano regolatore generale dovrà attenersi agli indirizzi della legge urbanistica.

«Esatto. E la legge urbanistica è chiara in particolare sulla questione del consumo di territorio. Secondo la riforma, infatti, la pianificazione deve seguire l’indicazione forte del risparmio di territorio. Con qualche eccezione, come l’assenza dimostrata di soluzioni alternative per la residenza e per gli insediamenti produttivi».

In questo modo si vuole salvaguardare il territorio non edificato. Sarà così anche per Trento?

«Le aree genericamente improduttive, le zone verdi sono una risorsa non rinnovabile e rappresentano un patrimonio di tutti, un bene comune e un valore imprescindibile. L’orientamento, con il nuovo Prg, è dunque quello di non toccarle, per quanto possibile. Si tratta di zone che hanno un’identità e un valore storico e culturale. Allo stesso modo, ci sono parti del paesaggio urbano che non saranno toccate, perché va preservata anche l’identità urbana».

Quindi?

«Per noi è importante riqualificare l’esistente. E su questo dobbiamo riflettere. Tenendo presente un aspetto: la possibilità di recupero dei sottotetti a fini abitativi è stata molto sfruttata in città. Abbiamo ricevuto 700-800 domande. In questo senso, per cercare di salvaguardare le aree attualmente intonse, la mia intenzione è quella di capire se è possibile intervenire sulle aree edificate, ovviamente sulla base di un’attenta valutazione ambientale e paesaggistica e senza toccare le zone più delicate, come la collina».

Intervenire in che modo?

«Penso a piccoli adeguamenti volumetrici per permettere a qualche progetto di partire. Attenzione, su questo voglio essere chiaro: non stiamo parlando di molti metri cubi, ma di minime modifiche volumetriche o di minimi accorgimenti di adeguamento per quanto riguarda le distanze, in modo da dare il via a dei progetti ed evitare, così, che si provi a intaccare il territorio oggi inedificato. Sono convinto che a dei “no” debbano corrispondere anche dei “sì” ragionati».


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