«Irap, così non va. Passiamo alle deduzioni»

«Non ho nessuna intenzione di chiedere di rialzare le tasse alle imprese. Va bene confermare gli oltre 120 milioni di defiscalizzazione, ma la polverizzazione delle misure ha fallito. Tuttalpiù è riuscita a mantenere lo status quo, ma se il Trentino resta fermo, presto o tardi sarà l’intero sistema a crollare». Alessandro Olivi lancia la sua proposta per la manovra di bilancio 2017: passare dalla riduzione più o meno generalizzata dell’aliquota Irap alla deduzione del costo del lavoro.
T. Scarpetta, "Corriere del Trentino", 29 settembre 2016

 

«Dobbiamo premiare chi fa, non chi resta fermo».

Vicepresidente, ancora un anno fa, dalle pagine di questo giornale lei disse che sarebbe stato necessario verificare l’efficacia delle politiche di defiscalizzazione attuate negli ultimi anni dalla Provincia. Lo avete fatto?

«Sì e i risultati sono solo parzialmente positivi».

Ci può aiutare a capire meglio?

«La scelta di ridurre il carico fiscale delle imprese agendo principalmente sull’Irap (Imposta regionale sulle attività produttive, ndr) risale al 2009 ed è divenuta strutturale per lo meno dal 2012. Sommando le varie agevolazioni, possiamo dire di essere il territorio con l’Irap più bassa d’Italia e questo è un dato positivo, anche in termini di attrattività per l’insediamento di nuove imprese. Questa nostra scelta ha avuto ovviamente un costo in termini di bilancio provinciale, tra gli 80 e gli 85 milioni di euro di minore gettito. Anche il governo, però, lo scorso anno è intervenuto sull’Irap. Sommando i due interventi, possiamo dire che nelle casse di Piazza Dante sono entrati tra i 120 e i 130 milioni di euro in meno rispetto alla tassazione piena. A questi vanno aggiunti i 15 di riduzione Imis per artigiani, albergatori, ristoratori e commercianti. Possiamo considerali soldi spesi in investimenti, di certo non spesa corrente. Anni fa, quei soldi sarebbero stati usati dalla Provincia per lavori pubblici e contributi per incentivare la crescita. La scelta che abbiamo fatto è stata conseguente a una richiesta delle imprese: passare dalla politica del contributo a quella della defiscalizzazione. In altre parole, meno risorse alla Provincia per politiche di contesto e più soldi nelle casse delle imprese».

Ci sta dicendo che i soldi sono rimasti lì?

«La sua è una sintesi un po’ troppo tranciante, ma le analisi dei nostri uffici dicono che non si sono tradotti in investimenti e produttività come speravamo. Risultati positivi ne sono stati raggiunti. Ad esempio, l’azzeramento dell’aliquota Irap per le nuove imprese pare aver contribuito significativamente sulla natalità aziendale, tra le più alte d’Italia. Sul fronte dell’occupazione, avrebbe aiutato il mantenimento dei livelli occupazionali. Il problema è che se vogliamo garantire anche in futuro i nostri elevati standard, non arretrare non basta, bisogna crescere. Non dimentichiamo, tra le altre cose, che con il 2017 il pagamento degli arretrati da parte dello Stato terminerà».

Lei cosa propone?

«Quello che serve è un patto con le imprese, che però non può essere meno produttività in cambio di coesione sociale. Mi spiego: l’obiettivo è certamente auspicabile, ma è illusorio pensare che lo si possa garantire così. Se non ci sara uno scatto in avanti dell’economia, le risorse pubbliche sono destinate a calere essendo ormai legate al nostro Pil, con il risultato che finiremmo per erodere senza accorgercene proprio il nostro welfare. Alla fine, a pagare sarebbero le fasce sociali più deboli».

L’alternativa è tornare ad alzare le tasse alle imprese?

«No. Siamo in grado di garantire lo stesso stock di defiscalizzazione dello scorso anno, però dobbiamo tenere conto dei risultati delle nostre analisi e guardare in faccia la realtà: il 90% delle imprese trentine ha meno di 10 dipendenti e ha ottenuto, in termini di riduzione dell’Irap, qualche centinaio di euro di risparmio. È realistico che con quei soldi venga assunta una persona in più, si compri un nuovo macchinario, si aumentino gli stipendi, si qualifichi il personale? Io credo di no. Il rischio della polverizzazione è che i soldi non vengano investiti. Il presidente Rossi lo ha fatto notare agli imprenditori: la Banca d’Italia ci dice che i depositi delle imprese sono in crescita. A mio avviso, la strada da imboccare è mantenere fissa l’aliquota Irap, o al limite prevedere una modesta riduzione per tutti e fare invece leva sulle deduzioni: togliere dall’imponibile Irap gli investimenti sul lavoro. Quindi: numero di occupati, spesa per i salari, contratti aziendali, premi. I benefici riguarderanno meno imprese, ma saranno più consistenti e andranno dove c’è dinamismo, voglia di crescere e rispetto per il lavoro. Credo si tratti di una sfida interessante anche per il sindacato. Penso ai patti per la produttività».

Ha già convinto il resto della giunta?

«Mi pare una strada ragionevole e spero possa essere condivisa la necessità di imboccarla. Le stesse imprese, credo, capiranno che è la scelta migliore. Non si tratta di avvantaggiare i piccoli, piuttosto che i grandi, ma quelli che investono. Negli anni peggiori della crisi l’obiettivo era fare in modo che il sistema non crollasse e ci siamo riusciti, anche con provvedimenti che sono stati criticati. Ora, però, difendere lo status quo non basta più. Dalla politica del contributo a quella della defiscalizzazione è stato fatto un passo non facile per la Provincia. Ora si tratta di farne un altro nel segno della selettività e della crescita».

 

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 Le proposte di Alessandro Olivi piacciono ai sindacati ma suscitano prudenza tra le parti economiche. Nell’intervista rilasciata ieri al Corriere del Trentino , il vicepresidente della Provincia di Trento ha avanzato l’idea di imboccare una strada diversa da quella seguita finora in materia di defiscalizzazione, mantenendo fissa l’aliquota Irap, o al limite ridurla in misura modesta, per fare invece leva sulle deduzioni, togliendo cioè proprio dall’imponibile Irap gli investimenti sul lavoro. Un’operazione che secondo Olivi potrebbe riguardare meno imprese, ma i cui effetti risulterebbero più consistenti e andrebbero a sostenere i soggetti più dinamici.

«Io lo trovo giusto» è il primo secco commento di Franco Ianeselli. «Le imprese possono essere contente che non ci sono riduzioni alle agevolazioni sul lato fiscale, ma allo stesso tempo si può provare a fare qualcosa di meglio» continua il segretario della Cgil del Trentino. Tuttavia se l’obiettivo è che le riduzioni fiscali contribuiscano alla crescita economica, «si può provare a renderle più selettive ed efficaci», aggiungendo magari «la possibilità di dedurre dall’Irap anche i premi ai lavoratori attraverso un moltiplicatore» e un’ulteriore maggiorazione «per chi introduce meccanismi partecipativi».

Una posizione condivisa dal segretario della Uil Walter Alotti che si dice «assolutamente d’accordo» con la proposta dell’assessore provinciale. «Noi stessi abbiamo stimolato una razionalizzazione delle agevolazioni Irap» spiega Alotti, secondo cui «di fronte al calo del gettito fiscale per la riduzione dell’Ires, è ancor più importante rivedere la defiscalizzazione». Per il segretario della Uil si tratterebbe di «un’operazione equa» in quanto «le aziende avrebbero potuto fare di più», e «nonostante nessuno sputi sui posti di lavoro salvati, è bene anche incrementarli».

Oltre a condividere la proposta di Olivi, il segretario provinciale della Cisl Lorenzo Pomini sottolinea la «grande onestà intellettuale e il coraggio» dell’assessore «il quale sta dicendo alle imprese che quello che hanno fatto fino ad oggi non ha portato ai risultati sperati». «Olivi dice che se non aumenta il grado di produttività delle imprese, a subire le conseguenze del minor gettito sarà il welfare — aggiunge Pomini — Dire questo non è del tutto corretto, nel senso che è corretta la prospettiva ma si dimentica che oltre alle agevolazioni fiscali, le imprese hanno potuto godere anche degli investimenti infrastrutturali». Secondo il segretario Cisl, la proposta di Olivi «implica che gli imprenditori trentini dovranno fare di più gli imprenditori e smetterla di tirare la giacchetta alla Provincia».

Attendista è invece Confindustria. Il presidente Giulio Bonazzi spiega che «un commento definitivo si potrà dare solo quando avremo un quadro più preciso rispetto ai parametri utilizzati nella concessione delle agevolazioni, anche se si intuisce che si cerca di premiare chi lavora di più, chi applica contratti integrativi o di produttività». Detto ciò, Bonazzi ricorda che «esiste un accordo dell’anno scorso su come avrebbe dovuta essere rimodulata l’Irap in seguito a una possibile riduzione dell’Ires», un accordo che «è bene non venga disatteso». Il presidente mette poi in guardia su alcuni aspetti caratteristici del sistema manifatturiero trentino da tenere in considerazione, come ad esempio il fatto che «esistono alcune aziende importanti dove non esistono veri contratti integrativi», ai quali si supplisce però con quelli «ad personam» ma che svolgono la stessa funzione.

Una cautela che preferisce mantenere anche Paolo Mondini, vicepresidente Confcommercio con delega alla politica economica: «La nostra posizione è di proseguire sul fronte delle deduzioni — spiega — Ma senza aver visto la documentazione è prematuro fare valutazioni di merito». Se dovessero però essere agevolate «quel 5% dell’imprenditoria trentina che ha avuto tutto e di più, compresa la liquidità per fare investimenti e accedere ai finanziamenti, noi faremo sbarramento per difendere le imprese piccole e medie».


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