#TRENTO - FRANZOIA: "L'ex mensa è per i giovani"

È fatta: Trento ha inviato il progetto di riqualificazione dell’area dell’ex Santa Chiara nella speranza di vincere il bando indetto a Roma. Ora si tratta di attendere qualche mese, per vedere se questi fondi si sbloccheranno, consentendo al Comune di ottenere non poche risorse in più.
G. Fusco, "Trentino", 26 agosto 2016

Oltre alla riqualificazione del parco (che vorrebbe divenire “smart”) e la trasformazione dell’ex casa di riposo in sede del Polo tecnico (attualmente ospitato al Top Center in cambio di 800 mila euro all’anno), il progetto prevede anche una nuova destinazione d’uso per l’ex mensa, che sarà gestita in maniera collegiale dagli assessori Sara Ferrari e Maria Chiara Franzoia, che ieri ci ha spiegato quali sono le cose in ballo al momento.

Cosa prevede il progetto di riqualificazione, per l’ex mensa? Per il momento stiamo pensando al bando, il cui obiettivo è quello di ottenere i soldi per riqualificare la zona dal punto di vista architettonico. Su quella che sarà, in un secondo momento, la gestione, vorremmo costruirla in modo partecipato. Ma si tratta di un passo successivo, quando la gestione sarà messa a bando.

Ma circolerà qualche idea su cosa sarà ospitato, no? Beh, sicuramente abbiamo deciso che non sarà uno spazio destinato, per esempio, agli anziani. Per il resto, di idee ce ne sono mille, ovviamente ognuno ha la propria. Secondo me (ma anche secondo il resto dell’amministrazione) dovrebbe essere un’occasione per creare qualcosa che sia rivolto ai giovani residenti in città e (vista la presenza dell’auditorium Santa Chiara) legato all’ambiente artistico-culturale. Il luogo, questo è chiaro, si presta bene a progetti artistico-culturali per i giovani. Molte proposte sono anche legate al confronto internazionale: si vorrebbe che gli spazi possano ospitare anche artisti di livello internazionale. Ma sempre sui temi della musica e dell’arte.

Come sarà deciso cosa, di preciso, verrà fatto? Vogliamo costruirlo in maniera partecipata. Sicuramente, però, non sarà gestito dal Comune: sarà qualcosa che verrà dato in gestione con un bando costruito come si deve, quindi che sia molto creativo ed innovativo. Sul bando non abbiamo ancora delineato nulla proprio perché riteniamo fondamentale il metodo partecipativo: la richiesta da parte del mondo giovanile è che questi spazi siano dedicati a loro e che possano essere coprogettati e cogestiti fra di loro.

Non avete paura che poi ci siano le solite persone che si lamentano della cagnara, nel momento in cui lo spazio sarà animato dai giovani? Se lo proponiamo è perché non abbiamo paura di quel tipo di reazione, ma certamente non sarà una cosa senza controllo: la si metterà all’interno di regole che concorderemo, ovviamente, con tutte le parti sociali. Noi, come amministratori, siamo tenuti ad ottemperare a tutte le esigenze: quelle di chi vuole divertirsi e quelle di chi vuole poter “dormire la notte”. Quando le regole sono ben precise e chiare per tutti, io penso che la convivenza fa un salto di qualità. Intanto aspettiamo la risposta da Roma, che arriverà entro fine anno. Se sarà positiva, ci metteremo subito al lavoro per definire cosa metterci dentro nello specifico e come gestire quello che viene fuori. Se invece non andrà a buon fine ci impegneremo comunque a mettere i soldi per una riqualificazione dell’ex-mensa, che è sempre stata nei nostri obiettivi.

L’idea di un nuovo spazio per i giovani all’ex-mensa, quindi, resta valida anche nel caso in cui perderemo il bando a Roma? Beh, su questo io ho sentito grande condivisione. Certo, bisognerà capire quanti soldi avremo, ma c’è condivisione (sia tra la popolazione che all’interno del consiglio comunale) tanto sulla necessità di riqualificare quella zona quanto sull’idea di destinare l’area ai giovani e ad eventi artistico-culturali.

 

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Italo Gilmozzi non vuole lasciare zone d’ombra: dopo giorni di polemiche sul bando per la riqualificazione del comparto compreso tra l’ex Civica casa di riposo e l’ex mensa Santa Chiara, l’assessore ai lavori pubblici del capoluogo preferisce ripetere i concetti più volte. «Ci sembra — spiega — di aver lavorato con serietà. Abbiamo cercato di cogliere un’opportunità interessante. L’alternativa era quella di non presentare nulla: non ci sarebbero state polemiche, ma avremmo anche perso un’occasione». Accanto a sé Gilmozzi ha il dirigente del Servizio edilizia pubblica Giuliano Franzoi, a cui affida l’illustrazione della parte tecnica dell’operazione.

«Santa Chiara open lab»: questo il nome del progetto di fattibilità tecnica ed economica da più di 41 milioni (18 per interventi pubblici e 23 di iniziativa privata) che entro la settimana — e comunque entro il 29 agosto — dovrà essere inviato a Roma per partecipare alla selezione indetta dalla presidenza del consiglio dei ministri in vista della predisposizione del «Programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie delle città metropolitane e dei comuni capoluogo di provincia». Un bando da 500 milioni di euro, con uno stanziamento massimo di 18 milioni per le città capoluogo. E con tempi che, ripete l’assessore, «sono stati strettissimi». Di fatto, il decreto del presidente del consiglio è stato firmato il 25 maggio e la pubblicazione del bando è arrivata il primo giugno, fissando il termine del 29 agosto per presentare i progetti. «Non saremmo riusciti a elaborare un intervento ex novo» ammette Gilmozzi. Che spiega: «Inizialmente avevamo pensato di puntare sull’ex Sloi. Ma in tre mesi non saremmo riusciti a tirare nemmeno una riga. Abbiamo quindi optato per il polo Santa Chiara, per il quale avevamo già delle prospettive avviate: la velocità di esecuzione dell’intervento, tra l’altro, garantisce punti importanti». Una zona che, in realtà, di periferia ha ben poco. Come in molti, nei giorni scorsi, avevano fatto notare. «Il bando — chiarisce Franzoi — parla di zone caratterizzate da marginalità sociale, con edifici abbandonati. E l’area attorno al parco ha questi tratti». Con una certezza in più: a fine giugno lo stesso dirigente ha partecipato a un incontro tecnico a Roma, con i rappresentanti delle altre città interessate, per cercare di chiarire i dubbi «emersi un po’ ovunque». Come la definizione di «periferia». «In quell’occasione — conferma Franzoi — ci è stato detto che è possibile presentare un progetto anche per un’area del centro, se possiede le caratteristiche di marginalità e degrado».

Ma Gilmozzi ci tiene a ribadire la sua linea anche sul contestato coinvolgimento della Habitat spa di Tosolini (che parteciperà con 23 milioni, riqualificando l’omonimo «buco»). «Nel bando — dice l’assessore — 25 punti riguardano la compartecipazione dei privati, che è valida se c’è un investimento economico. In questo senso, il vicesindaco Paolo Biasioli, incontrando Tosolini per questioni urbanistiche, gli ha proposto l’operazione. Con costi a totale carico del privato, che non percepirà alcun contributo pubblico. Quale vantaggio avrà? Un’area limitrofa di qualità». Altri 34.000 euro saranno a carico di U-Hopper, per lo sviluppo di sistemi «smart» di sicurezza urbana, uno dei sette moduli pubblici del progetto insieme alla realizzazione del polo degli uffici al posto dell’ex Civica di via San Giovanni Bosco, al restyling dell’ex mensa (che diventerà sede degli ordini professionali, urban center e centro giovani), del restauro dell’ex sede degli uffici dell’azienda sanitaria (dove troveranno posto il centro anziani, alcune unità di co-housing e il nuovo nido della Civica), del recupero della chiesetta del redentore e di interventi in tema di promozione sulla resilienza urbana. «Rigenerazione che servirà anche per la candidatura di Trento a capitale della cultura 2018» aggiunge l’assessore Andrea Robol.

Ora, dunque, il documento (realizzato con la collaborazione di Campomarzio) sarà spedito a Roma. Poi si dovrà attendere l’esito della valutazione, che dovrebbe arrivare il 27 novembre: da quel momento, ci sarà tempo un mese per la stipula delle convenzioni e altri due mesi per completare i progetti definitivi ed esecutivi. La concretizzazione dei vari tasselli avrà quindi tempi diversi «Nel giro di tre anni il comparto dovrebbe essere pronto» calcola il dirigente. «In questo percorso — conclude l’assessore — non è stato escluso nessuno. Speriamo che questo lavoro intenso produca i frutti sperati».


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